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Brescello dedica una mostra fotografica ad Angelo Rizzoli: uno spaccato sul mondo piccolo cinematografico negli anni ’50-‘60

Angelo Rizzoli mostra

Siamo alle soglie del ’51 - Sembra ancora di sentirli urlare e litigare, Peppone e Don Camillo, per le vie e le piazze di Brescello. Nell’immaginario collettivo l’associazione tra i due acerrimi nemici-amici e il piccolo centro della bassa padana è immediata, ma la realizzazione pratica del progetto si rilevò alquanto complicata poiché occorreva trovare una località che non soltanto riproducesse l’atmosfera tipica della Bassa Padana, ma anche un luogo che riuscisse a dare un’immediatezza scenica e visiva dell’epica lotta tra i due personaggi. Il trio formato da Angelo Rizzoli (Produttore), Julien Duvivier (Regista) e Giovannino Guareschi (Scrittore), avevano ormai perso le speranze di trovare un luogo adatto al progetto del film, quando, infine, giunsero a Brescello. Fu un colpo di fulmine. La grande piazza, la Chiesa e il Municipio, non collocati di fronte ma bensì in posizione defilata come se si guardassero in cagnesco, rappresentarono subito il luogo ideale per il regista francese e fecero riconoscere anche a Giovannino Guareschi i luoghi amati del “Mondo piccolo”.

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‘Loveless’ di Zvyagintsev, la radiografia di una società inaridita

loveless

Regista rigoroso e impietoso, sin troppo votato ai cosiddetti film da festival, il siberiano Zvyagintsev conferma in Loveless una controversa ma indiscutibile potenza autoriale. Ancora più che negli affini “The Square” e “Happy End”, al centro della sua nuova parabola affiora la radiografia di una società inaridita dall’alienazione consumistica e inquinata dalla sfrenata liberazione dai tradizionali vincoli sentimentali: se, peraltro, nei suddetti pamphlet si possono intravedere scintille di sulfureo sarcasmo, nella Russia di Putin non solo la trama, ma anche i fondali non fanno che rimandare una desolazione, una disperazione, un’angoscia degni di un calvario più ancora che politico o economico, soprattutto spirituale.

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‘Gramigna-Volevo una vita normale’ di Sebastiano Rizzo, un film che non cade mai nella trappola dell’autocompiacimento

Gramigna

Luigi Di Cicco è un eroe. Magari non mascherato come quelli dei fumetti Marvel, ma fatto di sangue, cervello e carne come tutti. Gramigna, opera seconda di Sebastiano Rizzo, traspone infatti sullo schermo la sua autobiografia (scritta con Michele Cucuzza) che racconta come il figlio di uno dei più temuti boss camorristici –oggi ergastolano- a costo di sacrifici e umiliazioni sia riuscito a rifiutare il contesto di omertà e complicità in cui è cresciuto votato inesorabilmente a fargli ripercorrere la strada criminale.

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‘The Place’ di Paolo Genovese: l’etica individuale e i limiti degli impulsi umani

the place

Un punto di vantaggio, quindi, per il cinquantunenne regista romano che non ha paura di proporre un’esperienza di non scontato gradimento, considerato che il film procede in bilico su una suspense irrazionale, ipnotica, scabrosa e in ogni caso disturbante: “The Place” è, infatti, il nome di un bar all’americana (a proposito del quale citare i quadri di Hopper diventa quasi un test d’accesso) dove siede tutto il giorno a un tavolino l’uomo enigmatico interpretato da Mastandrea che riceve uomini e donne di varie età e diversi ceti speranzosi d’ottenere la possibilità di soddisfare i propri impellenti e spesso indecenti desideri.

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‘La ragazza nella nebbia’, il thriller diretto dallo scrittore Donato Carrisi

la ragazza nella nebbia

Come il romanzo, innescato dalla sparizione di una ragazzina appartenente all’isolata comunità di una cittadina montana -impossibile non pensare alle cittadine, da Alleghe a Cogne, immortalate dal dopoguerra a oggi dalla cronaca italiana-, il film La ragazza nella nebbia serve con diversa incisività il doppio spunto della strumentalizzazione di una tragedia sia da parte di chi investiga su di essa (esaltato dal carisma insostituibile di Servillo), sia da parte di coloro che dovrebbero limitarsi a raccontarla (avvilito da un’overdose moralistica di anatemi contro le malefatte dei media). Peccato, inoltre, che il montaggio appaia talvolta confuso costringendo alcune diramazioni della suspense a finire su un binario morto e alcuni passaggi troppo didascalici a sovrapporsi al gusto dell’inserto visionario (i diorama che ricordano i plastici dei programmi tv), della sequenza movimentata o della bella inquadratura. L’incontro/scontro tra l’ispettore di Servillo e lo psichiatra di Reno sorregge bene, in definitiva, l’asse portante strettamente romanzesco, ma quello che risulta alquanto precario è il senso di mistero e sortilegio innescato dal sospetto che il Male venga generato dallo stesso finto-edenico paesino.

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Torna a Firenze la seconda edizione di ‘Alluvionati Dentro’, non un semplice raduno ma un calvario

Firenze eventi

Dopo il successo dell’anno scorso torna a Firenze il raduno più amato, quello più in senso anafestico, quello con scappellamento a destra e fuochi fatui.. quest’anno con un sapore amaro (anzi aspro) vista la scomparsa di poche settimane fa dell’ultimo zingaro Gastone Moschin proprio nell’anniversario del 35° anno dall’uscita del secondo atto nelle sale.

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‘Ammore e malavita’, la derisione dell’abuso di “gomorrismo”

ammore e malavita film

Standing ovation alla Mostra del cinema di Venezia per gli autori e il cast di “Ammore e malavita” al termine della proiezione clou. E qui interviene il potere dei media: persino la mano del critico s’arresta a mezz’aria, un po’ intimorita un po’ condizionata ancora prima di scrivere. Come verranno presi, infatti, la sarabanda di allegri stereotipi, il diluvio di spari e ammazzamenti e il profluvio citazionistico di canzoni tra il musical americano e la sceneggiata autoctona che riempiono il film ideato come omaggio alla napoletanità di ieri, oggi e domani?

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