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Stelle cadenti raccolta

Intervista a Dorian Dyler, autore emergente

Dorian Dyler è un poeta emergente, la cui raccolta Stelle cadenti, spiazza per verità e durezza, come colpisce la sua definizione di poesia: “La poesia è un mare di sangue dentro a una goccia di verità” e la consapevolezza che i poeti passano ma i versi rimangono. Un giovane autore che si distingue per profondità ed umiltà tra chi presuntuosamente e azzardatamente si definisce un talento emergente nel panorama letterario italiano.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere poesie?

Quando tutto cominciò ero solo un bambino di sei anni; allora non potevo rendermi conto;ricordo ancora quei giorni, i miei cartoni animati preferiti come Banner lo scoiattolo, Conan, Mazinga e poi qualche poesia; scrivevo e nascondevo tutto, ancora oggi mi capita di trovare delle poesie nei quaderni delle scuole elementari, tanti sono andati persi, altri no; da allora non ho mai smesso

 

Cos’è per te “poesia”?

La poesia è un mare di sangue dentro a una goccia di verità. I poeti passano, i versi rimangono; questo mondo è stracolmo di poesia, di vera poesia; è nei diari dei ragazzi che ancora vanno a  scuola, è nelle scritte sui muri dei paesi di provincia,è nelle lettere che ognuno di noi scrive ma poi va’ a finire che non le spedisce mai, è negli occhi di tutti coloro che temono di tenerli aperti a lungo perché hanno paura di ciò che potrebbero riconoscere. Credo che dinanzi a una pagina bianca siamo tutti uguali; quando abbassi gli occhi e prendi in mano una penna  non ci sono più barriere , né ricchi né poveri, né fortunati o sfortunati;conta solo quello che scrivi.

 

Dalla finanza alla poesia, un bel salto. Ci vuole molto coraggio?

Non so  se si tratti di coraggio o chissà cos’altro: io ho sempre fatto quello che ho voluto, penso che le regole siano per i matematici, per chi risolve equazioni e per chi lavora alla NASA; per chi come me non può fare a meno di tenere una mano in tasca e l’altra sul cuore…beh..mi rendo conto della fortuna che ho ad essere ancora vivo. Credo che la vita sia fatta di stanze, quando né lasci una devi entrare in un’altra; la stanza della finanza è chiusa, nessun rimpianto.

 Con quali poeti senti di avere delle affinità?

Di poeti ne ho letti ( non so se troppo o troppo poco) ma ho cercato di non permettere a nessuno di entrarmi dentro; se lo avessi fatto avrei perso i miei versi. Leggo solo chi purtroppo non è più a questo mondo, chi è già morto da un pezzo. I poeti moderni non mi interessano e sinceramente nemmeno li conosco; a dirla tutta non sò nemmeno quali siano i loro nomi.

 

Chi si cela dietro lo pseudonimo Dorian Dyler?

Sono soltanto un ragazzo che fa quello che può; tutto qui. Per anni ho provato un inaudito senso di inadeguatezza nei confronti del mondo, celare ciò che scrivevo mi ha messo al riparo ma infondo ormai non conta più di tanto: un uomo è il suo carattere. Io sono quello che sono, nel bene e nel male. Non ho nulla da insegnare, io non scrivo per chi legge poesie ma per chi non lo ha mai fatto o ha smesso di farlo. Non faccio parte del giro, non partecipo a concorsi letterari, non salgo in cattedra e l’unico piedistallo su cui stò sono le mie scarpe.

 

 La poesia ha ancora un valore oggi?

La poesia non è una ricchezza nelle mani dei cosiddetti “saggi” che se la tirano solo perché  sanno citare questo o quel poeta, o perché imperversano in qualche salotto televisivo, o perché  hanno vinto un concorso ; la poesia  sta nella cassaforte del cuore di ogni essere umano, la poesia è nelle scritte sui muri dei ragazzi, nelle loro ribellioni, nei loro sogni e nelle loro speranze.La poesia non è di chi dice di essere un poeta ma è di tutti coloro che non sanno nemmeno di esserlo.

 

Nelle tue poesie si avverte un’amara presa di coscienza della nostra contemporaneità e al contempo un desiderio di rinascita…

La verità è che io scrivo senza starci a pensare; è un flusso continuo che magari non ha alcun valore, ma cosi è. Scrivo e poi nemmeno rileggo. Far entrare la ragione nella stanza del cuore significherebbe solo creare un gran casino! Insomma come si potrebbe arrivare al cuore (che non ha regole ) scrivendo poesie  che rispettano certe regole? Mi sembra un controsenso..

 

Il poeta è un uomo che soffre più degli altri?

Mentirei se non dicessi che fa male ma chi è che quando si mette a nudo non si sente in bilico fra questo e l’altro mondo? A questo mondo se vivi con il cuore in mano va’ a finire che prima o poi il cuore ti cade per terra; ok fà male…ma è l’unico modo che conosco per non sporcare la coscienza e chissà….magari salvarsi l’anima.

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About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l’arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d’arte contemporanea.

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