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Aldo Moro e la rappresentazione della storia, dai film che rimandano ad una iconografia stereotipata al romanzo di Vasta che racconta la storia come materia

Aldo Moro

Aldo Moro, scrivono Pasolini e Sciascia, agisce attraverso la lingua: i suoi discorsi involuti, il suo latinorum, sono lo strumento principale per conservare lo status quo. Moro è il simbolo di un potere incomprensibile e in quanto tale le Brigate Rosse, ossessionate dalla retorica del complotto e dei linguaggi da decifrare, lo rapiscono, in omaggio, appunto a un’idea più che a un dato di fatto. La rappresentazione della storia da parte del cinema è spesso fondata su un immaginario autoreferenziale, i film si citano a vicenda, o rimandano a fonti audiovisive di tipo documentario, a fotografie, a dipinti, elementi visibili. Questo succede per ogni periodo storico ma nessun decennio come gli anni Settanta risente di un’iconografia standardizzata che spesso diventa stereotipo, luogo comune, banalità. C’è un evento però, negli anni Settanta, il cui percorso iconografico è stato completamente diverso: questo evento è il caso Moro. E il racconto cinematografico dei 55 giorni, più che alle fonti visive, deve il suo canone narrativo alla letteratura, una letteratura che fino alla pubblicazione del romanzo di Giorgio Vasta, Il tempo materiale, non ha mai osato discostarsi dal solco tracciato da due giganti tanti anni fa. Dal 1978, per essere precisi.

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Tony Iwobi e il razzismo degli antirazzisti, ipocriti quanto l’ideologia che sostengono

Iwobi

Un giovane nigeriano proveniente da una famiglia modesta giugne in Italia nel 1976 con un permesso di soggiorno per motivi di studio. È uno dei primi immigrati provenienti dall’Africa nera a giungere nel Bel paese, all’epoca sull’orlo di una guerra civile, dilaniato da attentati, violenze e manifestazioni squadriste da parte dell’estrema destra e dell’estrema sinistra. Testardaggine, volontà di emancipazione e di riscatto sociale e tanta ambizione, questi i moventi che spingono il giovane Tony Chike Iwobi a svolgere qualsiasi lavoro, muratore, stalliere e idraulico, pur avendo in mano una laurea in Scienze informatiche conseguita negli Stati Uniti. Si trasferisce nel profondo settentrione, nella provincia di Bergamo, dove viene assunto dall’Amsa in qualità di operatore ecologico, ma pochi mesi dopo viene promosso agli uffici divenendo impiegato. Cambia tanti lavori, non più umili, ricoprendo mansioni di responsabilità presso aziende italiane e svizzere, continuando allo stesso tempo ad arricchire il suo profilo lavorativo con corsi di specializzazione seguiti in Italia e all’estero.

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Elezioni politiche 2018: vince la realtà, il cosiddetto populismo che fa ancora storcere il naso ai radical chic che vivono su un altro pianeta

elezioni politiche 2018

Dal trionfo del Movimento 5 Stelle alla débâcle del Partito Democratico, dal successo della Lega al tonfo di Forza Italia: come cambia lo scenario politico italiano dopo le elezioni del 4 marzo? A guardare le mappe spennellate di colori politici, l’Italia è divisa in due: Lega Nord e Lega Sud. Il meridione e le isole sono macchiati del giallo del Movimento 5 Stelle, il settentrione è zona targata Lega. I veri vincitori sono loro, i partiti cosiddetti populisti, i partiti della realtà. I perdenti? Innanzitutto il Partito Democratico dell’ex-premier in bicicletta Matteo Renzi, che ha dimezzato i consensi, insieme alla fotogenica e onnipresente Emma Bonino e ai colonnelli fuoriusciti (dalla casa democratica e dalla storia) Bersani, D’Alema, Grasso e compagnia. Non se la passa bene nemmeno Forza Italia, che guadagna la seconda posizione all’interno della coalizione del centrodestra.

