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In morte di Jeanne Moreau, colei che ha ridefinito lo statuto di attrice europea

jeanne moreau

Jeanne Moreau era Jeanne Moreau molto prima della Nouvelle Vague e lo sarebbe stato anche molto dopo. Tuttavia ad oggi ancora la ricordiamo per il contributo che ha dato a quella stagione incredibile del cinema e come, tra la fine degli anni ‘50 e la fine dei ‘60, abbia ridefinito lo statuto di attrice europea, di fatto creando un precedente, delle orme che prima e non esistevano e altre dopo di lei hanno potuto percorrere.

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‘La ragazza del dipinto’ di Amma Ansante, una storia vera

La ragazza del dipinto è un film storico e drammatico del 2013, diretto dalla regista britannica Amma Ansante.  I protagonisti sono Gugu Mbatha-Raw, Tom Wilkinson, Miranda Richardson, Penelope Wilton, Sam Reid, Matthew Goode, Emily Watson, Sarah Gadon, Tom Felton e James Norton. Il film è tratto dalla storia vera di Dido Belle, ragazza mulatta figlia del capitano Sir John Lindsay e di una donna di colore, vittima del razzismo e delle norme aristocratiche nell'Inghilterra del 1700.

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In morte di George A. Romero, Il più estremo maestro dell’horror contemporaneo

George Romero

Gli zombi siamo noi. Anche in Italia, senza attendere il via libera dei “Cahiers du cinéma” che sarebbe arrivato da lì a poco, i sessantottini cinéfili ne colsero subito l’essenza e se la scambiarono come un passaparola. “La notte dei moti viventi”, un horror americano costato la miseria di 114.000 dollari (ma ne incasserà circa trenta milioni nel mondo), 96 minuti in bianco e nero, senza attori noti e denso di polemici riferimenti all’attualità senza, però, ricorrere alle prediche del cinema etico-politico, divulga così il nome di George A. Romero, uno dei registi chiave della New Hollywood morto ieri per una grave malattia a Toronto. Nato nel febbraio 1940 a New York da padre cubano, Romero si trasferisce a Pittsburgh e insieme ad alcuni amici si occupa di spot e documentari prima di fondare la casa di produzione Image Ten il cui primo titolo sarà proprio “Night of the Living Dead” uscito nell’ottobre 1968. Sia pure ricco di precedenti nobili, come il cult di Val Lewton “Ho camminato con uno zombi”, il film ispirato a un racconto del maestro di un’intera generazione di cineasti indipendenti Richard Matheson sviluppa in maniera geniale il tema (anche western) dell’assedio adattandolo a quello distopico dell’epidemia distruttrice: una volta contagiati da un virus procurato dai maneggi del potere, gli uomini non diventano mostri o vampiri, bensì “morti viventi” avidi della carne dei sopravvissuti.

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Spider-Man: Homecoming, il sesto film dell’uomo-ragno che prosegue il progetto della Sony e della Marvel

spider man

Nella notte del cinema non tutti i blockbuster sono uguali. In coda a una stagione da tutti i punti di vista mediocre, un grappolo di popcorn-movies stanno, infatti, sfidandosi a colpi di originalità e qualità e non solo di effetti speciali. Archiviati senza rimpianto “La mummia” e “Transformers” a tirare la volata tocca adesso a “Spider-Man: Homecoming”, il sesto film con protagonista l’Uomo ragno che prosegue e amplia il progetto allestito da Sony e Marvel Studios/Disney, mirato all’integrazione del supereroe nell’universo del Marvel Cinematic e inaugurato nella stagione scorsa da “Captain America: Civil War”.

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Benjamin’s Crossing di Jay Parini diventa un film

Benjamin

Nato a Berlino il 15 luglio 1892 da una famiglia borghese ebraica, Benjamin mostra sin da subito un’indole irrequieta. A partire dal 1905 egli aderisce al Jugendbewegung movimento giovanile guidato da Gustav Wyneken. Nel 1912 si iscrive alla facoltà di filosofia, e sfuggito all’arruolamento nel 1915 interrompe i legami con quest'ultimo. Due anni dopo incontra Dora Kellner che diventerà sua moglie. Nel 1918 si laurea con Herbertz discutendo sulla “Critica d'arte nel Romanticismo tedesco”. I suoi viaggi  lo portano in Svizzera dove stringe legami con Ernst Bloch e Franz Rosenzweig e infine a Capri luogo in cui incontra nel 1924 Asja Lacis, una donna marxista di cui si innamora.

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In morte di Elsa Martinelli, tra ironia ed eleganza

elsa martinelli

“Nessun rimpianto. Certo mi piacerebbe essere ancora a cena con Orson Welles, parlare con John Wayne, salutare John Kennedy in pigiama sulla porta di una casa di Palm Springs all’alba, ma non si può fare. Il passato non torna. E non mi dispero”. E’ stato un piacere conoscere Elsa Martinelli, scomparsa lo scorso 8 luglio nella sua casa romana a ottantadue anni, e un onore usufruire del suo garbato e incuriosito consenso: tra i punti fermi tramandati da un brillante curriculum di attrice, modella, stilista, giornalista, protagonista del jet set non risultano, del resto, preponderanti quelli del rapporto privilegiato con i critici o dell’attenzione dedicatale dalle storie del cinema. La sua personalità, peraltro, irradiava un fascino speciale per ragioni forse più profonde: fotogenica, elegante, raffinata, colta e non a caso soprannominata la Audrey Hepburn nostrana, ha visto riconosciute molte di queste vocazioni diverse e ha perseguito con affabile testardaggine tanto gli obiettivi professionali quanto quelli esistenziali, ma soprattutto ha impresso la sua impronta più duratura al di là della labile superficie mediatica incarnando una delle storie esemplari dell’Italian Dream del dopoguerra.

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Addio a Paolo Villaggio, cronista implacabile delle nostre disillusioni

Paolo Villaggio

E’ morto un rivoluzionario, non è morto un attore. La prova regina è quella che nell’ora dell’addio vede prolificarsi le controfigure del professor Guidobaldo Maria Riccardelli, avide di accaparrarsi le spoglie del più coriaceo alfiere del politicamente scorretto, il cittadino Paolo Villaggio mai omologato nonostante il colossale successo e antidoto permanente alla deriva del Belpaese nel socialismo reale dello spettacolo. Dunque bando ai piagnistei e alle lugubri cerimonie a cura del Crai (comitato rivalutazioni approvate dagli intellettuali) perché se n’è andato un uomo buono, ma resta per sempre il cronista implacabile di ciò che di più disilluso e rabbioso alligna dentro di noi.

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