Breaking News
Home / Focus letteratura / Addio al grande editore Livio Garzanti
Livio Garzanti

Addio al grande editore Livio Garzanti

La cultura italiana piange il grande editore Livio Garzanti, scomparso lo scorso 14 febbraio, a 93 anni, nella clinica milanese dove era ricoverato. L’editoria, per Garzanti, non era solo un affare ma un mezzo di conoscenza, che promuove valori. Un uomo ambizioso, solitario, pieno di passione, un artigiano-industriale, di quelli che oggi mancano tremendamente, ben lontano dalle becere logiche commerciali. Ma erano gli anni del dopoguerra, durante i quali gli editori andavano alla ricerca di talenti senza pregiudizi, considerando l’opera letteraria come uno strumento di elevazione sociale.

Il discorso è da estendere anche a noi lettori, sempre meno propensi a misurarci con opere importanti, che richiedono molta attenzione e tempo, e orientati piuttosto verso libri di facile lettura, non troppo lunghi, e che semplicemente ci “intrattengano”, senza farci riflettere troppo. Pensiamo alle opere pubblicate da Livio Garzanti: Il prete bello di Goffredo Parise del 1954 (tra i primi best seller italiani del dopoguerra), Ragazzi di vita, che ha segnato l’esordio di Pier Paolo Pasolini (con il quale Garzanti ebbe un rapporto non facile), nel 1955, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, di Carlo Emilio Gadda, scritto nel 1957, e Memoriale di Paolo Volponi del 1961.

Livio Garzanti ha ereditato dal padre Aldo la casa editrice sorta tra il 1936 e il ‘39 sulle ceneri delle edizioni Treves, storica e potente casa editrice di tradizione monarchica, costretta a chiudere i battenti a causa delle leggi razziali. Nel 1961 Livio diviene presidente della Garzanti e rimane in carica fino agli anni della crisi: nel 1995 infatti Utet ne rileva il 51% del capitale sociale, mentre il rimanente finisce in mano alle Messaggerie italiane, anche se il marchio rimane di proprietà dei Garzanti. Ma è proprio durante questi anni che la casa editrice vive i suoi anni migliori; Garzanti scopre Ferdinando Camon e nella celebre collana verde di Poesia, pubblica autori come Mario Luzi, Giorgio Caproni, Mario Soldati e Attilio Bertolucci.

A Livio Garzanti si devono, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, i romanzi gialli, i cosiddetti hard-boiled tra cui il Ciclo di Angelica di Anne e Serge Golon e quello di 007, prodotti di alta divulgazione come le Storia della filosofia di Geymonat e della Letteratura di Natalino Sapegno ed Emilio Cecchi. Lui stesso è stato autore di alcune opere: La fiera navigante, L’amore freddo, Una città come Bisanzio, Amare Platone.

Livio Garzanti era laureato in filosofia ed è stato sposato da giovane con Orietta Sala, da cui ha avuto un figlio, Eduardo, in omaggio al grande De Filippo, in seguito con con la scrittrice Gina Lagorio, conosciuta ed infine, dopo la morte della consorte e dopo essersi ritirato a vita privata occupandosi di Platone, con Louise Michail.

 

vai al sito macrolibrarsi

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

Check Also

Cesare Pavese

Cesare Pavese editore, più interessato ai classici e ai saggi che ai romanzi

Un approfondimento, ricco di aneddoti, dedicato al lato meno noto di Cesare Pavese dove, in parallelo con la propria scrittura, lo si vede intento a organizzare quella degli altri dalla scrivania di una casa editrice, l'Einaudi degli inizi. Allora come ora, un editor di narrativa poteva avere ogni tanto la tentazione di ribellarsi. Se poi si chiamava Cesare Pavese, immensa capacità di lavoro e carattere virante al brusco, poteva anche scrivere, nel primo dopoguerra, una lettera di questo tenore a qualche incauto: “Caro signore, ricevendo noi molte proposte, abbiamo dovuto sviluppare un sesto senso, e così fiutare l’ingegno e le capacità di uno scrittore dal suo tono epistolare. Il suo ci pare non prometta nulla di buono. Per ciò non dia corso all’invio dei manoscritti”.