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Movimento 5 stelle. L’inesperienza e il sistema sono giustificazioni?

Il Movimento 5 stelle non è riuscito a cambiare l’alleanza al Parlamento europeo: voleva passare dall’alleanza con lo UKIP, United kingdom indipendent party, di Nigel Farage dentro il gruppo EFDD, Europe of freedom and direct democracy (anti-europeisti), all’ALDE, Alleanza dei democratici e liberali per l’Europa, di Guy Verhofstadt (europeisti). L’ALDE, tramite il suo leader, ha rifiutato l’alleanza. Alessandro di Battista, uno dei leader del direttorio del Movimento 5 stelle, ha reagito affermando, o meglio riaffermando, poiché lo dice ad ogni smacco, che è colpa del sistema che non ha voluto i 5 stelle. Tale presa di posizione non è però più giustificabile a gennaio 2017.

Prima di un commento politico, si possono citare alcuni detti popolari a cui fare appello e che anche semplici persone di buon senso – non serve essere politici – avrebbero potuto tenere presenti, per evitare il fallimento dell’alleanza con l’ALDE, cioè “non dire gatto se non l’hai nel sacco”, oppure “non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”. Questi detti aiutano a sottolineare che rigettare l’alleanza con l’EFDD prima di avere un accordo di ferro con l’ALDE è di un’ingenuità tale, che neppure un lavoratore qualsiasi avrebbe commesso: non si lascia un lavoro, senza averne prima un altro già firmato, figuriamoci se un errore del genere può commetterlo un politico. La politica è un’arte in cui la scaltrezza e la diffidenza, può non piacere, ma fanno parte del gioco, proprio perché gli attori in campo rispondono e perseguono interessi diversi.

Come secondo motivo non si può predicare la trasparenza e poi svegliarsi la mattina e, senza aver mai intavolato una discussione sulla nuova strategia europea, lanciare la proposta di un cambio totale (passare dagli antieuropeisti agli europeisti) e indire immediatamente una consultazione per ratificarla, senzache chi all’interno del movimento fosse stato contrario, avesse avuto la possibilità di esprimere le ragioni opposte a quelle di Beppe Grillo, e solo poi mettere ai voti. Quello che i 5 stelle giustamente predicano, la trasparenza, pare essere dunque la prima cosa che razzolano male, perché in democrazia il solo fatto di votare non esaurisce il campo della libertà: prima ancora del voto, è il confronto su ciò che si vota a dare quella consapevolezza ai votanti, che è il vero vento che spinge il voto verso il compimento della libertà democratica.

Altro motivo è che, probabilmente con realismo, i 5 stelle giudicano le categorie destra e sinistra ormai non più utilizzabili: esiste ormai il sistema e l’anti-sistema, l’establishment e l’anti-establishment, europeisti ed anti-europeisti, ma allora fare finta che anche le nuove categorie non esistano, dopo averle assecondate e averci costruito il proprio consenso è di nuovo un errore grave. Come ci si può alleare con gli anti-europeisti e poi cercare all’improvviso l’alleanza con uno dei gruppi storicamente più europeisti del Parlamento europeo? A Grillo potranno non importare le categorie e i valori politici, ma solo i singoli obiettivi di volta in volta perseguibili, ma se agli altri a cui si vuole unire invece quelle categorie importano, ne avrebbe dovuto tenere conto. Non farlo significa pensare di comandare in un mondo di stupidi, purtroppo chi in politica ragiona così, scopre poi che i presunti stupidi ti sconfiggono con un semplice no.

Ancora, come è possibile fare un errore del genere dopo due anni e mezzo di esperienza al Parlamento europeo? E’ gravissimo. In un qualsiasi posto di lavoro la prova dura un mese, e se proprio è un lavoro nuovo, si fanno dei tirocini di 6 mesi – forse un anno! -ma dopo due anni e mezzo commettere un errore tale da soli, è di unatale gravità,che qualsiasi datore di lavoro avrebbe licenziato il dipendente. Loro invece accusano il sistema, ma poiché hanno fatto tutto da soli, dopo due anni e mezzo non è l’inesperienza ad averli sconfitti, ma l’assenza di capacità, che si ha o non si ha.

Quanto nuovamente alla democraticità, forse Grillo, abituato a calare dall’alto le decisioni, pur dopo aver propagandato la libertà nuova e riconquistata del cittadino contro il sistema, si aspettava che Verhofstadt, altrettanto cinico, dopo aver stretto un accordo con lui, potesse altrettanto autoritariamente calarla dall’alto al suo gruppo e questo, come dentro i 5 stelle, avrebbe accettato. Non è successo perché in un gruppo di liberi, se il capo propone una cosa del tutto contraria a quello che è lo spirito del gruppo, il gruppo non obbedisce e respinge l’accordo. Inoltre in politica Grillo e i suoi esperti di due anni e mezzo di Parlamento europeo non sanno che un accordo è di ferro non solo perché i vertici si stringono le mani, ma anche perché i membri dei gruppi sono d’accordo. Lo avrebbe saputo se avessero conosciuto cos’è un movimento di gente libera. Pare, da come è andata, che non sappia nessuno cosa siauna vera libertà politica nei 5 stelle.

Gli errori dei 5 stelle

Il prezzo che i 5 stelle stanno pagando per questo errore sono la perdita della co-presidenza dell’EFDD, l’accettazione, dettata dallo UKIP, di indire un referendum in Italia sulla permanenza nell’area euro (legittima l’idea del referendum, non che siano gli inglesi a decidere cosa si fa in Italia tramite la sottomissione di una forza politica italiana che obbedisce), l’abbandono di due dei 17 membri del gruppo. Ogni europarlamentare 5 stelle ha firmato un contratto che prevede una penale in caso di abbandono del gruppo. Se Grillo sapesse che né in Europa né in Italia esiste il vincolo di mandato e che un contratto del genere è nullo, perché gli eletti rispondono agli elettori e non ad un’azienda privata, la Casaleggio Associati, se si fossero preparati meglio…

E per un movimento che si prepara a voler governare il Paese intero, per ora c’è solo la certezza che non ha né il sostrato culturale, né la preparazione politica, né la competenza tecnica, né un coerente gruppo di obiettivi per affrontare questo impegno. Forse vinceranno, ma vincere non necessariamente dimostra di essere i migliori, dimostra solo che la maggioranza delle persone lo crede. Credere ed essere sono una differenza che forse costerà cara al nostro Paese.

 

 

 

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About Andrea Forte

Sono Andrea Forte, 28 anni, di cui alcuni passati a laurearmi in filosofia e a scrivere; e forse scrivere è il mio vero modo di fare ricerca filosofica. Ho già pubblicato alcuni romanzi brevi, tra cui Il ballo dell’immobilità, Un uomo lontano, Sopravvivere, e alcuni racconti sono pubblicati in antologie di concorsi, a cui ho partecipato.

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