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Regalare un libro a Natale, quale? Cinque consigli per gli acquisti

Regalare un libro vuol dire molto di più di consegnare un regalo. Anche quest’anno, in questa corsa affannosa verso scaffali di supermercati, negozi e locali stracolmi di chi si è ridotto all’ultimo minuto per regalare qualcosa agli amici e ai propri cari, cosa c’è di meglio di un libro a Natale o per il nuovo anno a venire ? Un libro non è solo la sana lettura da riservarsi in questi giorni che significano anche pausa dal lavoro e dalla solita routine, un libro è un’occasione, è un momento prezioso per ognuno di noi. Un angolo destinato alla propria mente e alla propria anima.

Che siano tra i ”libri più venduti” , esposti all’ingresso o depositati nei luoghi un po’ più polverosi di una libreria, ‘loro’ ci sono sempre, non ci deludono mai ed aspettano solo di essere acquistati.

Di seguito, cinque proposte che non deluderanno le aspettative di nessuno.

1. Storie di fantasmi per il dopocena , di Jerome K. Jerome, uno scrittore ”da treno”. Il libro, di scorrevole lettura, contiene un insieme di storie avvincenti che hanno come protagonisti dei divertenti fantasmi e tanti sono i misteri che li riguardano e che si celano attorno ad una inquietante ”camera azzurra”.

2. Orfani bianchi, di Antonio Manzini. La protagonista è una donna moldava che viene a vivere a Roma e lascia  dietro di sé tutto il dolore di una vita che somiglia a quella di mille donne pronte a rinunciare a tutto nella speranza di una vita migliore. Lontana anche dal figlio, Mirta,  finisce per sentire come sue le storie di altre donne solo apparentemente diverse da lei ma comunque speculari.

 

3. La casa del sonno, di Jonathan Coe. Ci troviamo nei primi anni ottanta, ad Ashdow dove un gruppo di studenti dalla condotta di vita estrema convive in un clima di caos assoluto. La città di Ashdow si trasforma poi in una clinica dove si cura la narcolessia e dove ”si avverano sogni e si dissolvono visioni”. Un sonno che, in misura diversa, è il sonno di tutti.

 

4. Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio de Giovanni. Il noto scrittore napoletano ci racconta le vicende di un gruppo di poliziotti ”i bastardi” che cerca di riscattarsi dalla idea sbagliata che la città si è fatta sul loro conto. In questo romanzo, al centro delle vicende vi è la storia di una giovane domestica ucraina che ci terrà con il fiato sospeso fino alla fine. Contemporaneamente, scompaiono alcuni randagi dalla strada. Storie che camminano assieme potremmo dire. Il racconto infatti diventa sempre più corale. Impossibile non divorarlo fino all’ultima pagina.

 

 

5. Zazie nel metro, di Raymond Queneau. Zazie è una ragazzina ”ribelle” che arriva nella Parigi scombussolata degli anni ’50. Ed è proprio intorno al metro che ruotano i suoi insoliti ed interessanti incontri. Sicuramente il romanzo più famoso dell’autore, è definito un romanzo di formazione nonché ”una favola moderna”.

 

About Anna Vitiello

Sono laureata in Lettere e Filosofia. Ho sempre scritto per diverse testate. Alcune mie poesie sono state pubblicate nell'antologia ''Di tanta rabbia''. Attualmente scrivo per il Wall Street International Magazine, dove mi occupo delle sezioni ''cultura'' e ''viaggi''. Vivrei viaggiando, con il cuore sempre ad Est e i miei quaderni.

