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John Greenflowers

John J. Greenflowers e la tecnologia delle piante

John J. Greenflowers è l’autore del romanzo fantasy-rivelazione Badroots-Cattive radici, (anche se lui lo considera un romanzo di Oltrescienza), edito nel 2013 da Tommaso Scutari, e che lascia presagire ad un sequel, che vogliamo riproporre ai nostri lettori, attraverso un’intervista all’autore stesso che riflette sul genere del fantasy, su tematiche ambientali e sull’amore. Come spiega lo stesso John J. Greenflowers, Badroots è un romanzo dinamico per tutti coloro che hanno cura della propria casa, e sono invece pronti a difenderla dai fanatismi delle lobbies commerciali e industriali che mettono a repentaglio la vita sul pianeta. Interessante la sua teoria della tecnologia delle piante, costituita da un insieme di processi biologici e metodologici che da sempre hanno consentito agli tutti gli esseri viventi di sopravvivere ed evolversi. John J. Greenflowers è laureato in biologia marina e vive negli Stati Uniti d’America e ammira pensatori come Platone, Aristole, Cicerone, Pasolini. Badroots non segue le consuete logiche commerciali o di marketing, perché è un romanzo scritto per i lettori, non per gli editori, come tiene a sottolineare Greenflowers stesso, mostrando nel romanzo le sue profonde conoscenze biologiche unite ad una storia avvincente, che erudisce il lettore senza annoiarlo.

 

1. Perché ha deciso di scrivere un fantasy? Cosa lo attira maggiormente di questo genere letterario?

Più che un fantasy, considero Badroots un romanzo di Oltrescienza, o B-sci (Beyond science), cioè il racconto di una “prospettiva possibile”, di uno “scenario non impossibile, o non del tutto improbabile”. Ho sempre pensato che una palla azzurra al centro dell’universo sia già qualcosa di estremamente “fantasy” (se non addirittura fantascientifico), anche se ciò che è sotto il cielo lo chiamiamo “realtà” per comodità, per pigrizia, per timore dell’ignoto: eppure l’ignoto è reale, anzi, in proporzione, la realtà nota è un granello di sabbia nella spiaggia dell’ignoto. Inoltre ho sempre pensato che lo scrittore non abbia grandi margini di scelta: quando afferra con decisione una penna, o digita sulla tastiera, per lo scrittore è già troppo tardi per fermarsi. Mi spiego. Esistono pensieri e idee che vagano nel cosmo come naufraghi, attraversando dimensioni temporali e spaziali, in attesa di individuare il trasmettitore giusto: le chiamano “ispirazioni”, ed entrano nel cuore e nella mente dello scrittore, tormentandolo giorno dopo giorno, fino a quando non asseconda il loro desiderio di “esistere” nella realtà degli esseri umani. In altri termini sono convinto che non sia lo scrittore a decidere cosa scrivere, ma siano i pensieri e le idee a scegliere lo scrittore cui affidarsi per essere tradotti in parole da armonizzare in un libro. Come il compositore di musica classica interpreta i suoni della natura in un pentagramma di note ad uso degli strumenti musicali, allo stesso modo quando i pensieri e le idee libere incontrano lo scrittore adatto a loro come gabbiani che si posano sulla nave dopo un lungo viaggio nell’oceano, ecco che accade qualcosa di meraviglioso: lo scrittore diventa una ricetrasmittente in grado di captare e decifrare pensieri e idee, trasformandole in parole, e rendendole commestibili ad una pluralità di soggetti che vivono nel c.d. mondo reale. Credo che “Badroots” abbia scelto JJG, perché ha scelto di andare Oltre, verso l’Impossibile, alla ricerca di esperienze di cui l’uomo non immagina neppure l’esistenza. La Fantascienza e il Fantasy, ricomprese nel concetto più ampio di Oltrescienza, sono dunque generi letterari di fondamentale importanza che meriterebbero un corso scolastico ad hoc, perché hanno la capacità di attivare nel lettore quelle particolari esperienze psichiche e sensoriali che nel corso della esistenza lo renderanno progressivamente consapevole delle infinite potenzialità e capacità che si celano in ogni essere vivente. Il fantasy e la fantascienza sono per loro natura orientati all’Oltre, e l’Oltre è ciò che mi attira più di ogni altra cosa reale. Si, JJG scrive per andare Oltre.

 

Jhon J. Greenflowers
Jhon J. Greenflowers è l’autore del fantasy Badroots

 

2. Come spiegare a chi pensa che il contenuto del suo romanzo sia solo fanatismo e propaganda ecologista frutto della retorica dell’uomo cattivo al quale madre natura si ribella?

