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Fabrizio Bartelloni

‘Testimoni d’accusa’ di Fabrizio Bartelloni: i vizi e delle debolezze umane visti da un avvocato penalista

Dalle scarne note biografiche che si scovano in rete si viene a sapere che Fabrizio Bartelloni è un penalista pisano che si occupa al contempo della difesa dei propri assistiti in qualità di avvocato e della pubblica accusa, quale magistrato onorario (confidiamo in dibattimenti differenti e separati).
Questa sua schizofrenia professionale in qualche maniera si evince anche dalla raccolta di racconti Testimoni d’accusa. Manuale di confessioni involontarie, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice MdS, entro la quale la stigmatizzazione dei vizi e delle debolezze umane trova come suo immancabile pendant una grande empatia per le sventure e i crampi comportamentali in cui i personaggi incorrono, che tuttavia mantiene il buon gusto di non tingersi mai di quella compassione che colloca idealmente chi la dispensa al di sopra di colui che ne sia oggetto. Dopo avere visto pubblicati i propri racconti in numerose riviste e antologie, nel 2014 Bartelloni ha presentato la raccolta Frammenti (Ensemble Edizioni) con la quale ha vinto il Premio “Giovane Holden” 2016. E’ stato anche curatore e co-autore delle antologie Pisani all’uscio (Ensemble, 2013) e Vituperio delle genti (MdS, 2015), nonché del romanzo collettivo Sulle spallette alle nove (MdS, 2014). Collabora con la webzine manidistrega.it, cura la rubrica di cinema su il Fogliaccio, e dirige per MdS Editore la collana di narrativa Cattive strade.

Certo, la lunga frequentazione con le aule di giustizia e le vicende umane ivi raccolte incalzano le pagine di questo libro. La cifra scrittoria di Bartelloni, che alterna diversi toni e stili, non può non averne fatto incetta, scegliendo così che non fossero unicamente destinate ai freddi casellari pretorili ma che dessero forma e vita alle sue storie, sempre grondanti una profonda umanità, evocando punti di vista, emozioni, pulsioni, inquietudini, ironie.
Partiamo subito dalle poche pecche: sorvolando sull’ammiccante dedica iniziale a Marco Pannella, figura discutibile e controversa (che di certo non manca alla maggior parte degli italiani), un simbolo per i laici, soprattutto per quelli che fanno erroneamente corrispondere al laicismo l’ateismo, ha esordito con battaglie dagli intenti “modernizzatori” ma ha finito per rivestire il ruolo di macchietta politica, per rimanere a una critica del tutto attinente al testo, vi si può riscontrare qualche eccessiva verbosità e un assortimento un po’ troppo rapsodico dei racconti, che va ad accostare temi veristi a divagazioni fantastiche o favolistiche. Benché anche queste ultime siano assai gustose e comunque riferibili al quotidiano, è nella narrazione di episodi legati alla vita reale che l’autore dà il meglio di sé.

Ogni racconto di Bartelloni  (Il testo è suddiviso in quattro sezioni:Collisioni. Divagazioni. Inquietudini. Perversioni) vale la pena di essere letto. Spesso sorprende il lettore con un guizzo finale che non ci si aspettava, altrimenti ne calamita l’attenzione dall’inizio alla fine, instillandogli la voglia di sapere come andrà a finire (che è poi ciò che davvero si intende quando si parla di piacere della lettura). Tutti quanti comunque rispondono all’antica legge che vuole che il racconto si contraddistingua per un’idea forte svolta in un breve arco di pagine. L’interesse per i contenuti viene poi ben sostenuto da una capace tessitura stilistica, fatta anche di una brillante capacità mimetica, uno dei cui strumenti principali è un ricco bagaglio linguistico e dialettale di cui Bartelloni si avvale per rendere storie anche molto distanti nello spazio (la Sicilia rurale e quella periferica, Milano, Genova, la Toscana, la riviera balneare, l’alta società, il mondo della prostituzione da strada, etc.), oltre che nei variegati ambiti sociali che fungono loro da scenario.

Molti di questi racconti, come si diceva, risentono apertamente del background di Bartelloni, mostrandoci un’ambientazione avvocatizia messa sempre e comunque al servizio di una narrazione sociale e psicologica di rilievo, come nel caso della prostituta slava che confessa al proprio legale la vendetta messa in atto contro chi la obbligò a quella vita, o, per altro verso, descrivendoci con vivi accenti comici l’amore proibito tra un avvocato e un giudice, per esempio. Ma l’intera sequenza dei racconti è contrassegnata da un approccio mai banale, che rifugge patetismi e finalini conciliatori. Capace invece di regalare sinceri momenti di commozione, come quando, nel primo racconto, si parla della strage di Bologna, e il tema viene trattato come una piccola storia di ricordi famigliari ancor prima che come cronaca legata alla recente storia italiana, o come quando l’autore ci mostra l’orgoglio di un bambino verso il padre improvvisamente infranto dalla reazione di una folla inferocita che crede quest’ultimo un ladruncolo da spiaggia (ricorda, come intensità emotiva, la famosa scena del film Sciuscià).

Quale ci è piaciuto particolarmente? Senz’altro quello intitolato “A misura d’uomo”, che in appena cinque pagine, con toni allegri e un simpatico vernacolo pisano fitto di aspirate ed espressioni idiomatiche, ci restituisce la cronistoria di una vita famigliare qualunque, esposta in prima persona dal capofamiglia, con una magnifica conclusione, ricca di humour nero e, al tempo stesso, di grande dolcezza.

“A volte per trovare il colpevole è sufficiente guardarsi allo specchio”. (F. Bartelloni)

About Pee Gee Daniel

Pee Gee Daniel è nato a Torino nel 1976, vive in Alessandria. Ha pubblicato i romanzi Gigi il bastardo (& le sue 5 morti), Montag, Phenomenorama, Inbooki, Il politico, Golena, Lo scommettitore, Leucotea, Ingrid e Riccione, La Gru, Sulle tracce della Ci**gna Voltaica, Twins, Il lungo sentiero dai mattoni dorati, e-piGraphe e il saggio Il riso e il comico, Montag. È librettista del musical Cogli l'attimo, con le musiche di Fabio Zuffanti. Insieme all'attore Omid Maleknia ha curato Spettacolo d'evasione, che vede alcuni detenuti del carcere Don Soria di Alessandria nella veste di cabarettisti.

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