Breaking News
Home / Altri mondi / I baroni e i dormiglioni: il finto stupore intorno ai concorsi universitari truccati
concorsi universitari

I baroni e i dormiglioni: il finto stupore intorno ai concorsi universitari truccati

Le denunce fuori tempo massimo contraddistinguono il glorioso modus operandi dei nostri media di regime: solo adesso le belle addormentate hanno scoperto il baronato universitario. Gli hanno anche dato già un nome: “concorsopoli”, come se fosse uno scoop. Come se non fosse nata e cresciuta così l’università italiana, figlia di una prima repubblica in cui tutto il sistema andava avanti per cooptazione. Questa volta non ci caschiamo, questa volta non è una Notizia. La notizia non c’è. Chiunque abbia frequentato un po’ le aule universitarie, anche solo da matricola per poi ritirarsi, lo sa.

Tutto il sistema universitario da decenni va avanti seguendo il criterio dei concorsi truccati: è così. E lo sanno tutti.
Ora il problema non è tanto questo, con il baronato ci abbiamo fatto pace, come con un sacco di altre cose. Il problema è il finto stupore che si crea attorno a questo tipo di notizie, come a far finta di non averne mai sentito nulla. Forse per una volta bisogna ringraziare chi ha denunciato, chi non ci è stato a subire un’altra ingiustizia, perché altrimenti ancora una volta non staremmo parlando dell’elefante nel salotto.

Ed è inutile sperare che il sistema cambi quando le fondamenta sono marce. Il mondo del lavoro è corrotto quanto lo è quello universitario. Il declino dell’Italia è rappresentato dalla mediocrità di chi ricopre i posti del potere, che ormai sono tutti “figli di” cresciuti che a loro volta stanno ripagando favori ricevuti piazzando altri “figli di” e nulla c’entra con chi vuole speculare sul giusto e normalissimo sistema di segnalazione di persone idonee a ricoprire incarichi. Nessuno davvero pensa che non sia normale consigliare una persona per un certo tipo di lavoro o incarico, diverso è manipolare, truccare o impedire a chi non ha agganci la possibilità di avere quello stesso posto.
Non è neanche giusto fare i nomi dei 29 professori indagati perché probabilmente, anche in questo caso ci sarà un piccolo esercito di vittime sacrificali, un piccolo nucleo di capri espiatori a cui addossare indignati tutte le colpe di un sistema di cui siamo tutti figli, nessuno escluso. E allora avanti il prossimo ladro, truffatore, che gli altri sono tutti santi e innocenti.

Il sistema universitario va cambiato, perché l’università così com’è è marcia, non solo per i concorsi truccati, ma soprattutto per il pensiero unico cui si lascia il compito di indottrinare migliaia di studenti ignoranti di sapere e desiderosi di ottenere il pezzo di carta più che la conoscenza. Il baronato è solo una piccola parte di questo macchina fabbricatrice di laureati in serie che pensano nello stesso modo, sempre pronti a indignarsi per un sistema che nessuno ha mai voluto cambiare sapendo di doverlo cambiare, solo perché in fondo, hanno capito il meccanismo, e vogliono entrare a farne parte anche loro.

 

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/cartucce/i-baroni-e-i-dormiglioni/

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

Check Also

Gioventù perduta di Germi

‘Gioventù perduta’, storia tipica del dopoguerra italiano, di Pietro Germi: un inizio travagliato tra scarti della Commissione del GUF di Genova e censura

Il primo impatto di Pietro Germi con il mondo del cinema è all’insegna dello scontro. Scartato dalla commissione del Guf di Genova, incaricata di effettuare una prima selezione di candidati ammissibili al concorso indetto dal Centro Sperimentale di Cinematografia, Branca Registi, non si dà per vinto e scrive una lunga lettera1 per protestare contro quel risultato a suo avviso sommamente ingiusto. Siamo nel 1937, Germi ha 23 anni e un bellicoso talento per l’esercizio dello sdegno, accompagnato da un’indole ribelle che il tempo potrà solo confermare. A dieci anni esatti da quella bocciatura, al “caso” del candidato Germi si aggiunge il “caso” Gioventù perduta, scatenato da un’altra lettera e destinato a rimanere unico, nella carriera del regista genovese, per il massiccio sostegno trasversale ottenuto anche – soprattutto – a sinistra, nel corso di una vera e propria campagna di stampa contro la censura. Portato a termine nell’autunno del 1947, il secondo lungometraggio di Germi ne è il protagonista indiscusso e forse ottiene il nulla osta, nel gennaio del 1948, anche grazie a questa imponente mobilitazione.