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Il “Ciciarampa” di Lewis Carrol: traduzione e comprensione dei testi non-sense

Secondo Umberto Eco, per poter comprendere un testo è necessario fare ipotesi riguardo al mondo possibile che quello specifico testo vuole rappresentare. Il problema intrinseco a questa affermazione sgorga quando il testo stesso, il testo di base da tradurre, o da leggere, altro non è che la vera e propria creazione di un mondo dell’assurdo, dell’impossibile e dell’inimmaginabile. E, ovviamente, tra i re indiscussi della letteratura del non-sense e del fantastico vi è Lewis Carrol con la sua scaltra Alice. Come formulare, quindi, ipotesi di un mondo possibile, se questo si basa sull’assurdo e sul non-sense?

Prima in Alice in wonderland (1871) e in seguito in Through the looking-glass and what Alice found there (1871), Carrol demolisce, un passo alla volta, tutte le convenzioni sociali, dando vita all’inaspettato. Tutti conoscono il fortunato classico che Disney ha modellato sulla storia di Alice, creando un simpatico mix delle due storie, ma pochi hanno letto, e compreso a fondo, il testo originale, ricco di insidie per chi lo affronta a cuor leggero, illudendosi di aver scelto una semplice favoletta per bambini. E, se il testo risulta un’intricata matassa per i curiosi lettori, peggio è stato per tutti i traduttori che, nel corso dei decenni hanno affrontato questo testo, che sembra non seguire alcuna logica apparente.

In particolare, fonti di grandi problemi per questi ultimi, sono quelle che Carrol stesso definì “parole-valigia”, ossia neologismi di sua invenzione nati dall’unione di tratti di diverse parole, dando vita ad un’unica parola, il cui significato contiene entrambi i significati delle parole di base, ma la cui comprensione risulta ardua, in quanto gli ingredienti base sono resi irriconoscibili. Il problema di queste parole, in traduzione, risiede quindi su tre livelli: la mera comprensione del testo, la scelta di parole che abbiano un significato comparabile a quelle del testo originale, ed infine le parole scelte devono essere anche spezzabili, divisibili, e poi ri-unibili in una nuova forma, per creare il neologismo equivalente. Ed altrettanto incomprensibile.

Un ulteriore, ma correlato problema che traduttori e linguisti prima, lettori e studenti poi, hanno dovuto affrontare è quello riguardante la filosofia a cui l’autore si ispira nel suo redigere queste due opere: il nominalismo. Si tratta di una reale corrente filosofica, presente in modo più o meno accentuato in molti tratti delle teorie più classiche, che nel suo punto di massima forza rinuncia ad un significato fisso ed universale delle parole, in favore delle scelte personali e del più estremo soggettivismo. Esponente e portavoce di questo approccio nel libro è Humpty Dumpty, figura poco conosciuta, ma di importanza fondamentale nell’esprime il pensiero dell’autore, in quanto, in un dialogo con Alice, arriva ad affermare: “quando dico una parola, questa significa solo ciò che io voglio che significhi“; una sorta di estremismo linguistico dunque, che riduce al minimo le possibilità di comprensione tra i dialoganti, tanto che lo stesso autore, lungo il testo, dissemina spiegazioni, senza le quali non sarebbe possibile comprendere il testo.

Il bel viaggio onirico di Alice nasconde insomma numerose insidie non solo per la protagonista, ma anche per i suoi fan. Si abbandoni quindi la semplificazione Disneyana o lo sviluppo ombroso e recente dell’eccentrico Burton, per affrontare le insidie linguistiche. E se vi sono ancora dei dubbi, se si crede che tutto questo sia un’esagerazione, ecco di seguito la traduzione del poema del Ciciarampa, uno dei tanti intrigati esempi che si ritrovano al di là dello specchio:

Ghiarivan foracchiando nel pedano:
Stavano tutti mifri i vilosnuoppi,
Mentre squoltian i momi radi invano.

«Rifuggi il Ciciarampa, figliuol mio!
Ganascia sgramia e artiglio scorticante!
Sfuggi all’uccello Ciciacià, perdio.
Guardati dal Grafobrancio ch’è friumante!»

La spada bigralace ei strinse in pugno;
L’omincio drago cominciò a cercare –
Infin che stanco sotto il pin Tantugno,
Fermossi un poco per poter posare.

E mentre egli broncioso ponderava,
Il Ciciarampa come d’ira spinto,
Sbruffando sortì fuor dalla sua cava,
Di schiuma e bava sbiascico e straminto.

L’un colpo appresso all’altro si raddoppia:
Scric-scrac trinciava il bigralace brando!
Lo lasciò morto, e la sua testa moppia
A casa riportava galonfando.

«Il Ciciarampa! E lo uccidesti tu?
Ti stringo al petto, mio solare figlio!
O gioiglorioso giorno! Ippioh! Ippiuh!»
Ansante, ei ridonchiava in suo giupiglio!

Era cerfuoso e i viviscidi tuoppi
Ghiarivan foracchiando nel pedano:
Stavano tutti mifri i vilosnuoppi,
Mentre squotian i momi radi invano.

 

La maggior parte delle parole presenti sono ovviamente una invenzione di Carroll e molte rientrano nella categoria delle parole macedonia, parole nuove formate dalla fusione di due parole diverse.

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