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Le due bambine si tengono la mano su per la scala buia e polverosa della vita. Il loro mondo è quello di un rione povero di Napoli, pare un paese sperduto, la città è appena dietro la collina ma sembra già un’altra realtà. Nelle strade, fra i palazzi la voce della violenza impesta l’aria, memorie di tempi lontani che affondano le radici ben prima della nascita delle due protagoniste di quest’ultimo libro di Elena Ferrante, L’amica geniale (edizioni e/o, pp. 329, € 18). L’infanzia di Lila e Lenù è un’infanzia di brutalità, di pietre in faccia, di sangue, di urla contro i genitori, di voli fuori dalla finestra scaraventate da padri imbufaliti. I bambini riproducono i comportamenti degli adulti, delle proprie famiglie, l’odio si rigenera nei figli eppure una strada alternativa sembra spalancarsi di fronte alle due ragazzine: la scuola, se sei bravo, se brilli la maestra ti apprezzerà e così l’intero rione, e chissà, forse potrai andare via, scrivere un romanzo e diventare ricco e famoso. E Lila era bravissima, aveva imparato a leggere da sola, sapeva fare i conti a mente a una velocità fulminea, pur essendo ribelle e fastidiosa in classe. Noi la guardiamo crescere attraverso gli occhi dell’amica Lenù, voce narrante, che la trova talmente intelligente che i suoi sentimenti d’affetto si mescolano spesso all’invidia e a un senso d’inferiorità e d’impotenza. Lenù è la ragazzina buona e diligente che non ha nulla di quel demone geniale che scorge così potente nella sua amica. Tenta di starle dietro, studia solo per cercare di superarla. Tutto inutile, Lila è troppo. Almeno Lenù si sente bella, è bionda e paffuta, Lila invece no, è così magra che sembra rachitica, con quei capelli neri sempre arruffati. Ma l’infanzia finisce e l’adolescenza stravolge tutto, Lila non può proseguire gli studi perché i genitori sono troppo poveri. Solo Lenù continuerà la scuola e sarà l’unica sua ricchezza, l’unica forza. E se per un po’ Lila tenta di starle dietro studiando latino e greco sulla panchina del giardino pubblico, e divorando romanzi presi in prestito nella biblioteca della scuola, ben presto comincerà a infuocarsi per altro, ad esempio per la politica che sembra finalmente dare “motivazioni concrete, facce comuni al clima di astratta tensione” che avevano respirato nel quartiere. “Il fascismo, il nazismo, la guerra, gli Alleati, la monarchia, la repubblica, lei li fece diventare strade, case, facce, don Achille e la borsa nera, Peluso il comunista, il nonno camorrista dei Solara, il padre Silvio, fascista peggio ancora di Marcello e Michele, e suo padre Fernando lo Scarparo, e mio padre, tutti tutti tutti ai suoi occhi macchiati fin nelle midolla da colpe tenebrose”. Quelle di Lila sono passioni brucianti che si consumano in un baleno. Ma se la scuola non è più per lei un modo per mostrare al mondo quel suo stile da fuoriclasse nel frattempo Lila è diventata bella, sensuale e corteggiatissima, sempre al centro dell’attenzione, immischiata più che mai nei meccanismi violenti del rione, tra spasimanti, fidanzati, fratelli, progetti imprenditoriali per arricchire la famiglia e un matrimonio ambiguo tra amore e convenienza. Questa è la storia dell’evolversi della vita attorno a quella stretta di mano nata durante l’infanzia. Le bambine crescono, cambiano, si osservano, si invidiano, si stimano, si amano. Sono l’una l’amica geniale dell’altra, lo specchio dentro cui osservare se stesse e la povertà di Napoli. Contro ogni aspettativa Lila, ribelle e fulminante, sembra affondare sempre più le sue radici tra i palazzi del quartiere, Lenù invece, nella sua insicura pacatezza comincia a desiderare di diventare altro, volare via. Non è questo un romanzo dalle grandi rivelazioni, di quella violenza del sud incancrenita e tramandata di generazione in generazione s’è già parlato molto, da Sciascia fino a Saviano. Eppure la scrittura luminosa di Elena Ferrante imbriglia la lettura e la trascina. E la storia è viva più che mai, le due ragazzine crescono sotto i nostri occhi con tutte quelle sfumature psicologiche che danno un’impronta profonda alla narrazione. La casa editrice e/o ha annunciato per i prossimi mesi altri volumi di Elena Ferrante sulla giovinezza, la maturità e la vecchiaia delle due amiche ‘geniali’. Sarà un raro esempio di romanzo di formazione italiano?

‘L’amica geniale’: il romanzo del ricordo sulle età della vita, di Elena Ferrante

Due bambine si tengono la mano su per la scala buia e polverosa della vita. Il loro mondo è quello di un rione povero di Napoli, pare un paese sperduto, la città è appena dietro la collina ma sembra già un’altra realtà. Nelle strade, fra i palazzi la voce della violenza impesta l’aria, memorie di tempi lontani che affondano le radici ben prima della nascita delle due protagoniste di quest’ultimo libro di Elena Ferrante, L’amica geniale (edizioni e/o, pp. 329). L’infanzia di Lila e Lenù è un’infanzia di brutalità, di pietre in faccia, di sangue, di urla contro i genitori, di voli fuori dalla finestra scaraventate da padri imbufaliti. I bambini riproducono i comportamenti degli adulti, delle proprie famiglie, l’odio si rigenera nei figli eppure una strada alternativa sembra spalancarsi di fronte alle due ragazzine: la scuola, se sei bravo, se brilli la maestra ti apprezzerà e così l’intero rione, e chissà, forse potrai andare via, scrivere un romanzo e diventare ricco e famoso. E Lila era bravissima, aveva imparato a leggere da sola, sapeva fare i conti a mente a una velocità fulminea, pur essendo ribelle e fastidiosa in classe. Noi la guardiamo crescere attraverso gli occhi dell’amica Lenù, voce narrante, che la trova talmente intelligente che i suoi sentimenti d’affetto si mescolano spesso all’invidia e a un senso d’inferiorità e d’impotenza. Lenù è la ragazzina buona e diligente che non ha nulla di quel demone geniale che scorge così potente nella sua amica. Tenta di starle dietro, studia solo per cercare di superarla. Tutto inutile, Lila è troppo. Almeno Lenù si sente bella, è bionda e paffuta, Lila invece no, è così magra che sembra rachitica, con quei capelli neri sempre arruffati.