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Salviamo la scuola dall’anacronismo politico

scuola italiana

Lavinia Flavia Cassaro, l'insegnante di Torino che ora rischia il posto per aver augurato la morte alle forze dell'ordine, rappresenta uno dei tanti modelli diseducativi che vorremmo sinceramente sparissero dalle nostre scuole. Sembra che l’aria che si respira possa tranquillamente provenire da uno dei film di Elio Petri: le strade sono in fermento, i caschi della celere non occupano le gradinate degli stadi ma l’asfalto, ed il neo prototipo dell’anarchico da copertina si scaglia contro i tutori dell’ordine costituito. Cortei e fumo, disordine controllato, di nuovo il nemico nero da combattere, l’incombere di vecchie paure con l’ombra che torna a distendersi sul martoriato stivale del Belpaese. “Anacronismo che avanza!”, potrebbe essere lo slogan di una moderna corrente di pensiero, che ripesca modelli dal passato, per far fronte alla voragine politico-sociale, apertasi nel tessuto di questa nostra Italia che stenta a trovare una propria identità.

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Sull’idiozia degli opposti estremismi: fascisti e antifascisti nel 2018, opposti cameratismi esercitati da cervelli depensanti

fascisti

Nell’Italia del 2018, non ancora uscita dalla più devastante crisi economica che il moderno capitalismo abbia mai generato, ci tocca stare a discutere di fascismo e antifascismo. Il rosso e il nero, magari quello di Stendhal, ché se si leggesse di più e si cianciasse di meno tutti ne guadagneremmo. Invece no, in giorni di manifesta inconsistenza del dibattito pubblico e di molle decadenza dei valori politici, durante la campagna elettorale più noiosa e demenziale che vivente ricordi, si scopre d’un tratto che la domanda che turba il sonno di tutti gli italiani è: tornerà mai il Duce ad affacciarsi al balcone di palazzo Venezia? Come tale interrogativo sia diventata la più cogente questione politica di questi tempi rimarrà un mistero buono al più per stralunati studiosi di psicologia sociale.

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Carl Schmitt, filosofo politico e giurista imprescindibile, perennemente attuale

Schmitt

Nonostante le note vicende sulla totale o parziale compromissione di Schmitt col regime nazista i suoi volumi sono sempre oggetto di approfondimento da parte delle università, anche americane dove, come racconta Andrea Mossa ne Il nemico ritrovato. Carl Schmitt e gli Stati Uniti (Accademia University Press, p.295), fecero per esempio carriera tanti ebrei tedeschi costretti all’esilio ma che con il suo pensiero e le opere avevano contratto consistenti debiti teorici. Impossibile quindi non confrontarsi, qualunque fosse il campo d’azione, filosofico, giuridico o politologico, con uno studioso che ha influenzato di molto la riflessione anche oltreoceano, sebbene le accademie di ogni ordine e grado scoraggino pur solo a menzionarne il nome.

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Foibe: tredici anni fa, la prima celebrazione del ‘Giorno del Ricordo’, in memoria di quasi ventimila italiani torturati e assassinati

Foibe

Esattamente tredici anni fa, nel 2005, gli italiani furono chiamati per la prima volta a celebrare il «Giorno del Ricordo», in memoria dei quasi ventimila nostri fratelli torturati, assassinati e gettati nelle foibe (le fenditure carsiche usate come discariche) dalle milizie della Jugoslavia di Tito alla fine della seconda guerra mondiale. La memoria delle vittime delle foibe e degli italiani costretti all'esodo dalle ex province italiane della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia è un tema che ancora divide. Eppure quelle persone meritano, esigono di essere ricordate.

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Gerusalemme e il sionismo: una lettura geopolitica, teologica e geografia

Gerusalemme

Rileggere lo scontro in Palestina e più in generale nel Vicino e Medio Oriente attraverso le lenti della geopolitica e della geografia è l'unico sistema per sganciarlo da una narrazione pre-costruita ad uso e consumo dell'Occidente. Il giurista tedesco Carl Schmitt nel suo studio sul concetto di politico affermò che tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati poiché sono passati alla dottrina dello Stato dalla teologia. Secondo il prof. Claudio Mutti la stessa geopolitica, pur essendo una scienza del tutto profana, non è estranea a questa dinamica evolutiva. E, di fatto, esiste una segreta influenza, per lo più sconosciuta o ignorata dagli odierni analisti geopolitici e geo-economici, esercitata dalle scienze tradizionali sull’immaginario collettivo. Esiste dunque un profondo impatto residuale degli archetipi della geografia sacra sedimentato nell’immaginario collettivo che determina la struttura stessa del pensiero geopolitico. La geopolitica ha dunque una discendenza diretta dalla geografia sacra. E questa relazione si esprime in modo determinante e visibile a tutti in primo luogo nella contesa attorno ai centri spirituali.

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