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Antonio Villani: Uguale e contraria

Diverse storie si intrecciano nei dieci racconti dello scrittore campano Antonio Villani, che vanno a comporre l’opera dal titolo Uguale e contraria, già autore di Ballate Egoiste.

La prima pagina di Uguale e contraria ci catapulta in un bordello dove tre donne si prodigano per il benessere fisico e probabilmente anche mentale di sfortunati che hanno trovato il modo più dolce  ed efficace per alleviare le loro pene quotidiane. All’inizio la sensazione è quella di trovarci in una casa di appuntamenti non facilmente collocabile in un’epoca ma poi, le turbe dei protagonisti, ci ricordano di come sia il nostro mondo contemporaneo ad aver bisogno di certi vecchi escamotage. L’orgasmo, come la vita, può durare il tempo di una sola sigaretta.

La protagonista della seconda storia è Veronica Puopolo con il suo incontrollato desiderio di maternità che si trasforma in un gioco pericoloso in cui si invertono le parti e non si sa più chi è il malato e chi il sano, nel senso più freudiano della questione. Forse la linea tra normalità e anormalità è solo troppo sottile. Forse non è semplicemente una questione di ruoli.

Così, ancora una volta, nell’episodio di Angelo che finisce per essere ritrovato in ascensore, l’anomalia si scontra con il modus vivendi degli altri, quelli che reagiscono alla diversità con il solito stupore di chi non si aspetterebbe mai si possa comunicare in maniera differente. E il neotomismo è la parola chiave, quella che aprirebbe mille porte se la gente non si lasciasse spaventare dal condizionale, appunto.

Un ruolo molto più divertente è quello affidato al  presunto scrittore di successo Mirko del Gaudio,  osservato nel suo pavoneggiarsi in libreria. Calato perfettamente nel ruolo dello sciupafemmine (o forse dovremmo dire sciupa-fans), il pavone non se ne fa scappare una di occasione. In fondo, è un sistema, quello del dare-avere che conosciamo tutti e che lascia quelli meno svegli con l’amaro in bocca.

Meno amara, invece, la vita di Don Gerardo Petrella, tutto ruotata attorno alla protesi oculare di un certo Hyeronimus Fuente, un occhio vigile e, a suo modo ingombrante che sembra non voler mai lasciare le mani nelle quali finisce. Perché mai? Avrà forse dei poteri quest’occhio scintillante?
Perché Don Gerardo pensa bene ti lasciarlo in eredità proprio a colui che a ”certe cose” proprio non ci vuole credere?

Avvincente il racconto di come quest’occhio influisca sui pensieri di chi, sempre meno ignaro, con rispetto lo costudisce. Ed è grazie proprio ad Hyeronimus Fuente che il nostro scrittore potrà continuare a stendere il suo romanzo Un prete’; in seguito a questi accadimenti che hanno un po’ il sapore della religione e della superstizione, un po’ ci trascinano con lui, in chiesa come in strada ma sempre con quell’occhio a portata di mano, sempre con Hyeronimus in tasca.

A fare da sfondo a queste ultime ingarbugliate vicende è sempre la città di Napoli, la città esoterica per eccellenza, a mio avviso. C’è Napoli nei volti ben descritti di chi tace e acconsente. C’è Napoli nella curiosità che non muore e che splanca porte nelle cripte e possibilità impensabili. Don Erasmo è probabilmente l’emblema di un popolo che sa come attaccare e come difendersi ma che soffre sempre e comunque per volere di terzi e imposizioni dall’alto.

Serena e Fausto sono invece i due, potremmo chiamarli anche ”amanti”dell’ultima storia, molto più umani e molto meno religiosi,  che inscenano il solito teatrino dei traditori che tentano in tutti i modi di assolvere se stessi. La storia si chiude con un cric stretto nella mano di chi chiede vendetta, mentre i loro volti vengono illuminati da una fastidiosa luce, forse quella del senso di colpa.

Uguale e contraria è un romanzo divertente, ”intrigante”, a metà tra sacro e profano.

About Anna Vitiello

Sono laureata in Lettere e Filosofia. Ho sempre scritto per diverse testate. Alcune mie poesie sono state pubblicate nell'antologia ''Di tanta rabbia''. Attualmente scrivo per il Wall Street International Magazine, dove mi occupo delle sezioni ''cultura'' e ''viaggi''. Vivrei viaggiando, con il cuore sempre ad Est e i miei quaderni.

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