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Le domocrazie occidentali ai tempi dei Social Network

Le democrazie occidentali ai tempi dei social network

Asfaltare, umiliare, distruggere, sono solo alcuni dei termini più comuni condivisi migliaia di volte al giorno da platee sterminate di frequentatori di social network. Si tratta nella maggioranza dei casi di video insignificanti in cui vengono estrapolati parti di interventi televisivi o pubblici in cui il protagonista utilizza un linguaggio, spesso offensivo, verso i suoi interlocutori. Di fronte a queste frasi gli improvvidi navigatori si profondono in applausi a scena aperta. Poi ci sono i commenti, sempre in linea con l’asfaltare, umiliare, ecc.

Insomma, i social si dimostrano sempre più un postaccio dove trovi il peggio del peggio – fascisti, negazionisti, violenti, giustizialisti e ignoranti – ed in cui le opinioni diventano notizie e le notizie vengono scambiate per opinioni. In questo brodo di coltura si forma l’elettorato attivo delle moderne democrazie occidentali e, a seconda dei periodi, le vittime dei più feroci attacchi diventano giornalisti, politici o intellettuali.

Tra le vittime preferite dell’ultimo periodo ci sono proprio coloro che hanno il compito di raccontare la realtà, i giornalisti, che schiacciati da una campagna di odio nei loro confronti innescata da alcuni esponenti politici, non ultimo in presidente americano Trump, vivono il periodo più difficile della loro storia.

Non è un fenomeno da sottovalutare, i giornalisti con le loro inchieste hanno storicamente il compito di aumentare la consapevolezza dell’elettorato che poi deve decidere da chi farsi governare. Sui social network non si contestano i contenuti delle inchieste, ma l’aspetto strumentale che verosimilmente ci sarebbe dietro. Non si può non nominare in questo contesto la questione romana, con un sindaco che dimostra ogni giorno di più la propria incapacità sia politica che amministrativa, e che naturalmente finisce sotto l’occhio attento dell’informazione. Sui social network si sprecano i commenti contro gli organi di informazione perché agiscono in malafede e viene da chiedersi dove fosse tutta questa platea quando sui giornali ci finiva la Panda rossa di Ignazio Marino.

Si sa, la memoria è corta e poi se si riesce a diventare influencer, sono così che si chiamano i vecchi opinion leader, si acquisisce un potere enorme di fronte ad una platea sterminata di gente incapace di comprendere la differenza che passa tra una notizia vera ed un fake. Ma forse tutto questo non significa nulla e tutti gli incendiari da social network in previsione delle prossime elezioni torneranno dal solito politico a raccogliere promesse per un futuro che, per forza di cose, non sarà così diverso dal presente.

In aiuto però ci sono i social dove puoi asfaltare, umiliare, ecc., restando comodamente seduto a casa e poi accada quel che deve accadere.

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