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Nell'orizzonte degli eventi di David Valentini
Nell'orizzonte degli eventi è il romanzo d'esordio di David Valentini

Nell’orizzonte degli eventi, di David Valentini

Lo scrittore emergente romano classe 1987 David Valentini esordisce con un romanzo breve che uscirà a gennaio 2016 per la casa editrice Nulla Die che porta il titolo suggestivo Nell’orizzonte degli eventi. L’autore lascia per un momento da parte la poesia per affrontare la prosa attraverso una tematica dolorosa che non può riguardarci: quella della morte e della disperazione di chi ha perso una persona cara.

Daniele Baldi, studente universitario di 22 anni, muore in un incidente stradale in piena notte durante un sabato, mentre era andato in cerca della sorella diciasettenne. I genitori, Federico e Barbara, vengono a saperlo dalla polizia; Sofia, la sorella, tramite Facebook. Lo stesso giorno Massimo si sveglia dopo una sbornia e trova un’ammaccatura sulla sua auto. Al telegiornale scopre della morte di Daniele, e che l’incidente è avvenuto proprio mentre lui si trovava sullo stesso punto del Raccordo e alla stessa ora. La loro vita, semplice e senza grandi avvenimenti, viene sconvolta in un istante. Questa la sinossi del romanzo che affronta anche una questione drammaticamente attuale, quella relativa alle morti causate da incidenti stradali e purtroppo l’Italia detiene il più alto indice di mortalità.

Valentini passa in rassegna gli stati d’animo di tutti i personaggi del romanzo che hanno avuto a che fare con Daniele Baldi, dai suoi genitori, alla sua fidanzata, dalla sorella, all’uomo responsabile dell’incidente, ponendo l’accento sul doloroso sentimento del senso di colpa che li attanaglia. L’autore romano ci mostra in maniera efficace, attraverso i pensieri dei protagonisti, come un incidente di una sera possa condizionare tragicamente tre famiglie: la famiglia di Daniele appunto, colpita dal senso di colpa del padre per non avever fatto sistemare i freni della macchina, delle accuse della sorella verso la madre perché lo aveva fatto uscire a quell’ora tarda senza preoccuparsi che poteva essere stanco, e il vuoto provato dalla madre Barbara che non accetta l’innaturale perdita del figlio e ancor meno le ragioni del marito e della figlia; la famiglia della fidanzata di Daniele, Giorgia, che di lui conserva purtroppo un triste ultimo ricordo legato alla litigata che hanno avuto qualche ora prima che lui morisse a causa del trasferimento di lei a Londra per motivi di studio e la gelosia del ragazzo; e la famiglia dell’uomo che si ritiene il colpevole dell’incidente perché trovando la macchina incidentata e non ricordandosi nulla della sera precedente a poiché aveva alzato il gomito, giunge alla conclusione più semplice.

Valentini si avvale di un linguaggio semplice e diretto, intriso di (troppe) parolacce che probabilmente servono a rendere ancora più realistico il contesto socio-culturale dove si consuma la vicenda, ovvero quello di una Roma periferica contemporanea animata da personaggi tratteggiati in maniera dettagliata dal punto di vista psicologico, e di incursioni forbite a tratti stranianti come ad esempio “schiava bendata dell’iconofilia”. Il filo conduttore del romanzo è costituito da un elemento della relatività, il buco nero che tutto risucchia, dove la forza di gravità domina su qualsiasi altra forza che Valentini usa come una sorta di promemoria per il lettore, identificando nel buco nero la morte stessa, lasciandosi andare a “massime” prevedibilmente razionalistiche e materialistiche (“La morte è nulla, è vuoto cosmico”) e conferendo maggiore pessimismo alla storia. La morte ha portato prematuramente e improvvisamente via un ragazzo, il cui carattere e personalità emergono pian piano pagina dopo pagina attraverso i ricordi e i punti di vista delle persone vicine a Daniele che con lui hanno condiviso la quotidianità fatta di cose semplici come può essere la composizione di un puzzle; e proprio questo aspetto rappresenta il punto di forza del romanzo insieme allo sguardo puntuale e attento che lo scrittore rivolge all’attualità, e nello specifico al costume italiano contemporaneo.

Abbastanza scontati dal punto di vista della costruzione lessicale, ma molto verosimili se consideriamo come ci esprimeremmo noi di fronte a tragedie simili, risultano i dialoghi tra i genitori di Daniele, mentre le ripetitive imprecazioni e le elucubrazioni della fidanzata e della sorella di Daniele spesso appaiono stucchevoli e fastidiose. Non poteva mancare l’invettiva alquanto banale contro la Chiesa rappresentata dal prete che officia il rito funebre in onore di Daniele; sarebbe stato più interessante cercare di creare una dialettica tra teologia e scienza, ragionando sulla questione della teodicea, approfondendo i concetti di destino e fatalismo invece di perseverare nell’esibizione del sentimentalismo attraverso monologhi interiori e dialoghi tra i componenti della famiglia di Daniele. Valentini non tralascia la descrizione dell’ambiente che sembra partecipare allo stato d’animo dei protagonisti né rinuncia al realismo per raccontare lo scontro tra Massimo, il “responsabile” della morte di Daniele e i familiari di quest’ultimo. Non tralascia nemmeno la sua passione per la poesia inserendo un capitolo in cui presenta (soffermandovi troppo) la figura della relatrice di Daniele, la professoressa di letteratura italiana contemporanea Mariangela Barbato alle prese con uno studente pigro e con i suoi pensieri rivolti non solo alle proprie preoccupazioni quotidiane ma anche ad una studentessa anoressica. Tale inserimento con tanto di riferimenti ad uno degli autori preferiti da Valentini, ovvero Aldo Palazzeschi, argomento di studio scelto dalla professoressa, potrebbe far presumere che lo scrittore abbia voluto anche mostrare quanto sia spesso sconfortante e basso il livello di cultura e conoscenza personale dei singoli studenti che si lasciano sedurre da fenomeni editoriali del momento, come Dan Brown.

Tra espressioni e intere frasi in inglese, onomatopee e scorrerie linguistiche tipicamente fumettistiche che l’autore sfrutta per risolvere descrizioni di azioni, Nell’orizzonte degli eventi può essere definito un romanzo di coscienza, o meglio la storia della riflessione della coscienza e della memoria, purtroppo non resa in maniera originale e dirompente dal punto di vista linguistico e concettuale per quanto riguarda la trattazione della materia in sé, ripiegando su riflessioni ripetitive, a dispetto invece della lucidità con cui si offre al lettore uno spaccato sociale e culturale (manca quello politico) dell’Italia attuale.

 

 

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About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l’arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d’arte contemporanea.

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