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Autori di successo

‘Generazione Erasmus’, l’utile compendio filosofico sulla società del libero mercato di Paolo Borgognone

Erasmus

Il volume a firma di Paolo Borgognone, pubblicato lo scorso anno per i tipi di OAKS, dal titolo Generazione Erasmus, è un vero compendio filosofico attinente la società di “libero mercato” e i suoi avidi fiancheggiatori. Ponendo al centro della trattazione l’esperienza dei giovani universitari che si recano all’estero per un periodo di studio, delinea con ricchezza di particolari quei processi che hanno condotto inesorabilmente alla costruzione della moderna società “liquida”: il totalitarismo nichilista del consumo; il giovanilismo come apologia della mobilità illimitata e accettazione passiva del precariato; il nuovo conflitto di classe post-moderno fra vincitori e vinti della globalizzazione; il genderismo come rinuncia alla propria identità anche nella sfera sessuale; il Sessantotto come controrivoluzione ultra-capitalista. Nella seconda parte, non mancano acute analisi geopolitiche. Stando ai contenuti strettamente filosofici, osserviamo che il risorgere dell’interesse per il pensiero di Hegel e Marx nell’ultimo decennio ha un’importanza rilevante in relazione ai problemi sorti con l’evoluzione del capitalismo dopo il 1989 e dell’economia post-moderna; in effetti, siamo di fronte ad un’opera pregevole, concepita da un giovane studioso, che si inserisce in un più ampio circuito di ripensamento del ruolo della politica e dello Stato nei confronti dell’economia, della comunità di fronte all’individualismo, delle radici tradizionali contro il mondialismo dell’omologazione planetaria.

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‘La scomparsa di Stephanie Mailer’, l’ultimo giallo di Joël Dicker

La scomparsa di Stephanie Mailer (La Nave di Teseo, 2018) è l'ultimo giallo dell'autore svizzero Joël Dicker, famoso per La verità sul caso Harry Quebert del 2012, romanzo dal quale a breve sarà tratta una serie tv. Dopo aver pubblicato uno spin-off del suo più grande successo, Il libro dei Baltimore (La Nave di Teseo, 2015), un romanzo di formazione e un dramma famigliare al tempo stesso, Dicker torna al genere mistery, che tanto gli è congeniale.

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Addio a Philip Roth, demolitore di stereotipi e autore rabbioso del capolavoro ‘Pastorale americana’, ossessionato dalla fuga e dalla solitudine

Roth

Nel 2012 Philip Roth aveva annunciato che non avrebbe più scritto. A modo suo, citando la frase del pugile Joe Louis: "I did the best I could with what I had" ("Ho fatto il meglio che potevo con quello che avevo"). Philip Roth era stanco, soffriva da anni di un terribile mal di schiena e sosteneva - lui che era considerato se non il più grande, uno dei più grandi scrittori viventi - di non aver più niente da raccontare. In 30 romanzi, pubblicati durante la sua lunga carriera, aveva raccontato pregi e difetti dell'America, aveva scandagliato le inquietudini del nostro tempo, smascherato le nostre ipocrisie. Negli ultimi tempi diceva di non leggere più narrativa ma solo saggi. Ad annunciarne la morte è stato il New Yorker, poi il decesso è stato confermato dal suo agente letterario, il temibile Andrew Wylie, conosciuto come "lo sciacallo", che di Roth aveva fatto il marchio della sua squadra vincente.

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Haruki Murakami: narratore di storie normali dominate dalla Τύχη che trascende l’uomo

Murakami

Cosa rappresenta quel piccolo uomo nato il 12 gennaio 1949 in Giappone? Haruki Murakami nasce a Kyoto ma il periodo fondamentale della sua formazione, umana ed artistica, lo passa a Tokyo, dove arriva nel 1968. Per chi non ne fosse a conoscenza, il 1968 non è solo la stagione di Charles Manson e le Brigate Rosse. Il 1968 è una stagione pregna di significato, una stagione di scontri e rivendicazioni che scuote il mondo intero come un terremoto . Anche il Giappone non viene risparmiato da queste scosse telluriche e lo stesso Murakami, un adolescente solitario con il vizio della buona musica e della letteratura, è inglobato in questa spirale; vi assiste, si eclissa ma ne resta segnato, come si può evincere dalla morte del marito della signora Saeki, che in Kafka sulla Spiaggia trova una morte tragica quanto assurda, ucciso in mezzo ai moti rivoluzionari senza alcuna ragione.

