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“Mosca nei sottoboschi”, la testimonianza di A. Carayon

Beaocoup de gens dans notre Russie malade ont encore gardé leur ame

(“Molta gente nella nostra Russia malata ha custodito la sua anima”)

Moscou dans les sous bois,  “Mosca nei sottoboschi” che potrebbe apparentemente sembrare un reportage o una cronaca dei fatti, è in realtà solo una testimonianza delle osservazioni fatte da Annette Carayon (insegnante di linguistica presso l’Università di Mosca e al servizio del ministero degli Affari esteri)sulla Russia degli anni ottanta e su quella dei giorni nostri, con al centro un enorme salto generazionale e con un territorio completamente stravolto dalla storia che noi tutti conosciamo, fatta di accadimenti che hanno lasciato alcuni aspetti immutati ed altri che invece si presentano come delle novità. Annette li registra tutti, con l’occhio lucido ed attento di chi vuole fornirci gli strumenti per arrivare ad una lettura nostra su quello che è il ”mondo Russia”, scevra da ogni influenza o pregiudizio di sorta.

L’autrice, annota nel suo testo, il racconto degli incontri quotidiani fatti nei luoghi dove ha insegnato durante gli anni più critici per l’Unione Sovietica, ovvero quelli che hanno visto la caduta del regime comunista, la fine o l’inizio di un’epoca. E ci ritorna con l’imparzialità di chi si limita a raccontare, senza l’intenzione di imporre il proprio punto di vista, una città fatta non da moscoviti ma solo da alcuni moscoviti. La Mosca descritta da Annette è infatti quella di tutte le persone che, di volta in volta, si propongono sul suo cammino: professori e colleghi di lavoro, amici, vicini, passanti e sconosciuti ma ognuno con il proprio nome e la propria versione dei fatti; l’umanità intera nella sua varietà e complessità, sovietica, s’intende.

Umanità che si muove in un periodo storico di stagnazione, in cui gli intellettuali amavano riunirsi per ”riorganizzare il mondo”, in cui la speranza era collettiva e l’anima conservava costantemente il desiderio di rinascita, quello che sarà alla base delle critiche più severe ma anche più belle ed interessanti su un Paese che sembra così lontano da noi. Un Paese che ha bisogno di più verità, non veridicità,  perché non sempre la storia racconta il vero; uno stato sicuramente immenso, ma costituito da microcosmi che meritano di essere conosciuti ed esplorati, in questo caso, dalla nostra scrittrice, attraverso un mondo non ancora conosciuto al grande pubblico, al di là di ogni ombra, nei suoi meravigliosi sotto-boschi.

Il senso di meraviglia che pervade il testo è una condizione costante, in quanto, pur conoscendo bene la città e chi la popola, Annette scopre ogni giorno qualcosa che rovescia le certezze acquisite e fornisce nuove chiavi di lettura su ciò che è diventata la società russa, stremata, in balia degli eventi, facilmente influenzabile da paesi come la Cina ed impotente difronte a delle situazioni ingovernabili. Eppure la forza dei russi risiede proprio in questo: nell’accettare la trasformazione accogliendo un’idea di democrazia che sembra piuttosto assurda agli occhi di noi occidentali, preservati dalla catastrofe ed ignari sul ”dopo”.

Tuttavia, la Russia, grazie al suo forte senso patriottico, riesce a sopravvivere e a tenere la testa alta, ogni azione è motivata ed ha un senso che sottintende la volontà di voler resistere, quando tutto attorno sembra crollare. Ogni capitolo di questo diario di Annette, si presenta come inserito nel meccanismo delle scatole cinesi, o forse dovremmo dire più propriamente, come una matrioska nella matrioska? Simulacro di un identità che, faticando ad essere celebrata, si autocelebra e definisce anche i suoi limiti? Le storie che s’intersecano si riferiscono ad episodi molto differenti ma uniti dal collante della memoria; chi ha vissuto la guerra da piccolo comprende le attuali guerre giornaliere non meno di chi, ormai invecchiato, ne ha preso parte attiva, poi c’è chi lavorava ed ora ha perso tutto, continua a farlo, continua a lavorare.

L’uomo di Russia non ha timore o paura, si schiera e si difende. Si tratta più o meno dello stesso meccanismo delle scatole cinesi che incastra eventi distanziati anni luce nel tempo, implicandoli. Anche Mosca, del resto, non può prescindere dalla sua origine, dalla sua storia e dal suo passato, eternamente vincolati. E non è collocabile in nessun luogo che non sia quello dell’universo sovietico, anche questo, eterno punto interrogativo.

About Anna Vitiello

Sono laureata in Lettere e Filosofia. Ho sempre scritto per diverse testate. Alcune mie poesie sono state pubblicate nell'antologia ''Di tanta rabbia''. Attualmente scrivo per il Wall Street International Magazine, dove mi occupo delle sezioni ''cultura'' e ''viaggi''. Vivrei viaggiando, con il cuore sempre ad Est e i miei quaderni.

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