Breaking News
Home / Critica letteraria / Masolino D’Amico, l’anglista che sceneggiò “Romeo e Giulietta”
Masolino D'Amico

Masolino D’Amico, l’anglista che sceneggiò “Romeo e Giulietta”

Respira cultura sin da  quando era piccolissimo l’anglista, critico teatrale, sceneggiatore, traduttore e giornalista romano Masolino D’Amico (1938),  figlio della grande sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico e del musicologo Fedele D’Amico, nonché nipote di Silvio D’Amico e del critico Emilio Cecchi.

Il  percorso formativo di Masolino D’Amico comincia a Roma, dove si laurea, per poi proseguire  gli studi al Trinity College di Dublino, essendo attratto dalla cultura inglese. Diventa professore ordinario di Lingua e Letteratura Inglese presso la Terza Università di Roma fino al 1º novembre 2011. Ha insegnato presso L’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e Roma Tre, dal 1989 collabora con la testata giornalistica “La Stampa”.

Difficile stabilire un giudizio su un uomo di cultura che è  in vita e che quindi avrebbe ancora molto da dire ma non si rischia di lasciarsi prendere dalla retorica e da banali frasi commemorative che la circostanza vorrebbe. Masolino D’Amico, come Mario Praz, ha alle spalle una profonda conoscenza della letteratura inglese che ha saputo portare anche sul grande schermo un classico intramontabile come “Romeo e Giulietta”(1968) con i giovanissimi Olivia Hussey e Leonard Whiting, scrivendone la sceneggiatura insieme al regista del film Franco Zeffirelli e a Franco Brusati. La pellicola è la più riuscita trasposizione della celebre tragedia di William Shakespeare: briosa, appassionata, moderna, con una scenografia e costumi  impeccabili, molto fedele al testo inglese. I dialoghi rispecchiano la cultura del tempo, soprattutto per quanto riguarda la concezione dell’amore  e la sua relazione con il destino e con il mito.

D’ Amico dimostra la sua passione per Shakespeare anche nel saggio “Scena e parola in Shakespeare” e per il mondo del cinema in “Persone speciali” dove l’anglista passa in rassegna tutti i personaggi del grande schermo dell’epoca d’oro che aveva conosciuto di persona, da Anna Magnani a Vittorio Gassman, da Mario Monicelli a Roberto Rosellini, da Luchino Visconti a Nino Rota, Da Silvana Mangano a Ennio Flaiano. L’autore romano riesce a ritrarre efficacemente i suoi personaggi cinematografici attraverso una sola parola per ciascuno. l’ultimo capitolo del libro è dedicato alla madre Suso che ha firmato sceneggiature dei pià importanti ed indimenticabili film della storia del cinema. La sua essenzialità è presente anche ne “La commedia all’italiana. Il cinema comico in Italia dal 1945 al 1975” (2008).

Oltre al già menzionato Shakespeare, D’Amico ha tradotto Wilde, Carroll ( è stata un’impresa per molti la traduzione dell’opera “Alice nel paese delle meraviglie”, dati i numerosi proverbi e giochi di parole presenti), Lyman e Baum, ha curato le edizioni italiani di prestigiosi drammaturghi come Tennessee Williams e Arthur  Miller. Lo stile di D’ Amico è elegante, leggero e musicale, in piena sintonia con lo stile tipico inglese. Ancora inglese è anche il protagonista del suo ultimo divertente e raffinato libro: “Il giardiniere inglese” (2013), presentandosi la curiosa figura di Lancilot “Capability” Brown disegnatore di paesaggi inglesi.

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

Check Also

Mallarmè

La poesia italiana del Novecento tra parola cifrata e colloquio solidale

Il critico piemontese Giacomo Debenedetti ha riflettuto a lungo sull'origine e sull'originalità dell'ermetismo italiano, sorto in un contesto europeo, occidentale; Mallarmè ne è il dato originario, fondante, insuperato che è utilissimo per comprendere al meglio i testi italiani. Debenedetti dunque uno o pochissimi brani di ogni scrittore e li sottopone ad una lettura che si basa sulla molteplicità dei riferimenti. Le cause dell'0scurità di Mallarmè sono ricondotte ad una contraddizione ontologica: la poesia è il solo strumento per raggiungere l'Assoluto, che però coincide con il nulla e dunque, in questo senso, la poesia si rivela fallimentare.