Breaking News
Home / Focus letteratura / Alle origini del modernismo ispanico, tra critici e scrittori
modernismo
Lo scrittore Valle Inclan

Alle origini del modernismo ispanico, tra critici e scrittori

Il Modernismo ispanico è una corrente letteraria sviluppatasi nei paesi americani di lingua spagnola nei due ultimi decenni dell’ ‘800 e nei primi decenni del ‘900, avviando un rinnovamento radicale del linguaggio poetico il cui testo fondamentale è Azul del poeta nicaraguense Ruben Dario nel 1888, primo movimento letterario latino americano ad avere influenza fuori dalla regione d’ origine che nasce in opposizione alla retorica e all’ampollosità del romanticismo e del classicismo stantio reagendo ai modelli precedenti, rigettandoli, opponendo nuove modalità narrative.

Giovanni Allegra, celebre ispanista e critico, nel 1892 nella premessa della sua monografia Il regno interiore espone il significato connesso al termine modernità e definendo il modernismo col dire tutto ciò che non è moderno. Allegra parla in relazione a quello che fino ad allora era considerato ” moderno”: immanenza, scienza, temporalità, il modernismo secondo lo studioso non è tutto questo, ma è una reazione a tutto ciò attribuendo al termine un’etichetta antifrastica, provocando i modernisti. Si esce dalla rappresentazione oggettiva delle cose, vi è il desiderio di uscire dai legami di una retorica scientifica e di descrizione di una realtà cosi com’ è, ovvero uscire dal realismo narrativo.
I tratti caratteristici del primo modernismo, specie in poesia, furono quelli in cui gli artisti si preoccuparono di affermare l’arte per l’arte, infatti all’inizio i modernisti si valsero delle esperienze dei poeti francesi come Baudelaire, parnassiani, simbolisti ma c’è da dire che non tutti rimasero legati alle influenze francesi, i più geniali se ne distaccarono.

Octavio Paz, critico ispano americano, nel 1974 in una monografia espone la sua idea di modernismo. Secondo Paz il modernismo ispano non è altro che un altro romanticismo, infatti per Paz esso continua la parabola interrotta del romanticismo. La poetica del modernismo è basata sulla poetica dell’analogia e della metafora e risente del simbolismo europeo. In Spagna non si è avuto un vero e proprio romanticismo e il modernismo fu la risposta al positivismo.

George Guillon critico, letterario, tra ‘800 e ‘900, in un libro degli anni ’80 afferma che il modernismo era presente sia nel modo di sentire, sia nel modo di pensare. Egli non è molto dissimile da Paz e ripropone l’archetipo emozionale romantico.

Il modernismo europeo e quello ispanico hanno dei fili conduttori:
• rottura con il passato
• portatori di un nuovo giorno
• rifiuto della scienza
• rifiuto dell’accettazione passiva della realtà
• trasformare il vecchio in nuovo
• rottura dei canoni del realismo perché c’ è una nuova concezione della temporalità.

Il termine modernismo inizialmente venne utilizzato con un’accezione negativa. In Francia infatti era sinonimo di pederasta, per offendere uno scrittore che componeva lirica vicina a quella decadente. Tutto ciò ha inizio negli anni ’80 dell’ 800 e finisce tra il 1915 e il 1917.

Il modernismo per gli scrittori

Jimenez pubblica un articolo sul concetto di modernismo sulla rivista ” La voce”. Nel 1953 è già un poeta affermato, si reca a Portorico dove tiene lezione all’ università. Secondo Jimenez il modernismo non fu solo una tendenza letteraria ma una tendenza generale, una moda, meno di un movimento ma che arrivò dappertutto. Il modernismo secondo lui arrivò dalla Germania per dei preti rifugiati li. Fu un programma proposto da alcuni esponenti dalla chiesa cattolica, credevano di poter conformare il cattolicesimo al mondo vigente.

Valle Inclan, nella premessa di Corte d’amor del 1908, espone la sua idea sul modernismo, ovvero disprezzo per la scrittura classicista che rispetta le unità aristoteliche, grande consapevolezza di fare qualcosa di nuovo, se sul modernismo è caduto ogni sorta di anatema è perché gli manca una tradizione. Se si vuole creare qualcosa di nuovo dunque non si può prendere qualcosa di nuovo da qualche altra parte ma lo si deve fare all’ interno della tradizione rispetto a dei problemi esistenti.

