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Dialogo referendario tra Socrate e Protagora

La lettura incrociata di alcuni frammenti di Platone e di Senofonte pervenuti sino a noi riguardanti un dialogo tra Socrate e Protagora sul Referendum Costituzionale, che trattano entrambi del soprastante episodio, ci informa che l’animato dibattito tra i due grandi filosofi si protrasse sino a notte fonda. Man mano si aggiungevano seguaci dall’una e dall’altra parte, sino a creare una mischia sempre più estesa. Ci vollero le guardie, munite di grandi secchie di acqua gelida, per riportarli tutti a più miti consigli. Quanto ai successivi esiti della riforma costituzionale, i testi si mostrano invece lacunosi.

 

– Oh Socrate, quale fortuna imbattermi durante una passeggiata mattutina senza pretese nel più savio tra i sapienti, la mente più lucida e sottile che l’astro di Apollo si benigni di intiepidire coi propri raggi! Quale onore, vecchio mio! Ti porgo i miei più deferenti saluti. Kaire, Socrate! Kalimera!

– Tu mi lusinghi e però eccedi, mio buon Protagora. Io altro non sono che un modestissimo cittadino di questo nostro splendente stato, che, al pari di esso, ricerca sempre il buono e il giusto come viatici per il proprio cammino.

– Ben detto, esimio, molto ben detto. So bene come tu ricerchi ostinatamente la verità e come sia solito proteggerla e difenderla strenuamente. Proprio a tal proposito già da qualche giorno intendevo domandarti se è poi vero quel che si va dicendo sopra le tue più recenti scelte.

– A cosa alludi, mio caro?

– Mi è stato riferito, oh maestro – ma son voci, confido, senza alcun fondamento – che tu ti sia pubblicamente detto contrario alla riforma della costituzione della polis a me commissionata da Pericle in persona.

– Chi ti ha riferito non mentiva. Ecco, per renderti più chiara la mia posizione, dimmi, Protagora, tu a una antica strada certa e già battuta da migliaia di tuoi predecessori, che mai se ne poterono dire delusi, preferiresti forse un nuovo sentiero, abbozzato dalla sera alla mattina da mani inesperte, senza neanche capire bene dove esso conduca, se a un porto sicuro o a un orrido inatteso?

-Oh sommo Socrate, così dicendo sembri tradire la rettitudine di pensiero che anche i più aspri avversari ti riconoscono: come puoi, infatti, tratteggiare paragoni di tal genere, quando sarebbe assai più corretto argomentare che ciò che noi andiamo tentando è sostituire semmai un vecchio tratturo ormai del tutto sconnesso e inadatto alle esigenze della moderna viabilità con un percorso affatto nuovo, dritto e agevole, sul quale la vettura che mena seco l’intera cittadinanza potrà finalmente viaggiare spedita e senza impedimento alcuno?

– A-ah vecchia lenza, è proprio qua che ti volevo! Tu quindi osi affermare di te stesso che sei in grado di dare alla città una costituzione più buona e funzionale di quella che dovremmo abbandonare. Ma tu, mio erudito amico, non puoi certo fingere di non sapere a chi viene attribuita la genesi di quella sacrosanta raccolta di regole, nevvero? C’è chi la dice donata agli ateniesi direttamente dalle mani numinose della loro patrona, la saggia Atena. Altri sostengono sia stata estesa di suo pugno dallo stesso fondatore della polis, il prode Teseo. Considerando entrambi i casi, tu Protagora, per quanto provveduto di acume, potresti a buon diritto rendere la pariglia a cotanta concorrenza, così da formulare regolamenti che possano dirsi eguali se non migliori di quelli profferiti da una divinità o da un eroe? Sei tu dunque almeno un semidio, oh Protagora? E se la risposta è sì, quale fu il nume che discese in quel di Abdera coi lombi infiammati dalla visione di tua madre, se è lecito domandartelo?

– Oh nobile Socrate, cerchiamo di lasciar stare le madri altrui, che nel presente discorso poco c’entrano… Per rispondere invece a tono al tuo appunto, la miglior difesa è proprio negare una mia natura soprannaturale. Sono uomo né più né meno di te e uomo del mio tempo per di più. È proprio questo a permettermi di saggiare e pertanto rimediare alle esigenze dei miei contemporanei, inevitabilmente mortificati da una legislazione muffa e stantia che ormai mostra la corda. Non c’è bisogno di scomodare i presunti abitanti dell’Olimpio per dare risposta a ciò che contingenze e tempi correnti richiedono. Questo lo capirebbe anche una bestia da soma…

– Stai forse sottintendendo che meno capisco di un somaro?

– Mai mi permetterei, collega.

– Mmm, ti voglio credere… Quanto a quel che dici, il bene e il giusto non appassiscono né si fanno vizzi con lo scorrere delle stagioni. Essi sono imperituri e sempre eguali a se stessi. Ciò ch’era giusto per i nostri padri si manterrà tale anche per i nostri figli.

– Il bene e il giusto sono mobili, come mobile è la vita e a noi tocca stare dietro alla loro volubilità, cercando di volta in volta di adeguare la norma all’epoca in cui la si metta in atto, a meno che non si sia più duri e cocciuti di una bestia da soma, questo è chiaro.

