Breaking News
Home / Altri mondi / ‘La battaglia di Hacksaw Ridge’, la potenza e il vigore dell’anticonformista Mel Gibson
Mel Gibson

‘La battaglia di Hacksaw Ridge’, la potenza e il vigore dell’anticonformista Mel Gibson

Mel Gibson, il reietto del sistema radical-divistico hollywoodiano è tornato alla grande. Ed è tornato con uno dei generi baluardo delle platee popolari: il cinema di guerra, con un film candidato agli Oscar e che se ne infischia dei tentativi di tutela da parte dei sentimenti pacifisti dell’espressione artistica di un cineasta: La battaglia di Hacksaw Ridge.

La pellicola racconta le vere avventure, di guerra e personali di Desmond Doss (Andrew Garfield) il primo soldato obiettore di coscienza ad aver ricevuto un’onorificenza con la Medaglia d’Onore. Siamo alla fine del della seconda guerra mondiale e la fanteria statunitense deve conquistare Okinawa così da prendersi il Giappone e l’esito di questa missione passa attraverso la battaglia di Hacksaw Ridge. Nel feroce scontro si distingue Desmond Doss, un soldato cristiano avventista molto devoto e fervente patriottico, che vuole servire la patria ma senza uccidere nessuno, e infatti è partito senza portarsi dietro un’arma. Doss non vuole uccidere nessuno, salvare vite ed mostra una sincerità talmente forte e una fede viscerale da non poter lasciare lo spettatore indifferente. Nella notte di Okinawa, il giovane salva, da solo, più di 70 commilitoni senza colpire nessuno.

A 10 anni dal primordiale e adrenalinico Apocalypto, il visionario cristiano Mel Gibson non ha perso la mano pesante e ci va giù duro con immagini di guerra molto crude (che rimandano la mente a Salvate il soldato Ryan di Spielberg) ed eccessive, di certo non adatte ad un pubblico impressionabile. Ancora una volta, protagonista di un suo film è un eroe che attraverso il sacrificio si consegna inconsapevolmente alla Storia. Ancora una volta la fede e le estreme convinzioni religiose di Mel Gibson che si fanno cinema, facendo esplodere le immagini sul grande schermo.

Ha la potenza, la retorica e il vigore dei vecchi War Movies degli anni ’50 alla Fuller e alla Warner, La battaglia di Hacksaw Ridge fondendo elementi in antitesi tra loro, mostrado nostalgia per il ‘vecchio cinema’, in contrasto con classicità del più grande narratore contemporaneo Clint Eastwood (pensiamo al suo recentissimo film di guerra American Sniper che ha fatto storcere il naso a qualche critico). Magniloquente ed iperrealistico l’anticonformista che ama raccontare destini estremi Mel Gibson è risciuto a realizzare un film non pacifista su un pacifista che trasuda violenza biblica ma che ha per protagonista un ragazzo che rifiuta di impugnare armi, arruolandosi come medico, unendo irrazionalità della narrazione alla razionalità del contenuto, del volere e del credo di Doss.

Nuovamente Mel Gibson si autocompiace e annichilisce lo spettatore utilizzando il culto pittorico che evoca macabri dipinti del XVI secolo come quelli Francis Bacon per raffigurare i corpi sanguinanti, sofferenti e straziati dalla guerra e “tiraneggiando” sullo schermo, non facendosci mai distogliere lo sguardo dalla sua visione, impedendoci di avere un piccolo pensiero tra una sequenza e l’altra. Ma trattasi di Cinema.

 

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

Check Also

cold war

‘Cold war’ di Pawlikowski: l’amore incandescente tra un pianista e una cantante dentro un blocco di ghiaccio

Il soggetto è antico quanto il mondo, ma Cold War suscita sentimenti così intensi da fare sì che irrompano nel cuore dello spettatore nel preciso momento in cui lo sta vedendo. L’aspetto più stupefacente, però, del film del polacco emigrato a Londra Pale Pawlikowski -già gratificato dal meritato successo mondiale di “Ida”- sta nel fatto che sembra sia riuscito a scolpire un’incandescente storia d’amore all’interno di un blocco di ghiaccio: girato in 16mm, nel desueto formato dell’1,33:1 e in un prezioso bianco e nero che si rimodella continuamente eliminando le sbavature e variando le sfumature, questo film imperdibile riesce a catturare i dettagli più impercettibili senza cedere al manieristico, al melodrammatico o al ricattatorio bensì ricostruendo i fatti con una cadenza asciutta ed ellittica, come se l’assoluta sobrietà espressiva fosse l’unico modo possibile per recuperare i frammenti di un sogno per metà realistico e per l’altra onirico.