Breaking News
Home / Altri mondi / Frida Kahlo e l’arte messicana del XX secolo in mostra a Bologna

Frida Kahlo e l’arte messicana del XX secolo in mostra a Bologna

Frida Kahlo

Dal 19 Novembre a Palazzo Albergati di Via Saragozza saranno esposti ritratti, autoritratti e opere della straordinaria artista Frida Kahlo che con la sua arte è riuscita ad affermarsi nel panorama artistico del Novecento. In mostra non solo le intense, travolgenti nelle loro tinte in forte contrasto e di forte impatto opere pittoriche, ma anche le bellissime fotografie che fanno parte della Collezione Gelman nonché gli abiti, i gioielli, le pagine dei diari e molto altro dell’artista messicana sapranno far rivivere a Bologna l’arte accompagnata dalla vita di Frida e la storia del suo paese, il Messico, del quale la grande donna esprime l’interiorità, grazie ad una mostra che rimarrà fino a Marzo 2017.

Organizzata da Arthemisia Group e patrocinata dall’INBA (Instituto Nacional de Bellas Artes), la mostra bolognese è la terza mostra italiana dedicata all’amatissima Frida Kahlo e Diego Rivera, anch’egli pittore, attraverso i dipinti e soprattutto gli scatti di Leo Matiz che immortalano le due personalità artistiche, protagonisti della mostra. Inoltre, al grande pubblico, è riservata una bellissima scoperta con le opere di Maria Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Angel Zarraga e Rufino Tamayo, nomi meno noti dell’arte messicana del Novecento.

Frida Kahlo: una grande artista tormentata nell’anima e nel corpo

Frida Kahlo è stata una donna all’avanguardia per il suo tempo, soprattutto in quegli anni di cambiamento, di tumulti politico-sociali contro la dittatura. La sua travagliata vita  è fortemente legata alla storia del Messico, della quale si sentiva figlia sprattutto durante la rivoluzione messicana scoppiata nel 1910. Il suo quartiere natale Coyoacán, una delegazione di Città del Messico, è il ritratto intimo della realtà di Frida che prende forma nelle opere fotografiche in mostra: il ritratto di una donna anticonvenzionale, indipendente che affrontò quegli anni con passione e forza d’animo, anche se le sue condizioni di salute minarono per sempre la sua vita alla sofferenza e al dolore. Frida, affetta già dalla nascita da spina bifida, fu costretta anni a letto per via di un incidente stradale ad appena 18 anni, subendo più di 30 operazioni. Nel dramma che le cambiò la vita,  in quel periodo di malattia e reclusione  Frida si dedicò con passione all’arte e alla pittura che, assieme al comunismo, furono le attività che l’hanno tenuta in vita.

Sono 150 le opere della sua attività artistica recentemente rivalutata in tutta Europa, ma soprattutto sulla sua vita privata, intrecciata come un romanzo, hanno indagato le mostre a lei dedicate. Il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato caratterizza uno degli aspetti fondamentali della sua attività artistica, ma il segno che Frida Kahlo vuole lasciare sulla tela è quello della sua realtà, dei suoi stati d’animo, non quella dei suoi sogni. Dopo l’incidente che la vide investita dal tram, il secondo incontro-scontro che ha segnato per sempre la vita della grande pittrice è stato con Diego Rivera, il pittore cui Frida decise di sottoporre i suoi lavori, riconoscendo subito il loro valore. Tra i due ci fu una storia d’amore tempestosa.

Il valore del lavoro di Frida Kahlo deriva dal rapporto del suo corpo con la realtà esterna senza subirne l’influenza della pittura surrealista fondata sulla creazione di visioni immaginarie per uscire dalla logica e penetrare nel subconscio. Una donna dal forte temperamento, dunque, segnata dall’arte, dalla politica e da un amore travolgente, il grande amore della sua vita, Diego Rivera.

La mostra è un vero e proprio viaggio tra scatti, dipinti e oggetti che raccontano un’epoca, un paese e un’artista. A partire dal 19 novembre in mostra al Palazzo Albergati di Via Saragozza di Bologna per conoscere Frida Kahlo, Diego Rivera, RufinoTamayo, María Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Ángel Zárraga.

About Alda Scognamiglio

Sono una giovane storica dell'arte napoletana, laureata in Archeologia e Storia dell'arte presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Convinta della necessità e dell'utilità dell'arte come specchio per conoscere la realtà, sono alla continua ricerca del modo migliorare di comunicare l'arte. Attualmente scrivo per Novecento Letterario occupandomi della sezione Arte.

Check Also

gilliam

‘L’uomo che uccise don Chisciotte’ di Terry Gilliam: la rivendicazione del primato della fantasia sulla realtà

Un film atteso 25 anni, realizzato tra molte difficoltà e che nella prima stesura, la quale si basava su un semplice viaggio indietro nel tempo da realizzarsi con un budget colossale, vedeva nel cast un giovane Johnny Depp, Jean Rochefort (scomparso lo scorso anno) e Vanessa Paradis, che rende onore allo spirito e al linguaggio della geniale e celeberrima opera di Cervantes, Don Chisciotte, il libro più giocondo e allo stesso tempo assennato che il lettore possa mai immaginare, come recita il prologo. Il regista visionario Terry Gilliam per il quale la follia, il grottesco e l'irrazionalità sono il sale della vita e la cifra dei suoi film (l'indimenticabile serie di esilaranti gag dei Monty Python, Brazil, La leggenda del re pescatore, Le avventure del Barone di Münchausen, L'esercito delle dodici scimmie, Paura e delirio a Las Vegas, Parnassus-L'uomo che voleva ingannare il diavolo), nel suo L'uomo che uccise Don Chisciotte, riflette sul senso della follia, dell'illusione, del credere fermamente alle propria immaginazione per sentirsi utili a questo mondo.