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Gérard Genette: nascita della narratologia moderna

Il critico letterario e professore di letteratura francese presso la Sorbona Gérard Genette (Parigi, 1930) è senza dubbio una delle personalità di spicco, insieme a Barthes e Levi-Strauss, dello strutturalismo, nonché massimo esponente della narratologia moderna.

Nella sua analisi narratologica Genette parte dalla trattazione del racconto come enunciato narrativo. Il racconto infatti, secondo il critico, «designa l’enunciato narrativo, il discorso orale o scritto che assume la relazione di un avvenimento o di una serie di avvenimenti: così si chiamerà racconto d’Ulisse il discorso tenuto dall’eroe nei canti dall’IX al XII dell’Odissea, e dunque questi stessi quattro canti, cioè il segmento del testo omerico che pretende esserne la trascrizione fedele».

Il concetto di  racconto viene affrontato anche in altri termini: storici, ovveroquando esso designa la successione di avvenimenti, reali o fittizi, che fanno l’oggetto del discorso narrativo e le loro diverse relazioni di concatenamento,  Secondo questa definizione, l’ “analisi del racconto” non è altro che <<lo studio di un insieme di azioni e di situazioni considerate in se stesse, fattane astrazione del loro canale mediatico, linguistico o altro, che ce ne dà conoscenza, e strettamente narrativi quando il racconto designa  un avvenimento: però non quello che si racconta, ma quello che consiste nel fatto che qualcuno racconta qualcosa: l’atto del narrare preso in se stesso>>.

Nell’ambito del discorso narrativo il punto di vista indica le modalità di presenza del narratore e in tale ambito ci è utile fare riferimento alla focalizzazione, distinta da Genette in focalizzazione zero, ossia quando il narratore è onnisciente e controlla l’intera scena narrativa e ne sa più dei suoi personaggi, focalizzazione interna, quando il narratore si annulla dietro ai suoi personaggi e non ne sa più di essi e infine  focalizzazione esterna, quando il narratore si pone all’esterno del racconto e ne sa quanto i suoi personaggi.

Tuttavia, come ha notato Betrand, <<nella creazione della struttura del racconto il punto di vista è chiamato in causa anche dalla selezione di un personaggio e dal conseguente sviluppo che ne determina il percorso>>. Tale scelta è dovuta dai vincoli della testualizzazione, meccanismo molto importante ai fine dell’organizzazione della macchina narrativa consentendo agli altri attori di occupare una posizione secondaria, in questo ultimo caso si parla di prospettiva narrativa. Il significato di un testo dunque è il risultato delle relazioni intertestuali che intercorrono tra  la singola istanza testuale e l’universo testuale in cui viene inserito dal lettore.

A tal proposito prendiamo in esame i primi due capitoli di Germinale, romanzo di Zola nei quali vi è un’alternanza di prospettiva di Etienne Lantier e quella degli operai che si alzano per andare a lavorare. In seguito, il primo capitolo della seconda parte del libro introduce la prospettiva di alcuni borghesi e via dicendo. La scelta di una prospettiva, secondo Bertrand, implica il duplice meccanismo di selezione di un percorso narrativo e di occultamento sistematico degli altri percorsi possibili. Ad esempio il narratore della fiaba si avvale della prospettiva dell’eroe, il quale si fa interprete dei valori della comunità, nascondendo la prospettiva dell’antagonista.

Volendo sintetizzare, Genette si è occupato dello svelamento dei meccanismi linguistici, prendendo in considerazione i vari punti di vista della letterarietà, applicando questo metodo a diverse opere, tra le quali spicca La Recherche di Proust. Il critico ha affrontato la questione in diverse opere come le celebri Figure e Discorso del racconto.

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About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l’arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d’arte contemporanea.

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