– Stai di nuovo insinuando che io sia più ottuso di un somaro, per caso?
– Eh come potrei offendere una mente eccelsa come la tua?
– Mmm, sì sì, va bene, ma… tornando a noi, mai mi sognerei di battagliare con te, onorevole amico, ma è il bene che mi preme massimamente e, se me lo consenti, la difesa di esso è preferibile anche alla difesa di una persona a me cara come tu sei.

– E cosa credi che mi abbia spinto ad accettare la proposta di Pericle, se non la difesa del bene, che impegna me non di meno? Il bene della polis e del suo principale ordinamento, per essere chiari.
– (a mezza voce) Ah! E io che per un attimo mi ero ingannato, credendo che tutta questa operazione costituzionale ad altro non servisse se non a coprire il cosiddetto scandalo delle Erme, con cui avete rischiato di andare a bagno tu e tutti i soci tuoi che stanno al governo della città…

– Cos’è che dici? Cosa bofonchi sotto quel barbone lercio e puzzolente? Lo scandalo delle Erme, dici? E che c’entro io? Che c’entra Pericle?

-No, niente, voci che girano…
– Ah, beh, se è per questo, voci ne girano un po’ su tutti i fronti…
– Che vorresti dire con quest’ultima piazzata?

– Beh, c’è per esempio qualche malalingua che avanza il dubbio che tu stia dalla parte di chi rifiuta i cambiamenti per risentimento piuttosto che per un’onesta presa di posizione. Costoro sostengono che tu te la sia legata al dito quando col passato regime ti chiamarono a tua volta a redigere una nuova costituzione ma, alla fine dell’impresa, il clamore pubblico suscitato da quell’iniziativa vi costrinse a lasciar perdere…

– Ah mi fanno solo ridere! Io mi oppongo alla riforma perché essa va contro l’interesse del cittadino, mentre quella che avrei fatto attuare io avrebbe salvaguardato lo spirito costituzionale. Chi è tanto idiota da cacciare tali balle? Vorrei averlo qui davanti, ora, per cantargliene quattro, ma soprattutto per… suonargliele!

– Tranquillo Socrate! Ho pensato già io a difendere il tuo onore. A tali malinformati ho risposto: “Ma cosa andate cianciando? Com’è possibile che avessero dato da riscrivere la costituzione proprio a Socrate, che tutti sanno essere un emerito analfabeta?!

– E con questo? Mi sono sempre rifiutato di imparare a leggere e scrivere e me ne faccio un vanto, va bene? E poi, sempre meglio analfabeta che uno sciagurato sicofante al soldo del potere, pronto a svendere il più sacro documento dello stato per qualche dracma, come il figlio beone che dia in prestito la madre in cambio di una damigiana piena…
– Chi sarebbe il sicofante? Chi è come il beone che dà via la madre? Ah, ma se la metti così, buttandola sul personale, non mi resta che risponderti che c’è poco da fidarsi dell’opinione di vecchio bavoso che se la fa coi ragazzini…
– E tu allora? Che per vile denaro vendi i tuoi servizi da oratore rileccato a cani e porci? Che accetti a lezione anche i figli zucconi di quegli aristocratici che fanno la fila davanti alla tua porta, purché il compenso sia adeguato?
– Beh, sempre meglio quello che inchiappettarseli appena si voltano, i figli degli aristocratici…
– Scroccone! Parolaio a cottimo! E tu vorresti dettare le leggi a questa città?
– Pederasta! Fannullone perdigiorno! La prima voce che scriverò sulla nuova Costituzione è che da Atene vengano bandite una volta per tutte le vecchie scorregge come te!
– Ora voglio che la tua bocca ben curata ripeta daccapo tutto il tuo bel discorsetto contro il pugno che ti sto per sferrare!

– Sta’ attento, vecchiaccio, che con un calcio dei miei ti mando nell’Ade prima ancora di quando ti toccherebbe!
– Chi ti appoggia è una manica di corrotti, che vuole solo allungare i propri artigli sulla polis!
– Tu e i tuoi invece siete un’accozzaglia di impiastri legati insieme solo dall’odio contro Pericle!
– Vieni qua a dirlo, bel visino, c’è un bel destro che ti aspetta!

 

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About Pee Gee Daniel

Pee Gee Daniel è nato a Torino nel 1976, vive in Alessandria. Ha pubblicato i romanzi Gigi il bastardo (& le sue 5 morti), Montag, Phenomenorama, Inbooki, Il politico, Golena, Lo scommettitore, Leucotea, Ingrid e Riccione, La Gru, Sulle tracce della Ci**gna Voltaica, Twins, Il lungo sentiero dai mattoni dorati, e-piGraphe e il saggio Il riso e il comico, Montag. È librettista del musical Cogli l'attimo, con le musiche di Fabio Zuffanti. Insieme all'attore Omid Maleknia ha curato Spettacolo d'evasione, che vede alcuni detenuti del carcere Don Soria di Alessandria nella veste di cabarettisti.

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