Nessuna propaganda. Badroots è un libro per tutti coloro che hanno cura della propria casa, e sono invece pronti a difenderla dai fanatismi delle lobbies commerciali e industriali che mettono a repentaglio la vita sul pianeta: è un romanzo dinamico, avventuroso, divertente, riflessivo e finanche profetico, affatto propagandistico, anzi teso a sensibilizzare l’uomo sulla necessità di considerare il pianeta Terra come l’unica casa allo stato abitabile nell’universo, cioè a portata di Uomo. La Terra è un’astronave perfetta, e come le macchine create dalla mediocre tecnologia imitativa degli uomini, ogni suo componente ha una precisa funzione: rispetto alla tecnologia degli Uomini, la tecnologia di Madre Terra si differenzia per i sistemi di autocontrollo e di rigenerazione dei suoi componenti che sono ineguagliabili sotto il profilo biologico e tecnologico. Nell’astronave Terra ogni membro dell’equipaggio ha un ruolo importante, mentre l’Uomo è innegabilmente un passeggero scomodo, irrequieto, superfluo per l’economia del pianeta. Madre Natura, in altri termini, è il vero pilota del pianeta, il custode del pannello di controllo della cabina di pilotaggio, e può fare a meno dell’uomo: ma non è vero il contrario.

3. Cos’è davvero la tecnologia delle piante?

La tecnologia delle piante è costituita da un insieme di processi biologici e metodologici che dalla notte dei tempi hanno consentito a tutti gli esseri viventi di sopravvivere ed evolversi: una tecnologia tesa a razionalizzare i bisogni della propria specie, semplificando i processi di soddisfacimento, attenta alla conservazione e alla rigenerazione delle risorse disponibili, finalizzata a massimizzare i risultati dei processi biologici attivati. La tecnologia delle piante serve davvero al benessere e alle necessità di ogni essere vivente, essendo fruibile da tutti indistintamente. Le piante, infatti, forniscono cibo e ossigeno, sintetizzano i minerali per sfamarsi, e producono frutti per riprodursi in quantità sufficiente per nutrire altre specie viventi: sono insomma esseri altruisti. Allo stesso tempo soddisfano i propri bisogni e quelli di altri abitanti del pianeta, a differenza dell’uomo e di altri esseri viventi della specie animale che non producono alcunché di utile né per se stessi né per altre specie come le piante, ma sfruttano le risorse disponibili come predatori suicida perché consapevoli che prima o poi la credenza si svuoterà. Strani esseri, gli umani: consumano le risorse, senza nulla concedere in cambio al pianeta: anziché ossigeno come fanno le piante, potrebbero almeno donare Amore e solidarietà, ma pare che gli uomini siano più propensi a distribuire odio, invidia, rancore.

4.In che senso l’Amore si configura come la perfezione tecnologica all’ultimo stadio?

Amore è innanzitutto armonia: quando c’è Amore, chi davvero Ama ha già teso la mano verso la bocca di chi ha fame. La tecnologia dell’Amore, dunque, è orientata al bene: anche al bene di un solo individuo in difficoltà. Amore è spontaneità, come spontaneo è il sole che scalda, spontanee le foglie che ossigenano senza nulla chiedere: la tecnologia dell’Amore è un metodo che consente di comprendere i bisogni prima che questi siano espressi. Un pianeta come la Terra ricco di beni disponibili gratuitamente ai suoi abitanti, ben può essere definito un pianeta con “Tecnologia dell’Amore”, perché continuamente al servizio di tutti, indistintamente. L’Uomo invece pretende di sostituirsi alla Madre Terra, prima accentrando e poi distribuendo a proprio piacimento le risorse, imponendo la tecnologia dell’Egoismo in antitesi a quella dell’Amore: ma quella dell’Uomo, per fortuna, è una tecnologia destinata a estinguersi.

5.Nel suo romanzo, lei affronta anche questioni politiche e sociali, secondo lei come è possibile liberarci del pensiero unico e dominante?

Nella misura in cui gli uomini accetteranno la possibilità di essere discriminati in ragione dei propri pensieri diversi da quelli condivisi dalla generalità dei consociati e dalle lobbies di potere, sarà possibile assistere a cambiamenti epocali che consentiranno all’Uomo di progredire. Il progresso, infatti, non è per tutti, ma è per chi è ancora capace proporre e difendere le proprie idee.

6.Come si colloca il suo romanzo in una logica puramente commerciale e di marketing?

Badroots non segue le consuete logiche commerciali o di marketing, perché è un romanzo scritto per i lettori, non per gli editori: certamente è scritto per le generazioni future. Del resto i libri non si scrivono per essere venduti, ma per essere letti: lo scrittore non è un commerciante, ma un servo della parola che nutre. Centinaia se non migliaia di autori classici del passato, tradotti in tutto il pianeta, hanno lasciato il loro profumo pur essendo estranei a logiche commerciali o di marketing, segnando così la storia dell’umanità.

7. Perché molte persone sono attratte da storie banali, politicamente corrette ma che inevitabilmente hanno molto successo?

