Breaking News
Home / Altri mondi / Birdman trionfa agli Oscar 2015
oscar 2015

Birdman trionfa agli Oscar 2015

La notte degli Oscar 2015, la notte più stellata dell’anno, si è conclusa con un diretta che ha permesso a chi era interessato, di seguire lo spettacolo anche in Italia. La serata si è aperta con una bella performance dello showman Neil Patrick Harris che ha aperto lo spettacolo richiamando il musical e le atmosfere delle pellicole più famose del cinema internazionale, con simpatiche incursioni nelle scene dei film. La sua presenza sul palco è stata abbastanza convincente, ha cantato (accompagnato anche dalle incursioni di Anna Kendrick e Joe Black), ha saputo intrattenere, ha coinvolto il pubblico e si è presentato in mutande. Più di così non poteva “mostrare”.

Ma passando ai premi, i due film che escono decisamente vittoriosi sono Birdman che si è aggiudicato quattro statuette importanti, tante quante Grand Budapest Hotel.

La commedia nera Birdman, sulla tragedia di essere un ex supereroe, è stata per l’Academy il miglior film e permette al messicano Alejandro Gonzáles Iñárritu di vincere l’oscar per il miglior regista eguagliando il compatriota Alfonso Cuaròn che l’anno scorso vinse con Gravity. Il regista è stato premiato per la sua abilità registica, riconosciuta per la capacità di girare un intero piano sequenza come se non ci fosse alcuno stacco. L’altra importante statuetta è quella per la miglior sceneggiatura originale, definita dallo stesso regista e dai suoi sceneggiatori un progetto che sembrava folle, che lo è stato davvero, diventando il successo che adesso viene proclamato. Il film ha vinto anche un premio definito del gruppo di quelli tecnici per la miglior fotografia. L’unica piccola delusione è forse quella per la mancata statuetta all’attore protagonista Michael Keaton che si è visto soffiare il premio da Eddie Redmayne che ha interpretato il malato Stephen Hawking ne La teoria del tutto. La sua interpretazione del fisico affetto da atrofia muscolare, lo ha portato alla vittoria e il suo discorso accompagnato da un evidente stato emozionale, ha commosso la platea. Il giovane attore ha dedicato la statuetta a tutti coloro che affetti da malattie degenerative come la SLA (Sclerosi  Laterale Amiotrofica), che vivono una vita intrappolati in un corpo che non funziona ma con la mente che produce emozioni e lavori importanti.

Per quanto riguarda la statuetta per la migliore attrice protagonista, questa è stata assegnata alla toccante e forte interpretazione di Julienne Moore in Still Alice. Anche in questo caso l’Academy decide di premiare il “caso umano”, la malattia, in questo caso l’alzheimer, che anche se non può ancora essere curata non deve sconfiggere la voglia di vivere di chi ne è affetto, lanciando così un messaggio che incoraggi a lottare sempre. L’attrice, commossa per tutta la serata, lo è stata ancora di più quando dal palco ha ringraziato tutti, ricordando anche i registi Wash Westmoreland e Richard Glatzer anche quest’ultimo affetto da SLA che ha diretto l’ultima parte del film in un periodo degenerativo della malattia senza arrendersi.

Altro film protagonista della serata è stato senza dubbio Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Il film si è aggiudicato quattro statuette nelle categorie più tecniche, questo a sottolinearne l’accuratezza della pellicola e lo stile sublime e geniale  premiati con gli oscar alla miglior scenografia, miglior colonna sonora, miglior trucco e miglior costumi. Proprio il premio per i miglior costumi è stato consegnato all’italiana Milena Canonero. La costumista nostrana ha portato un po’ di Italia anche a questa edizione e con questa si è aggiudicata la quarta statuetta su 9 nomination in carriera. La donna che ha reso celebri personaggi come i drughi di Arancia Meccanica di Stanley Kubrick e che ha vinto con film come Barry Lyndon dello stesso Kubrick, Momenti di Gloria di Hugh Hudson, Marie Antoniette di Sofia Coppola, ha ringraziato l’estro di Wes Anderson e la sua visione del Grand Hotel Budapest.

Film che ha ribaltato i pronostici è stato Whiplash di Damien Chazelle che è riuscito a portarsi a casa tre statuette per miglior montaggio, miglior montaggio sonoro ed infine per il miglior attore non protagonista J.K Simmons per la sua interpretazione tanto forte quanto spietata del professor Terence Fletcher. Il film è stato quindi premiato nelle categorie che forse più lo contraddistingueva dalle altre pellicole in quanto il suono e la musica sono una parte fondamentale di questo lavoro in particolare e per la particolare interpretazione dell’attore non protagonista che fa da filo conduttore.

Una statuetta, probabilmente la più “sicura”, che non ha fatto prendere troppi rischi alla giuria dell’Academy, è  stata quella per la migliore sceneggiatura non originale a The Imitation Game; toccante il discorso di ringraziamento del giovane sceneggiatore Graham Moore: il suicidio tentato a sedici anni a causa della discriminazione e del peso di sentirsi diversi, lo ha reso la persona che ha adesso e ha dedicato il premio a tutti coloro che come lui hanno e stanno lottando contro questo problema, suscitando la commozione generale e un lungo applauso.

