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Venezia 2016, vince ‘The woman who left’ di Lav Diaz

Cala il sipario su Venezia 2016, che ha visto la vittoria del prolisso film filippino The woman who left di Lav Diaz, film meno comtemplativo rispetto ai precedenti di Diaz, ma che si avvale di una narrazione più netta di tendenza documentaristica, per raccontare una dramma di fede, perdono, vendetta e redenzione, e per dirci ancora una volta che la “vita è un processo di continuo confronto con il dolore”. La storia è quella di Horacia, una donna che ha trascorso gli ultimi trent’anni in galera per un crimine non commesso. Ma nel 1997 il vero assassino esce allo scoperto e confessa; si scopre allora che Horacia fu incastrata dal suo ex-ragazzo. Tuttavia la donna non si è trovata male in carcere: tutti le hanno voluto bene poiché ha sempre aiutato tutti incondizionatamente. Anche una come lei, però, fa fatica a reggere il peso del male ricevuto ed ecco che da sorpresa qual è nel ritrovarsi fuori, diventa vendicativa e comincia il suo viaggio alla ricerca dell’uomo che le ha rubato trent’anni di vita.

“Dedico questo film al popolo filippino e alla sua lotta quotidiana. Il mio è un cinema libero, non mi faccio limitare da confini temporali. La cultura filippina è altamente disfunzionale, per questo nei miei lavori mostro il senso di spaesamento del mio popolo”, ha affermato Lav Diaz dopo aver ricevuto l’ambito premio per la sua ultima fatica, la quale, rispetto ad alcune sue precedenti (Century of birthing su tutte), non è di certo la più riuscita.

Venezia 2016: tutti i premi e il fallimento dei film italiani

Venezia 2016, giunta alla sua 73esima edizione, si è aperta con un musical La La Land, di Damien Chazelle, con Emma Stone, che si è aggiudicata la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile e Ryan Gosling e chiusa con un western, The Magnificent Seven, di Antoine Fuqua con Denzel Whashington, Chris Patt e Ethan Hawke, passando per i grandi nomi della cinematografia mondiale: da Wim Wenders con Les beaux jours d’Aranjuex che tratta di amore e libertà, a Pablo Larrain con il biopic Jackie, cui è andato il premio per la miglior sceneggiatura, in cui Natalie Portman veste gli abiti da vedova di Jacqueline Kennedy, a Terrence Malick   con Voyage of time, documentario sul senso della vita, con la voce narrante di Cate Blanchett, fino a Emir Kusturica con il frenetico On the Milky Road (con una Monica Bellucci che scopriamo saper recitare meglio in serbo che in italiano) e ad Andrei Konchalovsky con Rai (Paradise), cui è andato il Leone d’argento per la miglior regia, ex aequo con Untamed di Amat Escalante e François Ozon con il film in costume Frantz.

Il Gran Premio della Giuria di Veneza 2016 è andato a Tom Ford con il suo thriller Nocturnal Animals mentre l’universo distopico di The Bad Batch di Ana Lily Amirpour si è aggudicato il Premio Speciale della Giuria. Miglior attore è risultato l’argentino Oscar Martinez, protagonista del racconto di El Ciudadano, straordinario nella sua interpretazione di un premio Nobel per la letteratura che decide di tornare nella sua piccola cittadina natia. Il Premio Mastroianni per il miglior attore/attrice emergente è andato alla tedesca Paula Beer, protagonista di Frantz; mentre il premio Luigi De Laurentiis alla miglior opera prima a The last of us, di Ala Eddine Slim. Sono rimasti a mani vuoti i film italiani: Spira Mirabilis (probabilmente unica pellicola tra le italiane degna di figurare al Festival), Piuma e Questi giorni; come i favoriti alla vigilia: Une Vie di Stephan Brizé e Arrival di Denis Villeneuve. L’Italia si  si è dovuta accontentare della vittoria come miglior film nella sezione Orizzonti andata al documentario antropologico Liberami, di Federica di Giacomo, che racconta della pratica degli esorcismi da parte di Padre Cataldo, tra i sacerdoti più richiesti in Sicilia.

L’impressione che si è avuto di Venezia 2016 è che è stato un Festival, la cui giuria, presieduta da Sam Mendes, ha voluto premiare al contempo arte e industria, cercando di non scontentare nessuno. La débacle della rappresentativa italiana dovrebbe indurre a riflettere sulle problematiche relative alla nostra produzione.

 

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About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

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