Breaking News
Home / Interviste / Valeria Serofilli e il suo Ulisse atipico
Valeria Serofilli
Intervista a Valeria Serofilli

Valeria Serofilli e il suo Ulisse atipico

Valeria Serofilli è una straordinaria e inesauribile autrice di poesia (Acini d’Anima, Tela di Erato, Nel senso del verso, Chiedo i cerchi), narrativa e saggistica (I Gigli di Nola), tra le più importanti nel panorama letterario italiano attuale. Docente di Lettere e come operatrice culturale Presidente del Premio Internazionale di Poesia “Astrolabio”e degli Incontri Letterari presso lo storico Caffè dell’Ussero di Pisa e di Villa di Corliano. Dirige dal 2004 le collane “Passi – Poesia, I libri dell’Astrolabio” per Puntoacapo Editrice di Novi Ligure, annessa all’omonimo premio letterario e “I Quaderni dell’Ussero” (Collezione di puntoacapo); è collaboratrice di riviste e case editrici, ed è stata redattrice della rivista di poesia, arte e filosofia “La Mosca di Milano”. In riferimento alle sue ultime raccolte poetiche Ulisse e Vestali, abbiamo intervistato l’autrice che ha riflettuto sul tema del viaggio e dell’amore, sulla metafora dell’acqua, sul mito di Ulisse, sulla ricerca della verità.

Ulisse poesie

 

1. Lei ha rivisitato in maniera molto originale il mito di Ulisse, nelle sue due ultime opere Vestali e Ulisse. Come è nata questa idea?

Ulisse e Vestali, due raccolte differenti anche se scritte quasi in parallelo; pensate e realizzate autonomamente eppure non prive di molteplici rapporti ideali e formali ed è proprio in base a questo trait d’union che ho preso la decisione di pubblicarle insieme per i tipi di Ibiskus Ulivieri di Empoli nel  2015, anche se la raccolta Ulisse era già uscita in versione e-book nel 2014 per La Recherche di Roberto Maggiani. Il titolo scelto per la raccolta antologica di racconti è  quello di Ulisse in quanto il fil rouge della raccolta intende essere la metafora della navigazione, sottesa alla tematica del viaggio e della ricerca del sé e della verità. Entrambe queste tematiche si ritrovano nelle varie storie in forme diverse ma in ogni caso similari e cariche di risvolti simbolici a seconda delle situazioni dei protagonisti e degli intrecci. Anche il testo “Sirena”, il cui titolo stesso rientra nel campo semantico del mare, è unito agli altri racconti dal sottile fil rouge del potenziamento delle normali capacità percettive condotte al di là delle caratteristiche e capacità umane. In questo contesto il titolo di uno dei racconti, “Un viaggio dentro” assume una valenza altamente simbolica tanto da potersi porre come titolo alternativo all’intera raccolta.

2.Ulisse è portatore perlopiù di valori positivi o negativi?

Il volume ha per incipit un breve scritto dal titolo eponimo e sottotitolato Il mio Ulisse, in quanto  la mia interpretazione soggettiva mi ha condotta a dar vita ad un Ulisse atipico, lontano dall’immagine consolidata, spinto dalla volontà di un ritorno definitivo perché appagato dall’amore finalmente raggiunto, privo quindi di ulteriori pulsioni di fuga. In quest’ottica dunque si tratta di una figura positiva, nonostante il dolore provocato a Penelope. Una presenza assenza. Del resto l’Ulisse omerico è una figura vincente per la sua intelligenza e la sua forza e che supera molte prove e non è un caso che, tra tanti eroi epici, abbia scelto lui come del resto ha fatto anche Luigi Malerba nel suo romanzo Itaca per sempre, nel quale un ruolo fondamentale ha proprio Penelope. (R.Piazza)

3.“Il vero viaggio è quello dentro noi stessi” ha scritto nella sua raccolta. Può spiegare meglio questo concetto?

Per dirla come Proust “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.” Quindi possiamo definire la ricerca interiore come un cammino di conoscenza che permette di familiarizzarci con ciò che siamo veramente. Il nostro viaggio parte proprio da noi stessi, dall’aprirsi e dall’apprezzare ciò che siamo. Un altro aspetto del cammino interiore è quello che si può definire “una esperienza in prima persona”: il cammino va percorso in prima persona, non si può prendere a prestito l’esperienza di un altro. In questo senso il viaggio interiore è una esperienza personale, intima, che riguarda la totalità del nostro essere. È un viaggio, ma non è un viaggio verso terre lontane, è più come un tornare a casa. In sapida ring- composition, la fine di tutte le nostre ricerche sarà di giungere là dove siamo partiti, e conoscere il luogo per la prima volta” (T.S.Eliot – Quattro quartetti)

4.Perché è cosi’ forte in molte persone, la voglia di partire fisicamente, verso luoghi sconosciuti? Cosa ci si aspetta?