Perché riempiono la pancia: insomma, vale il principio del “fast food”: è certamente più redditizio impegnare la mandibola dei consumatori e far cassa con piatti veloci, dando ai lettori la sensazione di sazietà con cibi dal gusto omologato, cioè con storie che tutti “devono vivere”, e in cui tutti possono facilmente “immedesimarsi”, piuttosto che offrire storie originali e saporite da cui i lettori possano trarre spunti per costruire la “propria unica e irripetibile storia di vita”: certa editoria, insomma, promuove storie banali, dal gusto omologato, che offrono una sensazione di sazietà mentale, cioè fast book banali come altrettanto ripetitivi e banali sono gli ingredienti di un hamburger con patatine fritte in salsa cocktail. Un fast book dopo l’altro, e per il lettore la “trombosi mentale è servita”. Il cinema attuale (e certa letteratura) è un esempio emblematico dello stato di pigrizia di chi anziché investire sul nuovo, punta a promuovere un consumo veloce e all’ingrasso imponendo nella distribuzione i vari “remake”, “prequel”, “sequel”, e…”requiem” dei soliti noti. Un buon libro, invece, è rivoluzionario, unico e irrepetibile, dal sapore forte e penetrante, diretto a provocare il senso critico del lettore, a saziarne la mente e attivarne ogni sensibilità: basterebbe leggere due libri rivoluzionari all’anno per riappropriarsi della propria indipendenza logica e del proprio senso critico, liberandosi da catene affatto occulte. Lo scrittore, il vero scrittore, è un umile servitore dei suoi pensieri, e di essi soltanto.

8.Quali autori stima e apprezza maggiormente?

L’elenco è lungo, ma in sintesi: Platone, Aristotele, Marco Tullio Cicerone, Isaac Asimov, Jules Verne, Emilio Salgari, Charles Dickens, Primo Levi, Italo Calvino, Franz Kafka, Egdar Allan Poe, Pier Paolo Pasolini, e tanti altri servitori dei loro pensieri.

9. Nonostante lei faccia divulgazione,affrontando argomenti scientifici, religiosi e tecnologici, ha adottato uno stile cinematografico, abbastanza scorrevole, comprensibile e di una certa compatezza. Tale scelta è dettata dal desiderio di essere trasversale presso i lettori, comprensibile a tutti, anche a chi non mastica biologia e filosofia?

Un tempo, quando il popolo non leggeva perché la scuola era per pochi eletti, la Chiesa incaricava celebri artisti per erigere luoghi sacri e per diffondere la religione attraverso i dipinti, mentre i Re erigevano templi e statue giunti sino a noi che avevano lo scopo di comunicare ed esaltare il potere e il coraggio dei guerrieri, mentre gli Imperatori si circondavano di musicisti in grado di esaltare le qualità di un regime con le loro composizioni melodiche. Per secoli, insomma, quando i libri erano oggetti ad uso di monaci e di pochi privilegiati, la comunicazione è stata “passiva”, un modo certamente efficace per controllare ed educare le masse. Dal rinascimento al dopoguerra il libro ha però avuto i suoi tempi di gloria, ed è in quel tempo che l’Umanità è cresciuta sotto il profilo critico: poi, con l’avvento dei media e dell’educazione passiva, il processo si è nuovamente invertito, e ancora oggi la popolazione sta subendo un progressivo ed evidente regresso, una violenza visiva, acustica e sensoriale senza precedenti che riporta l’umanità indietro di secoli e millenni, e che raramente stimola il senso critico e di formazione della “logica personale”. La scelta dello stile cinematografico nella stesura di un libro, quindi, risponde al desiderio di armonizzare contenuti letterari di ritenuto spessore morale, scientifico e filosofico in modo tale da essere comunicati anche cinematograficamente a chi, più o meno indotto da logiche commerciali, considera il libro un oggetto privo di vita. Tutti devono andare Oltre, anche chi non può o non vuole leggere, ma può apprendere da un buon film: la parola, tradotta in immagine o suono, è un cibo che tutti devono poter assimilare, ed è la vera macchina del tempo che accompagna l’intera esistenza dell’Uomo.

10.Cosa pensa delle manifestazioni “pro Terra”, mirate a lanciare il rispetto per l’ambiente organizzate anche dalla politica? Non le trova ipocrite, a vantaggio di sponsor?

La Terra non ha bisogno di manifestazioni in sua difesa, benché meno finanziate dalla politica e sponsorizzate da chi sfrutta le risorse del pianeta: sono gli esseri umani che hanno bisogno di manifestazioni “anti estinzione”. Non a caso sono state intensificate le missioni esplorative nello spazio alla ricerca di nuove opportunità e modalità di sopravvivenza. Se davvero si vuole salvaguardare la casa degli Uomini, la politica deve seriamente promuovere la costituzione di un “Gran Consiglio delle Risorse Naturali”, le cui regole per la salvaguardia dei pianeti abitabili debbano prevalere su tutte le altre.

11.Quale messaggio lei spera che venga recepito dai lettori di “Badroots”?

Come le piante donano se stesse, offrendo i loro frutti e finanche se stesse come cibo, producendo gratuitamente ossigeno e garantendo riparo a specie differenti senza nulla chiedere in cambio, spero che i lettori di Badroots sappiano almeno tendere la mano ai propri simili in difficoltà, offrendo loro la possibilità di rialzarsi.

12.Progetti futuri?

Beh, ovvio: andare “Oltre…”

 

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About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

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