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“The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”, in ricordo di David Bowie

La morte di un grande artista è sempre un colpo difficile da digerire. A causa dell’indiscussa capacità di scatenare sensazioni uniche grazie alla facoltà di vedere il mondo con occhi diversi rispetto a chiunque altro, la loro dipartita non viene quasi mai accettata serenamente o come un fatto naturale dal momento che quando se ne vanno una piccola parte delle nostre emozioni se ne va con loro trasformandosi in ricordo. Quando poi ad andarsene è un personaggio del calibro di David Bowie le cose si complicano ulteriormente. Al dolore si aggiunge la consapevolezza di aver perduto un protagonista assoluto del panorama artistico-musicale dell’ultimo mezzo secolo capace di anticipare tendenze, aprire nuove strade e “dettare legge” in ogni ambito toccato dal suo genio. Visionario, eccessivo (ma mai pacchiano), elegante, raffinato, a tratti ambiguo e spiazzante, capace di trasformarsi, cancellarsi, reinventarsi, il Duca Bianco è stato un vero e proprio camaleonte, non solo sul palcoscenico ma nella sua stessa vita, in grado (uno dei pochi) di coniugare la sperimentazione più estrema con il successo di massa.

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“Abraxas”: i Santana gettano l’incantesimo

Prima del 16 agosto 1969, giorno in cui gli ancora sconosciuti Santana si esibiscono sullo storico palco del festival di Woodstock, il latin-rock praticamente non esiste. L’unico esempio degno di nota fino ad allora resta l’immenso Ritchie Valens che, nell’ottobre del ‘58, consegna alla leggenda la sua straordinaria versione de La Bamba, canto tradizionale messicano rivisitato in chiave rock. Nonostante il successo stellare dovuto all’indiscussa bellezza del brano ed alla prematura scomparsa dell’artista (morto nel febbraio del 1959 a soli 17 anni per un incidente aereo insieme a Buddy Holly e The Big Bopper in quello che sarà ricordato per sempre come The day the music died), i tempi non sono ancora maturi per una definitiva codificazione e consacrazione del nuovo stile. Valens si limitava ad applicare i ritmi e le sonorità rockabilly e rythm’n’blues a pezzi già esistenti e conosciuti, non esisteva un processo compositivo/strumentale che portasse alla creazione di brani originali caratterizzati da sonorità latine. Per tutto questo bisogna aspettare una decina d’anni quando i Santana, dopo numerosi esperimenti danno alle stampe il primo album omonimo.

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The Complete Studio Recordings: i 29 comandamenti di Robert Johnson

Non si può comprendere ed amare il rock senza un tuffo nel passato, splendido ed inquietante, che faccia comprendere quale sia la vera natura della musica che ha profondamente scosso l’ultimo mezzo secolo. Come tutti i viaggi a ritroso può spesso apparire confuso, nebuloso, leggendario, ricco di omissioni ed eccessi di fantasia ma senza dubbio imprescindibile e con una buona dose di verità alle spalle. Per capire dove tutto comincia bisogna tornare alla fine degli anni ’30 e precisamente nei sei mesi che vanno dal novembre 1936 al giugno 1937, in Texas quando un oscuro chitarrista di nome Robert Johnson per la prima volta in vita sua decide di cantare davanti ad un microfono cambiando per sempre e definitivamente il corso degli eventi.

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At Folsom Prison: la resurrezione di Johnny Cash

L’album At Folsom Prison di Johnny Cash rappresenta una favola, esso infatti è solo il punto di arrivo di un percorso fatto di tormento, sofferenza, umanità e redenzione. A metà degli anni ’60, la parabola artistica di Johnny Cash, è in fase decisamente calante. Il successo travolgente degli esordi, in cui era perno del Million Dollar Quartet insieme a Elvis Presley, Jerry Lee Lewis e Carl Perkins durante il periodo d’oro della Sun Records, è un lontano ricordo. I giovani, affascinati da nuove sonorità sembrano voltargli le spalle. Le vendite sono in picchiata e nessun produttore è pronto ad investire un solo centesimo su di lui. A ciò si devono aggiungere i numerosi problemi con la legge causati da un crescente abuso di droghe che ne rafforzano la cattiva reputazione e ne accrescono la fama di “fuorilegge”. Non proprio un momento felice dunque il cui superamento richiede un grandissimo sforzo umano e professionale. L’amore di June Carter gli fornisce la forza per disintossicarsi ed il coraggio per tentare un’impresa apparentemente assurda atta a celebrare la sua seconda vita.

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“Blues Brakers with Eric Clapton”: la via Inglese al blues

La convinzione che il blues fosse roba per pochi eletti uomini di colore era ancora molto forte nei primi anni ’60. Mostri sacri come B.B.King, Little Walter, Robert Johnson, Howlin Wolf, Sonny Boy Williamson, erano visti con ammirazione e devozione da schiere di giovani musicisti che tentavano i primi timidi approcci agli strumenti. La maestria tecnica, la vocalità implorante e grezza, i riff micidiali e perfino i tormenti interiori erano visti come qualità intrinseche, inimitabili, perfino difficilmente comprensibili da un pubblico bianco. Essere uomini di blues era una faccenda terribilmente seria. Le cose cambiano verso la metà degli anni ’60, quando John Mayall, talentuoso polistrumentista britannico, solo sulla carta nato a Macclesfield, intuisce che può esserci un approccio diverso alla musica dell’anima.

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Electric Warrior: si scrive glam rock si legge Marc Bolan

Bello, sexy, con una voce calda e suadente, Marc Bolan, nel 1971, è l’Apollo dello star system. Milioni di fans in delirio lo seguono come fosse il pifferaio di Hamlin, affascinati dal suo modo di stare in scena, dalle sue mise sgargianti e dalla sua musica travolgente. Volutamente frivolo, dichiaratamente superficiale, intenzionalmente destabilizzante, riscuote un successo talmente grande da far rispolverare ai giornalisti di settore un termine che non si sentiva da circa un decennio: bolanmania.

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“Layla & “Other Assorted Love Songs”: il disperato blues dei Derek & The Dominos

Nel 1970 Eric Clapton, stanco della fama e dell’aura leggendaria creatasi intorno alla sua figura dopo le trionfali esperienze con Yardbirds, Cream e Blind Faith, decide di formare un gruppo nel quale poter essere solamente un semplice musicista. Sulla falsariga dell’esperienza già fatta precedentemente da altri gruppi, uno su tutti i Beatles che “per guardare il mondo con altri occhi” ed allentare la pressione diedero vita all’immortale alter ego Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, adotta lo pseudonimo di Derek (soprannome nato dalla crasi tra Del, suo vecchio nickname, ed Eric) e con altri tre colleghi, Carl Radle al basso, Bobby Withlock alle tastiere, Jim Gordon alla batteria, forma il gruppo dei Derek & The Dominos.

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“Superfly”: La rovente denuncia di Curtis Mayfield

In pochi casi una colonna sonora è decisamente migliore del film cui fa sfondo; Superfly è uno di questi. Il film omonimo, uno dei primi esempi di blaxploitation (genere nato nei primi anni ’70 concepito e realizzato da e per gli afroamericani ed incentrato sulla vita disagiata dei ghetti neri, antesignano del moderno gangsta), non è proprio una pietra miliare del cinema.

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