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La lunga strada verso una vera Europa

In attesa di capire esattamente le posizioni che prenderà in politica estera ed economica la nuova amministrazione USA guidata da Donald Trump, l’Europa si ritrova a fare i conti con sé stessa e con una unione sempre più fragile dopo la Brexit, le minacce di veto italiano sul bilancio e la crescita esponenziale delle forze populiste in molti Paesi.

Di fatti questa situazione di incertezza espone le economie più fragili dell’Unione a speculazioni che possono assumere dimensioni molto significative e, se a questo si somma la minaccia di un ridimensionamento del materno abbraccio americano sulla vecchia Europa, possiamo pensare che ci apprestiamo a vivere un futuro complicato. Una situazione inedita per molti Paesi che si ritrovano, così, a dover prendere delle decisioni in autonomia che determineranno il futuro di tutti.

L’unica via percorribile è puntare tutto sull’Europa, rilanciando l’idea, già presente nel Manifesto di Ventotene, di una Europa unita e federale che superi di fatto il principio dello Stato Nazione. In altre parole costituire gli Stati Uniti d’Europa. Il primo argine a questo processo è rappresentato dalle attuali e poco credibili leadership europee che, dimostratesi eccessivamente legate alla finanza, non sembrano essere in grado  di prendere una decisione che esporrebbe molte cancellerie all’ipotesi, tutt’altro che remota, di derive populiste.

Eppure la fusione delle economie europee in un unico soggetto è l’unico modo per poter contare qualcosa su uno scacchiere internazionale strutturato in quattro blocchi: Usa, Russia, Cina ed economie emergenti che, diversamente, potranno soffocare a piacimento il vecchio continente toccando le fragilità strutturali di ogni singolo Stato.

Si provi solo ad immaginare dal punto di vista finanziario cosa possa significare la cancellazione dei singoli debiti pubblici, con la conseguente scomparsa di azioni speculative dei signori della finanza, e la creazione di un unico eurobond capace di dare garanzie senza precedenti.

Pensiamo a cosa vorrebbe dire una forma di diritto comune con regole uguali per gli europei e una Costituzione condivisa che consenta di eleggere il presidente degli Stati Uniti d’Europa con partiti sovranazionali, in grado di riscrivere le attuali strutturazioni ideologiche, e capaci di raccogliere al proprio interno cittadini che possono essere, finalmente, protagonisti reali nelle decisioni che li riguardano.

Un parlamento, un esercito, una moneta e una Costituzione unica per guardare con più serenità al futuro e poter contare fattivamente qualcosa nelle decisioni chiave che il mondo dovrà prendere da qui in avanti perché ci sono emergenze, vedi il clima, che non possono essere più procrastinate.

In una logica federale ogni singolo Stato potrà svolgere alcune funzioni di coordinamento e di politica economica, ma il cuore delle decisioni dovrà essere altrove in un vero parlamento politico capace di dettare la linea a quella che potenzialmente può rappresentare la prima economia al mondo.

Bisogna osare perché l’alternativa a tutto questo si chiama populismo e la storia ci ha insegnato che non porta a nulla di buono.

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