Ci sono stati altri momenti che hanno commosso ed esaltato il pubblico del Dolby Theatre. Una standing ovation tutta al femminile per Patricia Arquette vincitrice della statuetta per miglior attrice non protagonista nel ruolo di Olivia Evans in Boyhood e il suo discorso sulle discriminazioni tra uomini e donne, al quale ha applaudito anche la rivale Maryl Streep. Ed è stato proprio Boyhood il grande deluso della serata. Il premiato ai Golden Globes Linklater non è riuscito ad aggiudicarsi la statuetta per la miglior regia, contro tutti i pronostici che lo davano vincitore.

Un altro momento molto emozionante è giunto con la performance di Common e John Legend che sulle note di Glory dal film Selma, hanno riportato il teatro agli anni della lotta pacifica di Martin Luther King, con il coro Gospel che li accompagna e la simbolica marcia sul palco che ha fatto alzare in piedi tutti gli ospiti commossi anche dopo il discorso di stampo politico dei due cantanti che sostengono la causa contro ogni discriminazione razziale. La canzone ha vinto infatti il premio miglior canzone.

Un momento di spettacolo è giunto con l’apparizione argentea di Lady Gaga sulle note di The sound of music, dal musical  Tutti insieme appassionatamente, che rendeva omaggio ad una delle pellicole più famose che compie i suoi primi 50 anni e a cui ha seguito un sincero abbraccio tra la cantante pop più famosa degli ultimi anni e la sempre verde Julie Andrews. L’attrice, ha poi annunciato un altro momento di forte impatto emotivo, i memories che ricordano tutti i personaggi scomparsi nell’ultimo anno. A tal proposito è necessario fare un appunto che non è affatto superfluo o campanilistico, in riferimento alle immagini dei ritratti dei vari protagonisti (da Robin Williams a Lauren Bacall) che scorrevano sul video: tutti gli italiani erano in attesa di leggere il nome di Franco Rosi, maestro indiscusso del cinema internazionale, ricordato e citato da registi hollywoodiani che hanno visto in lui il vero pilastro della loro formazione cinematografica, ma l’immagine e il suo nome non sono comparsi. Una dimenticanza che ha indignato i cinefili, ammorbidita dalla presenza di Virna Lisi nell’elenco, ma che non ammortizza la mancanza e crea invece un vero vuoto storico.

Per quanto riguarda la categoria che ci vide vincitori la scorsa edizione con La grande bellezza di Paolo Sorrentino, la statuetta per il miglior film straniero è stata assegnata al polacco Ida di Paweł Pawlikowski, scritto dallo stesso regista e da Rebecca Lenkiewicz. Un film che il regista ha definito immerso nel silenzio e nella contemplazione del bianco e nero che con questo premio viene catapultato nella luce più sfavillante e penetrante.

Confermata invece la statuetta per la Walt Disney che ha raddoppiato e dopo la vittoria di Frozen l’ scorso anno, questa volta ha sbaragliato ogni previsione che gridava a gran voce Dragon Trainer 2 della Dreamworks, vincendo il premio per il miglior film d’animazione con Big Hero 6 e il premio per il miglior corto d’animazione con Feast.

Ad American Sniper di Clint Eastwood è andata solo una statuetta, quella per il miglior sonoro, mentre il grande escluso Interstellar di Christopher Nolan è riuscito a strappare un premio per i migliori effetti sonori.

Lo spettacolo è stato godibile e ben presentato e anche le premiazioni sono state eque e ben divise. Come anche accaduto in questi ultimi anni non c’è stata nessuna pellicola piglia tutto e le performance non hanno rubato la scena ai film ma piuttosto gli ha reso il degno omaggio.

Qui di seguito l’elenco completo dei vincitori:

MIGLIOR FILM: Birdman

MIGLIOR REGIA: Alejandro González Iñárritu

MIGLIOR ATTORE: Eddie Redmayne

MIGLIOR ATTRICE: Julianne Moore

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: J.K. Simmons

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Patricia Arquette

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: Birdman

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: The Imitation Game

MIGLIOR FILM STRANIERO: Ida (Polonia)

MIGLIOR FILM ANIMAZIONE: Big Hero 6

MIGLIOR FOTOGRAFIA: Birdman

MIGLIOR SCENOGRAFIA: Grand Budapest Hotel

MIGLIOR MONTAGGIO: Whiplash

MIGLIOR COLONNA SONORA: Grand Budapest Hotel

MIGLIOR CANZONE: “Glory” da “Selma”

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI: Interstellar

MIGLIOR SONORO: American Sniper

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO: Whiplash

MIGLIOR COSTUMI: Milena Canonero (Grand Budapest Hotel)

MIGLIOR TRUCCO: Grand Budapest Hotel

MIGLIOR DOCUMENTARIO: CitizenFour

MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO: Crisis Hotline: Veterans Press 1

MIGLIOR CORTO: The Phone Call

MIGLIOR CORTO D’ANIMAZIONE: FEAST

 

 

 

 

 

vai al sito macrolibrarsi

About Suhail Ferrara

Check Also

‘La ragazza del dipinto’ di Amma Ansante, una storia vera

La ragazza del dipinto è un film storico e drammatico del 2013, diretto dalla regista britannica Amma Ansante.  I protagonisti sono Gugu Mbatha-Raw, Tom Wilkinson, Miranda Richardson, Penelope Wilton, Sam Reid, Matthew Goode, Emily Watson, Sarah Gadon, Tom Felton e James Norton. Il film è tratto dalla storia vera di Dido Belle, ragazza mulatta figlia del capitano Sir John Lindsay e di una donna di colore, vittima del razzismo e delle norme aristocratiche nell'Inghilterra del 1700.