Breaking News
Home / Altri mondi / Addio a Gene Wilder, indimenticabile Dott. Frankestein
Gene Wilder

Addio a Gene Wilder, indimenticabile Dott. Frankestein

Si è spento il 29 agosto scorso, dopo una lunga malattia, all’età di 83 anni l’attore statunitense Gene Wilder famoso per i suoi ruoli del dottor Frankestein o “Frankestin” (così viene pronunciato da Igor il suo servo fedele) nel film Frankenstein Junior (1974) in cui interpretava l’omonimo scienziato, e per la sua fantastica interpretazione stralunata e e bizzarra di Willy Wonka proprietario della famosissima fabbrica di cioccolato (2005), che tutti i bambini volevano visitare. Con la sua simpatia, allegria e spontaneità, Gene Wilder ha segnato l’infanzia di molti perché diciamocelo, chi non sognava di vincere il biglietto d’oro per incontrarlo. Sconfitto forse un po’ troppo presto dall’alzheimer, un nemico con cui combatteva da tempo e che alla fine ha vinto portando via uno dei volti più noti del cinema degli anni 70 e con lui un pezzo della nostra spensieratezza da bambini. Ma come cita un detto antico “i migliori sono i primi ad andarsene”quindi non ci resta che dire addio ad una grande icona, che rimarrà sempre nei nostri cuori.

Jerry Silberman, questo era in realtà il suo nome, figlio di un immigrato russo, nato a Milwaukee, nel Wisconsin nel 1935, è stato non solo l’interprete principale di quel capolavoro assoluto di comicità Frankenstein Junior, pellicola cult del 1974 firmata da Mel Brooks, sebbene fosse di Wilder l’idea originaria nonché la prima stesura della sceneggiatura; Mel Brooks già vincitore di un Oscar per la sceneggiatura dell’esilarante satira del mondo teatrale Per favore, non toccate le vecchiette del 1968. Una trama geniale, un cast eccezionale (che ci regala, tra gli altri, un Marty Feldman nel ruolo di Igor, da antologia), una colonna sonora perfetta: Frankenstein Junior, parodia del classico di Mary Shelley conta su una trama geniale, un cast fantastico, una colonna sonora perfetta e battute memorabili, diventati veri e propri tormentoni: “Si può fare!!!”; “Lupu ulula. Lupululà? Là! Cosa? Lupu ululà e castello ululì! Ma come diavolo parli? È lei che ha cominciato. No, non è vero! Non insisto. È lei il padrone”; “Che lavoro schifoso! Potrebbe essere peggio. E come? Potrebbe piovere (scoppia il diluvio)”; “Igor cosa ci fai tu qui? Ho sentito dei rumori sospetti e sono sceso giù con il monta vivande, ho fatto un colpo gobbo”; “Rimetta a posto la candela”, “Frau Blücher”.

Dall’irresistibile sguardo dolce e vispo, Gene Wilder è stato tecnicamente molto abile nel mantenersi sempre lo stesso pur nella diversità, lasciandoci performances divenute celebri in Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso… di Woody Allen, Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Vagon litz con omicidi, Il gioco del giovedì, Il fratello più furbo di Scherlock Holmes, La signora in rosso, Non guardarmi, non ti sento, Scusi dov’è il West? Nel dirigere, oltre che ad interpretare i suoi film, Wilder, l’attore-feticcio di Mel Brooks, è sempre riuscito, con la sua tenerezza e malinconia, a conferire al nonsense e allo humour una profondità alquanto complessa.

About Elisabetta Rossi

Mi chiamo Elisabetta Rossi. Sono Laureata in Lettere Moderne presso L'università di Napoli Federico II. Sin dai tempi del liceo sono sempre stata affascinata dalle materie letterarie da qui deriva la scelta del mio corso di studi all'università. Il mio sogno è di poter trasmettere la mia passione per le lettere ai giovani.

Check Also

Giorgione e le stagioni del labirinto in mostra tra Venezia e Roma dal 24 giugno

Sarà Labirinti del cuore. Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma il titolo della grande mostra in arrivo il 24 giugno e allestita fino al prossimo 17 settembre, presso le due sezioni delle rispettive prestigiose sedi museali di Palazzo di Venezia e di Castel Sant'Angelo, a rendere omaggio a una serie di straordinari capolavori del rinascimento veneto e oltre, ove pittura e sentimenti si incontrano in maniera profonda per dar luogo a un racconto complesso, in cui protaganisti sono gli stati d'animo e l'amore, nell'utilizzo della pittura tonale che permea tutte le opere di Giorgio da Castelfranco, detto 'Giorgione', una delle personalità artistiche più significative del Cinquecento veneto, morto di peste poco più che trentenne, in arrivo insieme ad altri grandi interpreti.