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‘La tentazione di essere felici’: la senilità secondo il napoletano Lorenzo Marone

La tentazione di essere felici è la terza prova narrativa del napoletano Lorenzo Marone, edito da Longanesi (che per un esordiente è un particolare non da poco) nel 2015. Il romanzo è stato pubblicato in nove paesi stranieri, nonché scelto da Gianni Amelio per la sceneggiatura del suo film. I segreti che il protagonista Cesare scoprirà sulla sua vicina di casa, ma soprattutto su se stesso, sono la scintillante materia di questo formidabile romanzo, capace di disegnare un personaggio in cui convivono, con felice paradosso, il più feroce cinismo e la più profonda umanità.

Chi si lamenta della vecchiaia è un demente. Anzi no, cieco mi sembra più azzeccato. Uno che non vede a un palmo dal proprio naso. Perché l’alternativa è una sola e non mi sembra auspicabile. Perciò già essere arrivato fin qui è un gran colpo di fortuna. Ma la cosa più interessante è, come dicevo, che puoi permetterti di fare ciò che vuoi. A noi anziani tutto è permesso e persino un vecchietto che ruba in un supermercato è visto con candore e compassione. Se a rubare, invece, è un ragazzo, gli danno, nel migliore dei casi, del «furfante». Insomma, a un certo punto della vita si apre un mondo fino ad allora inaccessibile, un luogo magico popolato da gente gentile, premurosa e affabile. Eppure la cosa più preziosa che si conquista grazie alla vecchiaia è il rispetto. L’integrità morale, la solidarietà, la cultura e il talento sono nulla di fronte alla pelle incartapecorita, le macchie sulla testa e le mani tremolanti. A ogni modo oggi sono un uomo rispettato e, si badi, non è poca cosa. Il rispetto è un’arma che permette all’uomo di raggiungere una meta per molti inarrivabile, fare della propria vita ciò che si vuole.
Mi chiamo Cesare Annunziata, ho settantasette anni, e per settantadue anni e centoundici giorni ho gettato nel cesso la mia vita. Poi ho capito che era giunto il momento di usare la considerazione guadagnata sul campo per iniziare a godermela sul serio.

Cesare Annunziata, un anziano di settantasette anni cinico, schietto, perspicace, ben consapevole degli errori commessi nella sua vita, un po’ menefreghista ma molto rispettoso delle scelte altrui, che è solito non giudicare.
Cesare, ormai vedovo da cinque anni, vive da solo in un condominio di un quartiere di Napoli dove tutti si conoscono. Nonostante l’età, ha ancora molta energia e non vuole quindi poltrire nella sua casa come invece fa Marino, suo amico dai tempi in cui i due lavoravano insieme: anche lui vedovo, si è invece lasciato andare alla malinconia e la sua massima attività è affacciarsi sul pianerottolo e scambiare quattro chiacchiere con Cesare ed Eleonora, la pettegola del condominio e soprannominata La Gattara.

È anche forse con l’intenzione di non impigrirsi e non solo perché è sempre stato un donnaiolo, che Cesare intrattiene rapporti con Rossana, una donna sotto i sessant’anni molto schietta, di professione infermiera ma che per arrotondare fa anche la prostituta. Nella vita del protagonista ci sono anche i due figli Sveva, primogenita più simile per carattere al padre, nel bene e nel male, e Dante, che con i modi dolci e la sensibilità ricorda invece di più la madre.
Con entrambi l’uomo non ha un rapporto sereno ed è consapevole che buona parte della colpa sia sua perché non è mai stato troppo presente durante la loro crescita: sposato all’idea del vivi e lascia vivere, si è sempre preoccupato più a pensare ai propri interessi che a seguirli nella crescita. Così ora da un lato c’è Sveva, rigida e scontrosa e che per vendetta gli rivelerà un doloroso segreto di famiglia, e dall’altro c’è Dante, ragazzo omosessuale che è riuscito a dichiarare la sua inclinazione alla madre e alla sorella, ma non al padre.
In questo scenario si aggiunge una nuova conoscenza, Emma, una ragazza trentenne che si è trasferita da poco nel condominio insieme al marito violento.

Contrariamente alla sua indole menefreghista, Cesare non potrà fare a meno d’interessarsi alla ragazza e, anzi, cercherà di fare tutto il possibile per aiutarla, perché ha capito essere coinvolta in un caso di violenza domestica.
Questa nuova situazione gli darà inoltre la scossa per intervenire anche nella vita dei figli. I due dapprima non accetteranno questo suo improvviso cambiamento, Sveva soprattutto, ma poi resteranno positivamente impressionati da quanto invece Cesare abbia ancora da dare…
In un crescendo di eventi che coinvolgono sia la sfera familiare del protagonista che tutte le sue conoscenze all’interno del condominio in cui vive, Lorenzo Marone ci porta con maestria ad affrontare con delicatezza e freschezza diversi temi attuali, come la violenza domestica, l’omosessualità, il rapporto con i figli.

Una lettura trascinante e divertente per la verità dei personaggi. Un libro che racconta la senilità, ma, come ha notato Bruno Quaranta per La Stampa, c’è senilità e senilità. Chi, come lo sveviano Emilio Brentani, «traversava la vita cauto, lasciando da parte tutti i pericoli ma anche il gradimento, la felicità». E chi, come Cesare Annunziata, settantenne si spalanca alla Tentazione di essere felici, a «un mondo fino ad allora inaccessibile».
Ecco la confessione di un anziano che non vuole «assomigliare a un anziano». È in primis un gineceo, l’humus di Cesare Annunziata. Fra rose non colte (grazie irraggiungibili, che nelle estreme ore resuscitano, si riaffacciano), una moglie che gli ha lasciato in eredità la spina di un tradimento, la malafemmina-amante, la gattara («…una di quelle vecchine che incontri per strada col loro bel piattino di carta, rintanate tra le auto in sosta….»), una «ministangona dai capelli patinati», vicina di pianerottolo, maltrattata dal compagno, eppure depositaria, per il suo prossimo, sempre, di un salvifico «pizzico di gioia». Di figura in figura, di rendez-vous in rendez-vous afferrando la verità: «La vita credo sia donna: quando deve evidenziare un tuo errore, non usa troppi giri di parole».
È un racconto benedettamente tradizionale, La tentazione di essere felici. Una sentimentale promenade verso l’ultimo giorno, ma impermeabile infine all’incenso, sensibile invece, di tanto in tanto, all’autorale compiacimento proprio di chi ha identificato il pezzo di legno ad hoc da modellare.
Di fronte alla parabola di Cesare Annunziata come non riandare al salotto di Sommerset Maugham, dove, del romanzo, «non se ne parlava dal pedantesco punto di vista letterario. Quei sottili conoscitori del cuore umano, quegli uomini esperti, qual più qual meno, della vita e delle passioni, non vedevano nel romanzo che un problema umano. Nulla più, non è forse tutto?».

 

 

LA TENTAZIONE DI ESSERE FELICE di Lorenzo Marone

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

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