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A Roma l’artista pakistano più famoso: l’installazione ‘7 ‘di Amin Gulgee presso la Galleria Arte Moderna dal 30 maggio

Roma, XXX maggio 2018 – Nuovo concept espositivo del progetto “From La Biennale di Venezia & OPEN to Rome. International Perspectives” promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ideato e curato da Paolo De Grandis e Claudio Crescentini, co-curato da Carlotta Scarpa. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Il progetto generale, attivato dal 2016, è dedicato alla presentazione negli spazi espositivi capitolini di alcune installazioni internazionali provenienti dall’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia e da OPEN Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni, collegato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ricomposte e rimodellate site-specific appositamente per la capitale. Lo scopo è quello di fare convergere insieme le “prospettive” d’arte di due città che lavorano per far viaggiare le esperienze dell’arte internazionale sul territorio nazionale. Dalla città lagunare, appunto, alla capitale. In occasione di questo nuovo appuntamento, realizzato in collaborazione con PDG Arte Communications e l’Ambasciata della Repubblica del Pakistan in Italia, è presentata l’installazione, dal titolo “7”, dell’artista pakistano Amin Gulgee, che ha fatto della laicità e della poesia una forma d’arte.

L’artista parte da una frase in arabo, trascritta nella scrittura nakshi, intraducibile ma dal significato universale, dato che il riferimento è alla pace fra i popoli e all’amore umano. Gulgee divide la frase in sette parti, quelle del titolo, mediante delle leggerissime installazioni in bronzo, posate nel chiostro/giardino della GAM di via Crispi. La frase risulterà quindi scomposta e ripetuta più volte nell’installazione, come in una meditazione spirituale, senza essere però leggibile e diventando quindi segno universale.

Al di sotto della frase/segno sarà creato un tappeto di lettere di carbone e rame, non calpestabile, che ripete, sempre scomposta, la stessa frase, creando quindi una struttura metafisica di confronto fra verticali delle opere e orizzontale del tappeto, come metafora dell’alto e del basso, del cielo e della terra. Il giorno dell’inaugurazione in questo “spazio artistico” prenderà forma la performance ideata dallo stesso artista e il reading di poeti invitati dall’artista stesso a leggere loro poesie e scritti ispirati dal tema dell’opera.

I poeti – Lucianna Argentino, Italo Benedetti, Stella Cacciamani, Antonella Maria Carfora, Patrizia Chianese, Laura Colombo, Rossana Coratella, Francesco Del Ferro, Stefania Di Lino, Andrea Felice, Camelia Mirescu, Daniela Monosi, Angelo Palombini e Maria Grazia Savino – e il pubblico presente saranno invitati a scrivere, sempre partendo dalla frase in nakshi, dichiarazioni di pace e d’amore come segno potenziale di libertà degli spiriti uniti da uno stesso pensiero che diventa azione. Arte per tutti, quindi, e non solo privilegio di pochi eletti.
Le frasi ideate saranno inserite in appositi contenitori e portate a Karachi, dove verranno lette dall’artista durante una grande performance pubblica: un collegamento ideale fra Europa e Asia, Roma e Karachi, città unite dal lavoro concettuale di Amin e dalle parole dei partecipanti dedicate all’amore e alla pace.

Amin Gulgee (1969) artista e performer di fama internazionale. Laureato in “Storia dell’Arte ed Economia” presso la Yale University (U.S.A.), inizia la sua carriera artistica realizzando ed esponendo le sue opere, oltre che in Pakistan, negli Stati Uniti, in Europa e nel Medio Oriente. Per quanto riguarda l’Italia non ha mai esposto a Roma, ha partecipato, nel 1998 e nel 2017, a “OPEN – XX Esposizione Internazionale di Sculture e Installazioni”, collegato alla “Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia” e rappresenterà il Pakistan alla prossima “Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia”. Leggendarie le sue performances realizzate in molte città mondiali (Karachi, Lahore, Dubai, Nagoya, New York, Philadelphia, Dresda, Londra, ecc.). In queste performance, basate principalmente sulla parola, il segno e la fonetica, vengono spesso coinvolti altri artisti oltre che il pubblico, fra Oriente e Occidente. Il principale critico d’arte del “Washington Times”, Joanna Shaw-Eagle ha scritto nella sua recensione alla mostra personale al FMI nel 1999:

“Amin Gulgee è un artista da guardare sia per l’originalità delle sue idee sia per la qualità sensuale e affascinante del suo lavoro.” Nel 1987 Amin Gulgee ha vinto il “Conger B. Goodyear Fine Arts Award”. Nel 2005 ha ricevuto il prestigioso “President’s Pride of Performance”, che viene conferito solo ad esponenti che hanno raggiunto una statura iconica nel loro campo di eccellenza, dal Presidente del Pakistan. È stato incaricato dal governo pakistano di creare numerose sculture pubbliche, tra cui: Messaggio, per la Presidenza di Islamabad; Minar per l’aeroporto internazionale Quaid-e-Azam di Karachi; Forgotten Text, di 40 mt di altezza, per una rotonda importante a Karachi. Ha partecipato a numerose collettive internazionali, fra le quali: “Pakistan: Another Vision,” Brunei Gallery, Londra, UK (2000); Beijing Biennial (2003); “Beyond Borders,” National Gallery of Modern Art, Mumbai, India (2005); “Paradise Lost,” WAH Center, Brooklyn, NY, USA (2008); “Rites of Passage,” Ostrale, Dresden, Germany (2010) e “New Pathways: Contemporary Art from Pakistan,” UN Headquarters, New York, NY, USA (2016). Ha inoltre realizzato oltre trenta mostre personali in Pakistan, Malesia, Singapore, UAE, India, UK, Portogallo e US. Nel 2017, sulla scia dei grandi artisti/curatori internazionali ha ideato, progettato e curato la “I Biennale Karachi 17”.

“Credo – ha dichiarato Amin Gulgee in un’intervista a John Mc Carry – che il compito di un artista sia quello di percepire l’ordine della natura e di interiorizzarlo tentando di raggiungere un senso di equilibrio con sé stessi. Questo concetto non solo trascende le istituzioni religiose, ma anche l’analisi. Il metodo con cui lavoro è intuitivo e viene dal cuore. E’ la mia preghiera al mio Dio”. Per Imam come per tutti i Sufi, la ricerca del Divino è un passo verso la luce.

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

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