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‘La Tenerezza’di Gianni Amelio: alla ricerca del sentimento perduto

Tutti hanno bisogno e sanno dare amore e tutti sono capaci di esprimere la tenerezza, questa in sintesi la trama dell’ultimo film di Gianni Amelio. La Tenerezza, tratto dal romanzo “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Maraone, ad essere sinceri convince a metà.

Da un lato troviamo dei personaggi potenzialmente molto intriganti interpretati da talentuosi attori come Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi, Renato Carpentieri, dall’altro una ambientazione troppo semplicistica ed una fotografia, curata dal grande Luca Bigazzi, che non convince nella maniera più assoluta.

Al centro della storia Lorenzo, un anziano avvocato, che rientra nella sua casa borghese dopo essere stato dimesso dall’ospedale per un infarto. Sul pianerottolo incontra Michela, la sua nuova vicina, che è rimasta chiusa fuori di casa. Questo episodio genera una simpatia crescente tra la famiglia della giovane coppia e l’anziano Lorenzo che lentamente, ma inesorabilmente, viene risucchiato all’interno delle dinamiche familiari dei propri vicini. Sullo sfondo troviamo i suoi figli con cui non riesce in alcun modo a comunicare.

Tutte premesse interessanti si diceva, ma il film rimane sulla superficie delle cose senza riuscire ad entrare in profondità e sfiorare la complessità che si nasconde dietro alle scelte e alle parole dei protagonisti. Tutti i personaggi vivono con solitudine il proprio tormento senza però che lo spettatore ne possa cogliere il motivo e la logica. Un circuito di insensato dolore che non conduce ad alcuna catarsi se non ad un’ansia crescente nello spettatore che attende sempre con meno compartecipazione la comparsa dei titoli di coda.

Ad accrescere il senso di malessere si inserisce una fotografia scialba incentrata su luci freddissime che sembrano raccontare non una città del sud Italia, ma una frigida metropoli nord Europea. Sembra di essere proiettati su un tavolo autoptico in attesa di vivisezionare sentimenti perduti.

Ultimo tassello Napoli. Il ritratto della città non è certamente da cartolina. D’accordo, non si può mostrare sempre il bello che ci circonda, ma prendere il peggio e farlo passare per la normalità borghese sembra proprio un’operazione ideologica.

La Tenerezza spesso si manifesta anche semplicemente con uno sguardo, ma in questo film a ben vedere si osservano solo ombre in movimento.

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