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Il theremin torna in auge – La magia eterea della musica

Torna in auge l’antico strumento che si suona senza alcun contatto: il theremin. Prima l’industria di Hollywood, poi i Led Zeppelin e i Pink Floyd. Recentemente, ne hanno fatto uso, tra gli altri, il piccolo Milhouse de I Simpson e Sheldon Cooper in The Big Bang Theory. L’era dell’informazione rende giustizia ad uno strumento che era quasi stato dimenticato.

Invenzione e funzionamento del theremin

C’era una volta un uomo che aveva la voce nelle mani. Comincia così questo racconto che si fa strada nella storia a suon di bellezza, tra fisica, arte e spionaggio. Era il 1919, e il fisico e violoncellista sovietico Lev Termen (nome occidentalizzato in Leon Theremin) conduceva esperimenti per l’esercito utilizzando amplificatori a valvole. Per puro caso (tutta la scienza deve molto al caso) si rese conto che alcuni circuiti emettevano un suono che variava in altezza quando lo scienziato vi si avvicinava. E il genio si illuminò di intuizione, concependo lo strumento che battezzò eterofono, e che oggi è conosciuto con il nome del suo inventore. Il theremin è uno dei primissimi strumenti elettronici, ed è considerato il padre dei moderni sintetizzatori. E’ l’unico strumento che si suona, ma che non si tocca. E’ composto di un contenitore per l’elettronica, essenzialmente costituita da due oscillatori in isofrequenza che producono suono mediante battimento. Si può controllare tale suono immergendosi nel campo elettromagnetico prodotto da due antenne esterne, e variando l’effetto capacitivo tra queste ultime e le mani del musicista, che si muovono libere nell’aria. In particolare, avvicinando una mano all’antenna orizzontale (del volume), il suono diventa più intenso, mentre avvicinando l’altra all’antenna verticale (antenna del pitch), si aumenta la frequenza, e la nota si fa più acuta. In questo modo, si possono controllare intonazione, dinamica (forte, pianissimo…) e tempo, e creare dunque una melodia.

Il successo, tra stupore e virtuosismo, del theremin

Lo strumento è monofonico, cioè a singola voce: suonarlo è come essere un cantante che controlla con le mani una voce esterna al proprio corpo. Si immagini la meraviglia che poté suscitare, all’epoca, nei circoli musicali e nei teatri. Il successo fu planetario: si parlava di un effetto miracoloso, innovativo, e toccante. Perché il timbro extraterrestre, talvolta angelico, di un theremin, sembra provenire dalle profondità del cosmo, e si può collocare a metà strada tra quello di un violino e quello di un flauto, o di una voce umana. Per questo, lo strumento può trovare molti utilizzi: per musica da camera, orchestrale (da ricordare il bellissimo concerto per theremin e orchestra di Anis Fuleihan, eseguito per la prima volta nel 1945 dalla Filarmonica di New York), ma anche jazz, rock, musica lirica e sacra, ambient, musica elettronica d’avanguardia. E ovviamente, per l’effettistica (tutti conoscono il buffo suono degli alieni da tipica sci-fiction degli anni ’50).

La prima virtuosa dello strumento è stata Clara Rockmore (eccezionale, per intonazione ed espressività, la sua interpretazione dell’ormai classico “Vocalise” di Rachmaninov), una talentuosa promessa del violino, costretta ad abbandonare gli studi in giovane età a causa di malformazioni alle mani dovute alla malnutrizione. Questa disgrazia è stata, se così si può dire, la fortuna dei posteri. Clara fu infatti la prima a comprendere, e ad amare, i limiti e le potenzialità di quello che, diceva, non è un giocattolo che emette strani suoni, ma uno strumento musicale con una propria dignità… Nelle mani giuste, si intende. A buon ragione, infatti, il theremin è considerato terribilmente difficile da domare, a causa della totale mancanza di riferimenti spaziali (niente tasti, niente corde). Inoltre, esso richiede un estremo controllo del movimento ed una grande consapevolezza di ogni parte del proprio corpo, dal sussulto al respiro: uno strumento mentale, quasi zen. Citando la pronipote di Termen, Lydia Kavina (maestra della fenomenale Carolina Eyck, altra giovane virtuosa del nostro tempo):

“Si concentra sulla mia voce interiore. E’ la mia voce interiore. Reagisce ad ogni mio respiro, pensiero e movimento. Ed io devo rispondere e reagire continuamente, perché è molto delicato, ed è sensibile anche alle mie condizioni emotive. Bisogna trovare le note giuste usando l’intuito ed un fine orecchio musicale. Tutto ciò rende la concezione dell’esecuzione al theremin molto instabile, lirica, intima, spontanea. È come stringere la musica nelle proprie mani”.

Suonare il theremin è come danzare su un filo sospeso che affaccia sul caos. E’ importante fluire con esso, più che fermarsi a colpire. Del resto il thereminista, che non vuole di certo impazzire inseguendo chimere, non è alla ricerca della perfezione formale, ben raggiunta da altri strumenti. Qui conta il nuovo approccio con la musica, il gesto, l’emozione che si prova e trasmette. Lo stupore che suscita la fisica, di fronte al mistero della musica. Quando si dice che la bellezza è eterea…

About Arcangelo Barbato

Arcangelo Barbato nasce a Napoli nel 1990, sotto il subdolo segno dei Gemelli (ascendente Leone). Nel 2015 si laurea in Fisica. La sua passione, dice, è la Bellezza. Il Vero, sua vocazione e mestiere. Crede a quanto lesse una volta, riguardo alla necessità di mettere il talento nelle opere, e il genio nella vita. Avvocato del diavolo ironico, spietato osservatore, amante del buon gusto.

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