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La duplice avventura de “La nave di Teseo-V. M. Straka”, a cura del creatore di “Lost”

V.M. Straka-La nave di Teseo

Si chiama come la casa editrice fondata da Elisabetta Sgarbi e ha per creatore J. J. Abrams, ideatore fra le altre delle serie tv Lost e Fringe. Come se non bastasse, è protetto da una vera e propria scatola-custodia sigillata, che deve essere aperta una volta acquistato il volume. È un’opera di cui si sente parlare poco nell’ascoltare il grande pubblico, sebbene sia in commercio già dal 2013, ma di cui chi l’ha letta non può fare a meno di esprimersi con meraviglia. La nave di Teseo – V. M. Straka è, infatti, un vero e proprio caso editoriale. Un romanzo assolutamente unico nel suo genere, che è stato scritto concretamente da Doug Dorst in lingua inglese e che ha poi fatto il giro del mondo in pochissimo tempo, per via della sua struttura innovativa e insolita.

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Dunkirk: il nuovo capolavoro di Nolan che aspira ad una verità sensoriale

dunkirk

Lo shock produce nei combattenti di Dunkirk quella che potremmo definire, rubando il termine a una delle protagoniste del best seller L’amica geniale, un’ininterrotta smarginatura. In questo modo il regista Nolan nel corso del suo viaggio nella profondità dell’orrore bellico aspira a una verità sensoriale, spersonalizzata che non ha niente di naturalistico e niente che assomigli alla routine del genere. La sua –ricorrendo a un ossimoro- è una brutale ricercatezza che permette agli spettatori d’immergersi in forme convulse, infrante, assordanti dove i punti cardinali si ribaltano e le prospettive sembrano impegnate a ingannare se stesse; il congegno narrativo del film, insomma, basato com’è su questa sorta di visione parcellizzata e asincrona, s’adatta perfettamente al significato letterale della categoria (blockbuster, ‘abbattitore d’ostacoli’) in cui lo si potrebbe sbrigativamente piazzare.

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Venezia 2017: vince “The Shape of Water”di Guillermo Del Toro, raffinato fantasy dal temperamento umanistico

venezia 2017

The Shape of Water di Guillermo del Toro si è aggiudicato il Leone d’Oro per il miglior film della Mostra di Venezia 2017. La pellicola, che certamente non è un capolavoro, ma che conferma la felice predisposizione del regista messicano amante di creature fantastiche Guillermo del Toro per un cinema immaginario nutrito da citazionismo cinefilo, temperamenti umanistici e tecnica raffinatissima, quasi manieristica, è un interessante mix favolistico tra La Bella e la Bestia e il neo-romanticismo onirico alla La La Land, che avrà successo presso il pubblico in virtù di una straordinaria accuratezza della ricostruzione dell'epoca della Guerra fredda, una serie d'interpretazioni impeccabili, prima fra tutte quella di Sally Hawkins e una tensione costante e coinvolgente abbastanza rara a molti autori.

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Sei battute di “Amici Miei”, capolavoro della commedia italiana, per ricordare l’attore Gastone Moschin

gastone moschin

Firenze, 4 settembre 2017 - "Amici miei" è un film cult entrato nella storia del cinema italiano, amatissimo ancora oggi, a tanti anni di distanza. Gastone Moschin, scomparso lo scorso 4 settembre in Umbria, dove viveva da diversi anni,  fu presente in tutti e tre i capitoli, nel ruolo dell'architetto, dalla contagiosa risatina Rambaldo Melandri. Per quanto tutte le battute del film siano da antologia (e vale la pena di ricordare che fra gli sceneggiatori c'erano  Leo Benvenuti e Piero De Bernardi), alcune di quelle fatte pronunciare al Melandri sono davvero rimaste nella memoria e nel parlato comune, basti pensare ad espressioni non-sense come Antani, Supercazzola, Supercazzola con scappellamento, Confaldina...

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‘Gatta Cenerentola’, la favola millenaria ritorna in chiave moderna dal 14 settembre nelle sale italiane

cenerentola

Se si pensa a ‘Cenerentola’ la prima cosa che viene in mente è senza alcun dubbio il film d’animazione Disney del 1950. La protagonista era una giovane orfana di madre affidata alle cure del padre. Dopo diversi anni quest’ultimo decide di risposarsi dando alla figlia una matrigna Lady Tremaine e due sorellastre Anastasia e Genoveffa. I rapporti tra le tre, già tesi, si acuiscono alla morte del padre. Cenerentola da figlia di un aristocratico si trasforma in membro della servitù. Nel frattempo al palazzo reale il re organizza un ballo per scegliere la futura sposa di suo figlio e invita tutte le donne del reame.

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In morte di Jerry Lewis, pontiere tra screwball e slapstick comedy

Jerry Lewis

Nel momento più intenso della guerra fredda tra cinema italiano e cinema americano, inasprito dall’egemonia della critica post-neorealistica, il nome e i film di Jerry Lewis rappresentavano uno dei punti di massima polemica. Infatti al grande successo e alla straripante popolarità di The ID (come lo chiamavano i fan abbreviando l’affettuoso nomignolo “The Idiot” ) in patria, corrispondeva da noi la diffusa idea di un comico banale, insulso, esponente perfetto della tipica demenzialità americana. Solo alcuni cinèfili coraggiosi, precedendo di poco la clamorosa rivalutazione critica operata alla fine degli anni Sessanta dai ‘giovani turchi’ parigini futuri autori della Nouvelle Vague, osavano celebrare la genialità assoluta ed eversiva dell’attore scomparso o scorso 20 agosto a novantuno anni. Quell’adulto perennemente infantile, dai movimenti simili a quelli di uno snodatissimo pagliaccio e dalla risata e la smorfia sguaiate, detto anche The Ugly -il bruttissimo- signore e padrone delle esilaranti (dis)avventure di titoli destinati a diventare di culto come “Mezzogiorno di fifa” o “Il nipote picchiatello” (doppiati come meglio non si potrebbe dal mitico Carletto Romano) era anche, sorprendentemente, un idolo della Hollywood glamour, sposato ma seduttore, nevrotico ma in grado di fare impazzire le pupe non solo nella finzione dei set, partner indispensabile di Dean Martin nei trionfi di una delle coppie comiche più irresistibili della storia del cabaret, del cinema e della tv.

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Il cinema secondo Edgar Morin: l’uomo e il suo doppio

Nella sua introduzione al saggio di sociologia antropologica Il cinema o l'uomo immaginario, il filosofo francese Edgar Morin (Parigi, 8 luglio 1921) si sofferma sul concetto di doppio e di immagine. Fascino, doppio, fotogenia sono termini che sembrano assumere nuovi e complessi significati. Il cinema è considerato industria vera e propria, oltre che un fenomeno sociale, testimonianza dunque della modernità del nostro secolo.

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‘The Young Victoria’, di Jean-Marc Vallèe: fascino british e romance

The Young Victoria è un film del 2009, diretto da Jean-Marc Vallée e prodotto da Martin Scorsese. A interpretare il ruolo della protagonista è l'attrice inglese Emily Blunt, vincitrice del Golden Globe nel 2006 come miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione nel film televisivo Gideon's Doughter. The Young Victoria racconta la giovinezza della regina, dall'anno che precedette la sua salita al trono fino all'incidente che la vide obiettivo di un dissidente che provò a ucciderla con un colpo di pistola.

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