A mio avviso questo desiderio di continue partenze  è dettato da ansia e insoddisfazione, dal desiderio di evadere dalle costrizioni del quotidiano più che dalla forte ed insaziabile sete di conoscenza propria di Ulisse.

5.Cosa sono per lei il tempo e lo spazio?

Il tempo è la dimensione nella quale si misura il trascorrere degli eventi e induce la distinzione tra passato, presente e futuro. Personalmente ritengo che il tempo, come lo misuriamo con orologi stazionari in base ad una successione di durate temporali prestabilite, abbia un valore del tutto convenzionale. Per l’amore invece si parla invece di un tempo altro, come recita la mia lirica “Il tempo dell’amore”:

Non d’orologio il tempo dell’Amore

Ritmi altri, altri battiti

Non conosce acciaio cuor che pulsa:

in dolci nodi ho i capelli avvolti

per ricordarmi i nostri appuntamenti

e sulla pelle tatuati ho i giorni

 

Non di calendario

il palpitante tempo che viviamo:

tempo nel tempo, tempo di << ti amo >>

I giorni non son tali

non tali i luoghi

 

Che età ho?

In che tempo?

Nata con te

di te mi nutro,

muoio in tua assenza

 

Auree le ore

con te al mio fianco;

sospesa durata

del nostro incanto!

E’ freddo o caldo?

Estate o inverno? E giorno o notte?

 

Zufola zefiro o spira tramontana

a sussurrarmi nelle orecchie

il nome?

Ogni rumore assorbe

respir d’amore

e attutisce e ovatta

l’inceder d’ore…

Quante dal nostro incontro? E l’anno?

 

Resta! Arresta il battito

a rendere eterno

questo nostro tempo!

(Dall’audio libro “Nel senso del verso”, ETS, Pisa 2008)

Einstein si rese conto delle difficoltà di superare le antiquate concezioni dello spazio tempo  e scrisse “Non siamo meglio, nelle nostre speculazioni, di un pesce che si sforza di comprendere cosa sia l’acqua.” (Einstein, Enc.Britannica). Solo l’amore, forse, se è amore vero, è in grado di abbattere le frontiere spazio temporali.

6.L’acqua, il mare sono un topic ricorrente nelle sue opere, sembra essere una metafora irrinunciabile…

Non vi è dubbio che il mare, o, per meglio dire, il motivo dell’acqua, intesa come grande metafora dell’essere, faccia da sfondo comune a diverse mie raccolte tra le quali “Chiedo i cerchi”. Anche in Ulisse “torna l’acqua in chiave, appunto, odissiaca, come veicolo di ricerca, ma anche come deposito di angoscia, elemento infido su cui ci si può perdere, se non si ha la volontà tenace di tornare, come appunto possiede Ulisse.” (A.Salvini).

Nel  frammento Pagina mare (figlio dell’onda) affermo che c’è stata una rivoluzione tra uomo e mare: “liquidità e fisicità: due realtà così diverse, come possono accordarsi?”. Nonostante l’apparente diversità tra le due sfere, si può infatti trovare una conciliazione tra i due elementi, nel loro essere entrambi simboli della vita. Perché l’uomo è un abisso e come l’acqua un fluire in continua transizione tra le cose da compiere e il già portato a termine.

7.In riferimento a Vestali, è corretto dire che lei celebra e descrive l’amore passionale, romantico, che sconvolge e turba i sensi e l’anima, piuttosto che l’amore inteso come “Agape”? Perché?

Andando oltre la rigida distinzione delle tre tipologie d’amore indicate dai filosofi greci, quali Eros, Filia e Agape, ognuna delle quali in grado di generare una specifica modalità relazionale tra le persone coinvolte, direi che per Vestali è giusto parlare di erotismo,di attrazione carnale e dell’aspetto passionale e possessivo più che di quello fraterno e disinteressato (Agape).

Vestali di Serofilli

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

Check Also

Sara Rattaro, autrice del romanzo ‘Splendi più che puoi’

La scrittrice Sara Rattaro, autrice genovese di molte opere di successo tra le quali Un uso qualunque di te (2011) e Non volare via (2013), ha gentilmente concesso un’intervista a ‘900 letterario in occasione della sua visita a Messina per presentare il suo ultimo romanzo Splendi più che puoi (2016), pubblicato per Garzanti. Il suo stile di scrittura va dritto al cuore, affrontando tematiche vere e toccanti che trasmettono il potere dei sentimenti e il valore dell’imperfezione.