Manuel Machado, fratello di Antonio Machado, nella conferenza del 1913 da la sua definizione di modernismo, per il quale esso ha origine dai disastri politici e militari, dal momento che la Spagna deve rendersi indipendente ed avere una propria identità culturale. Secondo lui il modernismo è una parola di origine volgare che indica qualcosa di diverso per chiunque la utilizzi; si tratta di una vera e propria guerra letteraria contro i borghesi e la loro chiusura culturale, una rivoluzione di carattere formale, e dal punto di vista dei contenuti ognuno esprime il proprio io.

Le riviste del modernismo e Ruben Dario

Le principali riviste del modernismo sono:

La vita letteraria diretta da Benavente dove pubblicano Dario, Jimenz, Inclan
Electra, dove pubblica Antonio Machado
Helios
• Juventud
• Germinal
• Vida nueva
• Revista Nueva
• Renacimiento

La grecità dei nomi è dovuta alla fuga verso un altrove come quello della Grecia ellenistica, Grecia dei preziosismi e della ricerca formale. Gli altri nomi richiamano una volontà di rinnovamento, di cambiamento.
Ad esempio Renacimiento è un richiamo ad un’epoca letteraria precisa quella del ‘500, una metafora della rinascita. In questo senso il modernismo è una concezione estetica anticlassicista e antiaccademica, la cultura è logora, c’ è bisogno di rigenerarsi, di rinascere, sorgono nuove associazioni culturali e i teorici del ’98 promulgheranno queste idee.

Il modernismo è senza dubbio legato perlopiù alla figura di Ruben Dario, diffusore massimo del movimento, il quale usa espressioni molto enfatiche per riferirsi a se stesso, parlando di modernismo come il movimento di libertà che gli toccò di iniziare in America: “Ho qui con me la lirica come pensando in francese e scrivendo in castigliano, pubblicato il mio piccolo libro a cui è toccato iniziare l’attuale movimento letterario americano”. Con queste parole lo stesso Dario ci dice che il rapporto con la lirica francese è tale da condizionare il suo pensiero lirico. Il modernismo per Dario non ha passato, non ha autori con cui confrontarsi ma solo autori francesi coevi e il libro a cui fa riferimento è Azul, opera estremamente coesa, che mette insieme prose e liriche che già erano apparse in rivista negli anni precedenti.

Dario ha una personalità molto forte e diventa subito famoso; egli stesso si investe di mito e viene definito capostipite del modernismo a posteriori. Nell’ introduzione dell’Alfani il poeta è definito un artista-artefice, autore fabbro con una tecnica infallibile e di una competenza non improvvisa. Azul metterebbe alla luce l’artificio. Già Baudelaire ci parla di artificio, gusto della complicanza, ovvero il mezzo formale di cui il poeta dispone per distinguersi dalle masse. Dario secondo la Alfani si determina attraverso gli strumenti della forma, della tecnica. Le tradizioni che Dario accoglie sono quelle coeve, non a caso egli afferma che la sua epoca e quella che lo ha preceduto ha avuto banali emulatori ed imitatori di epoche passate.

Dunque non è esistito un romanticismo ispano-americano né tantomeno ispanico ma ci sono state importanti riviste come La Epoca dove i poeti cileni potevano leggere la poesia francese in traduzione, resa più “complicata” da poeti come Dario il quale, da buon osservatore casuale, non ha mai sistematizzato la sua teorizzazione lirica, non ha mai amato svolgere una funzione meta-letteraria delle sue opere, non è mai stato sedotto dal desiderio di riscriversi. Dario ha definito la sua poetica come un’ “armonia di capricci”, eliminando gli aspetti sentimentali e patetici, mettendo in rilievo la sua volontà di essere artefice, artista di stile e di autodeterminazione attraverso lo stile.

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

Check Also

Renato Serra

Renato Serra e la letteratura come oggetto di consumo

Nel critico Renato Serra vi è sempre stato un bisogno di trovare nei romanzi che leggeva, nelle ragioni per cui li amava, le garanzie del verismo. Nelle Lettere, Serra affronta la arrativa precedete al 1914 e parla di prosa d'arte e diversamente da quello che si è convenuto dieci anni dopo, quando i modelli divennero i prosatori non narrativi della < > e i Pesci rossi di Cecchi, intende "romanzi e novelle e simili cose". E subito lo spettacolo gli si presenta piatto, opaco tale da scoraggiare ogni buona intenzione di distinguere correnti e indirizzi ideali.