Breaking News
Home / Autori emergenti / ‘Nobilissima visione’ di Raffaele Olivieri: la musica come metafora della vita
nobilissima visione libro

‘Nobilissima visione’ di Raffaele Olivieri: la musica come metafora della vita

Carcerata e carceriere, la cosiddetta sindrome di Stoccolma. Come può l’atrocità di un sopruso dar vita a un rapporto d’amore, alla compenetrazione di due diverse anime? Come possono due solitudini incastrarsi perfettamente fino a generare un’unica prigionia, una tormentata passione? Sono questi gli interrogativi che pone lo scrittore Raffaele Olivieri nel suo nuovo romanzo Nobilissima visione. Olivieri ha esordito nel 1983 con la pubblicazione del libro di versi Il segno d’acqua, ha poi pubblicato nel 2002 il romanzo Anna e il deserto, nel 2003 il mistery per bambini Lorenzo e i fantasmi azzurri, nel 2008 Ombre a Venezia, nel 2010 il giallo Delitto con dipinto di prossima pubblicazione nella versione francese presso Biro di Parigi e nel 2011 presso la Nuova Editrice Magenta Una strana indifferenza, vincitore del Premio Morselli 2010.

Trama del romanzo

Nobilissima visione si presenta come un’opera originale, soprattutto per quanto riguarda la sua struttura e impostazione, a mo’ di partitura musicale fatta di periodi semplici e brevi. Una sinfonia di diverse modulazioni che servono ad identificare determinati eventi e l’evoluzione degli stati d’animo del protagonista al quale sembra di iniziare la propria vita su un isola in un futuro abbastanza vicino, in seguito ad un naufragio che gli fa perdere la memoria. Siamo nel 2030, dominato dalla tecnologia e dalla logica del profitto, su un’imprecisata isola del Mediterraneo. Un naufrago va ad arenarsi su un’isola del Mediterraneo, in preda all’amnesia. Gli abitanti lo informano che dieci anni prima grandi rivolgimenti della crosta terrestre hanno provocato terremoti e maremoti non ancora cessati del tutto che hanno risparmiato solo alcune isole scarsamente popolate. Il giovane trova alloggio in una locanda in cui viene ospitato in cambio di servizi di giardinaggio e orticoltura. Una notte sogna una melodia di superba bellezza e non si stupisce quando, il giorno dopo, sulla spiaggia, trova uno splendido violino in pessime condizioni. Il mistero s’infittisce quando viene a scoprire che sull’isola abita un vecchio liutaio che vive con un gatto bianco in un’antica pieve sconsacrata trasformata in laboratorio. Il vecchio gli confessa di aver conosciuto una leggendaria violinista che ha rappresentato per lui l’incarnazione stessa della spirito della musica. Decide così di scritturarla davanti alla sua casa per un concerto privato, al termine del quale, colto da un irrefrenabile impulso, la rapisce.

La scrittura adottata da Olivieri è chiara, suggestiva e abbastanza avvolgente, infarcita di dialoghi a tratti banali e riflessioni didascaliche, già sentiti (soprattutto quelli riguardanti il protagonista e il vecchio liutaio) e di descrizioni accurate che immergono il lettore nell’atmosfera di questa isola dove si consuma una passione tra il carceriere e la presunta vittima o forse sarebbe più corretto dire lo struggimento di un’anima lacerata dall’arte, ebbra di musica, inseparabile dal suo violino. Nobilissima visione, titolo di un balletto del compositore tedesco Paul Hindemith, è pervaso da un’atmosfera atavica, arcaica, romantica, senza tempo. Ma cosa ha di particolare quest’opera di Hindemith da indurre Olivieri a sceglierla come titolo del suo nuovo romanzo?

Se Hindemith realizzò la sua Nobilissima visione dopo aver visitato il ciclo di affreschi di Giotto custoditi a Santa Croce a Firenze, e consacrati alla vita di San Francesco descrivendo le visioni mistiche del Poverello d’Assisi, Olivieri fa riferimeto ad una donna che con la sua musica attrae il liutaio del suo romanzo, tanto da mandarlo in estasi e tenere segregata la violinista.

Nobilissima visione: stile e contenuti

La cifra dell’autore va cercata, insomma, nella pertinenza dello sfondo della vicenda, nella padronanza della materia trattata che si vede che egli ama molto, che però purtroppo per chi è totalmente estraneo o non particolarmente appassionato di cultura musicale potrebbe risultare pesante e nella caratterizzazione dei personaggi, nell’efficace contrappunto delle annotazioni paesaggistiche, nella vigorosità neoclassica nel rappresentare l’infiammata spirituale che avvolge il protagonista e che produce la musica stessa nel tentativo di fare anche divulgazione culturale, facendo di Nobilissima visione una sorta di mini-trattato filosofico sull’arte che vuole comunicare il senso di libertà che offre la musica (non a caso la violinista rapita scrive nel suo diario che la musica rappresenta la sua “ora libera” e quando suona diventa persino più bella e aggraziata), a tratti retorico e pedante. Il dubbio che l’autore abbia approfittato di questa storia per sfoggiare la sua cultura musicale e per disseminare qui e là delle lezioncine su diverse materie, sorge spontaneo e tale aspetto del romanzo spesso va a discapito della tensione emotiva che dovrebbe pervadere la narrazione soprattutto nella seconda parte dove anche i dialoghi tra il vecchio e il naufrago sono meno incisivi, anzi sembrano contenere la summa di aforismi stantii: “La musica è una succursale dell’infinito”; “quella ragazza è come l’amore. Inganno, illusione, tentazione suprema. Ricorda, non commettere il mio stesso errore. Guardati dal sentimento”, ecc… Il conflitto generazionale tra i due uomini purtroppo non riesce ad andare oltre scambi di battute pluricitate come:  <<Come ti permetti di parlare in questo modo a chi ha molti più anni di te, ragazzo?>>; tutto ciò provvede a spegnere il coinvolgimento del lettore. Le pagine dedicate al pentimento del liutaio verso la fine del romanzo risultano purtroppo a tratti stucchevoli ma riscattate da acuti parallelismi tra la vita e la musica: “La mia vita è stato un lungo recitativo inframezzato da pochissime arie”. Sembra buttata là la presenza del gatto bianco del liutaio cui viene assimilata la donna misteriosa che ammalia e turba entrambi gli uomini.

Nobilissima visione ha dunque il pregio di raccontare una storia particolare, cercando di mostrare, purtroppo in maniera troppo didascalica, ripetitiva e retorica, e senza far vibrare fino in fondo le corde della sovrapposizione tra menzogna e verità, Storia e giudizio postumo su di essa, la collisione tra realtà e immaginazione che si crea nella mente di un uomo solo ed egoista. schiavo delle proprie visioni e dei propri sogni e come la musica possa essere sia liberazione, salvezza che fonte di disperazione. Risultano invece più approfonditi i meccanismi psicologici riguardanti il tema della sindrome di Stoccolma.

 

vai al sito macrolibrarsi

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

Check Also

I partigiani non c'erano, Germano Rubbi

‘I partigiani non c’erano’, di Germano Rubbi

I partigiani non c’erano (Dalia edizioni, 2015) è un romanzo storico di Germano Rubbi, attore, regista e autore teatrale di origine ternana. Il romanzo, che prende le mosse da un fatto realmente accaduto, e che si avvale di testimonianze dei presenti e di documenti ufficiali, si concentra sul massacro di sedici persone avvenuto il 13 aprile 1944 nella cittadina di Calvi dell’Umbria per mano di un gruppo di SS.