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Rino Gaetano

“Aida”: Il sorriso dolceamaro di Rino Gaetano

Un ragazzo in frac, cilindro ed ukulele che in televisione canta un brano leggero ed apparentemente senza senso. Il brano s’intitola Gianna, il palco è quello del Festival di Sanremo  1978 ed il ragazzo in questione si chiama Rino Gaetano. In un periodo storico ben preciso, la seconda metà degli anni ’70, ed in un panorama musicale dominato da cantautori politicamente e socialmente “impegnati” ( i vari Guccini, De Andrè, Venditti, Vecchioni, De Gregori) Rino Gaetano sa imporsi all’attenzione del grande pubblico attraverso una dote molto rara e decisamente fuori moda: l’ironia. I suoi testi, caratterizzati da iperboli, giochi di parole e nonsense, riuscivano a svelare il marcio della società con la semplice forza di un sorriso. L’intuizione di abbinare queste liriche così “sopra le righe” a melodie semplici ed immediate ha dato vita ad una miscela esplosiva ed allo stesso tempo innovativa. Tuttavia Rino non è stato capito subito (il primo disco Ingresso Libero andò malissimo, meglio il secondo Mio fratello è figlio unico). Ben presto viene  definito “giullare” ed i suoi brani  sono etichettati come semplici “canzonette” da quei critici che non sapevano leggere oltre le parole. La storia ha ampiamente dimostrato che non era cosi.

L’album Aida, forse è  il suo lavoro più completo e maturo, che funge da descrizione del mondo, nascosto dietro la fantasia di questo artista per molti aspetti unico.

“Ultimamente, qualche mese fa, io ho visto un film molto importante, che è Novecento di Bertolucci. Questo film era un po’ la storia dell’Italia, raccontata proprio in due parti. Io ho cercato di scrivere… di portare in canzonetta, la storia dell’Italia, degli ultimi 70 anni italiani, partendo un po’ dalle guerre coloniali fino ad oggi. E allora mi sono servito, per fare questa canzone qui, di una donna, che ha vissuto attraverso i suoi amori e i suoi umori, e la sua cultura, la politica italiana. Questa donna si chiama Aida”.(R. Gaetano)

L’apertura è affidata alla splendida title-track che, a dispetto del maestoso titolo di verdiana memoria, è ricca di riferimenti storici abilmente mescolati in un caleidoscopio di vocaboli e metafore degno di un prestigiatore della parola (ad esempio “Aida le tue battaglie, i compromessi, la povertà/ i salari bassi, la fame bussa / il terrore russo/ Cristo e Stalin”). Aida è chiaramente una trasfigurazione dell’Italia che, dopo aver acquisito le fattezze di una bella donna, racconta, ripercorrendo i suoi ricordi, la sua storia lunga quasi un secolo. L’intenzione dell’autore è proprio questa, ripercorrere attraverso dei simboli il novecento italiano.

L’ermetica Fontana chiara, che ruota tutt’intorno al criptico verso “Fontana chiara/Un poco dolce un poco amara”, apre la strada ad un altro capolavoro Spendi, Spandi, Effendi che affronta il tema della crisi petrolifera e del caro benzina. Il tono scherzoso e irriverente nasconde tutta la drammaticità dell’argomento trattato senza tuttavia sminuirlo. Le meravigliose Sei Ottavi (in duetto con Marina Arcangeli della Schola Cantorum) ed Escluso il cane possono essere considerate il vertice della produzione di Rino Gaetano grazie alla carica fortemente evocativa delle liriche usate e l’indiscutibile bellezza delle note che le accompagnano. Una canzone sulla masturbazione femminile (si avete capito bene) la prima, una vera e propria invettiva contro tutto e tutti la seconda, lasciano spazio a pochissimi dubbi sul reale talento di questo artista troppo spesso sottovalutato. Il ritmo latino di La Festa di Maria, la vorticosa (sia dal punto di vista lirico che musicale) Rare Tracce, il divertissement satirico Standard (in cui l’autore storpia i nomi di Andreotti, Moro, Fanfani, Papa Montini), l’eclettico rock di Ok papà completano un disco in netto anticipo con i tempi. Nessuna paura, nessuna pietà, nessun timore reverenziale. Rino Gaetano affronta a modo suo la realtà e vince esorcizzando le brutture della vita scherzandoci su.

Proprio questa capacità di sdrammatizzare è stata la sua croce e la sua delizia. Non è stato mai preso troppo sul serio. Il grande pubblico lo apprezzava e ricordava soprattutto per le “filastrocche” (Gianna e Berta Filava) mentre Rino voleva e poteva essere anche altro. I lavori successivi Nuntereggae Più, Resta Vile Maschio Dove Vai, Io Ci Sto, mostravano un netto cambiamento di stile, molto più standard e professionale ma molto meno anarchico e dissacrante. Il successo riscosso al Festival di Sanremo (ottenuto a suo dire con una canzone assolutamente inutile) evidentemente lo aveva spiazzato, facendogli nascere la paura di rimanere ingabbiato nel clichè di Gianna. Per liberarsi da questo fardello decide di virare verso sonorità diverse quali la disco ed il rock mentre i suoi testi si fanno di colpo più seri e pacati . Il numero delle vendite diminuisce notevolmente a dimostrazione anche di un chiaro calo d’ispirazione.

Se solo si fosse accettato quale cantore apolide e ribelle di un’Italia in chiaroscuro, Rino Gaetano avrebbe prodotto ancora ottimi album. Ma sono solo supposizioni, Rino Gaetano muore in un drammatico incidente stradale a Roma il 2 giugno 1981 a soli trent’anni. L’improvvisa dipartita spiazza fans e colleghi ma non serve a proiettare l’artista nel gotha della musica italiana. Per tutti gli anni ’80 e ’90 la sua produzione viene pressoché dimenticata e la sua reputazione rimane sempre quella di autore “minore” rispetto ai “mostri sacri” del cantautorato nostrano.

Solo con l’avvento del nuovo millennio il nome e l’opera di Rino Gaetano sono stati ampiamente rivalutati e apprezzati. Musicisti quali Elio E Le Storie Tese, Daniele Silvestri, Alex Britti, Simone Cristicchi, Articolo 31, ne hanno a più riprese riconosciuto l’influenza cerando in numerosi brani di ricalcarne lo stile. Miriadi di tribute band sparse per tutto il paese ne ripropongono costantemente l’intero repertorio mentre alcuni suoi cavalli di battaglia sono diventati titoli di film (Mio fratello è figlio unico) o di programmi televisivi (Ma il cielo è sempre più blu) e sono, oramai, una presenza fissa dell’ airplay radiofonico a dimostrazione che Rino Gaetano non è stato una meteora della musica italiana ma, semmai, un precursore; uno in grado di guardare al passato per capire il futuro.

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