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Carolina Invernizio, scrittrice di storie macabre e di misteri, o il brutto che piace e che vende

Carolina Invernizio

In un’intervista, Carolina Invernizio dichiarò di scrivere un romanzo di 200-250 pagine entro una settimana, di non controllare mai i suoi scritti e di prendere ispirazione per le sue opere dagli articoli di giornale. Gramsci la definì “l’onesta gallina della letteratura popolare”, per Emilio Zanzi è stata “la dama che ha anticipato di mezzo secolo la letteratura gialla e supergialla”, i critici la chiamavano “Carolina di Servizio” oppure, inventando un appellativo ormai divenuto proverbiale, “la casalinga di Voghera” (la scrittrice, nell’introduzione ai Romanzi del peccato, risponde loro: “Dei critici ho una allegra vendetta. Ché le mie appassionate lettrici e amiche sono appunto le loro mogli, le loro sorelle”).

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Franz Krauspenhaar, lo scrittore milanese dalla penna veloce e dall’inchiostro al veleno

Franz Krauspenhaar

Il nome, Franz Krauspenhaar, potrebbe trarre in inganno. Si tratta di un italiano, anche se non scrive per niente come il solito romanziere nostrano. Ma del resto, italiano propriamente non lo è, essendo nato dall’unione tra una madre calabrese e un padre tedesco. Praticamente si tratta di quello che, in tempi che ignoravano il politicamente corretto, si sarebbe definito un bastardo mezzosangue. E un po’ bastardo e figlio di buona donna Franz lo è, senza ombra di dubbio e senza offesa per sua madre.

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‘Parla, ricordo’, l’autobiografia (rivisitata) di Vladimir Nabokov: la felice fanciulezza in un mondo scomparso

Nabokov

Vladimir Vladimirovič Nabokov (1899-1977), in questa sorprendente autobiografia, che è per struttura e linguaggio un vero romanzo, dove il tempo - a cui l'autore dichiara di non credere - è il vero protagonista, si trasforma nello sconcertante reporter della propria vita, che seguiamo con autentica emozione. Il futuro autore di Lolita era nato in una nobile famiglia di San Pietroburgo, la cui casa natale è oggi sede di un Museo Letterario, a lui dedicato; figlio di un politico liberale deputato alla Duma, Vladim Dimitrievič, che fu ucciso nel 1922 a Berlino, quando protesse col proprio corpo l'amico Pavel Miljukov, obiettivo dell'attentato.

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‘Flipper’ di Kosinski: quando identità è un ostacolo con cui è necessario fare i conti

Kosinski

Le storie dello scrittore polacco naturalizzato statunitense Jerzy Kosinski, di famiglia ebrea, sopravvissuto agli orrori della Polonia nazista e stalinista, ed emigrante nel 1957 negli Stati Uniti, dove iniziò l’attività letteraria in lingua inglese (L’uccello dipinto ha vinto in Francia il Prix du Meilleur Livre Etranger; Passi il National Book Award in Fiction. Dal romanzo Presenze è stato tratto il film Oltre il giardino, per il suo adattamento cinematografico si è aggiudicato il Best Screenplay of the Year Award), sono superfici di acciaio riflettente, e Flipper non fa eccezione: da questo romanzo del 1984 proviene un vago calore, per quanto raccontato con un distacco chirurgico, e una timida partecipazione alle vicende emotive dei personaggi, anche in questo caso (come già accade in Oltre il giardino, L’uccello dipinto, Passi) divisi tra una esistenza di superficie e una realtà interiore con cui si devono confrontare.

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