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L'amante fedele di Bontempelli
L'amante fedele di Bontempelli

L’amante fedele, il simbolismo di Bontempelli

Lo scrittore lombardo Massimo Bontempelli possiede una sorta di immunità, né triste né felice, dai guai che spesso compromettono l’essere umano con il quotidiano, ma la facoltà di non stupirsi di nulla produce come effetto quello di generare stupore. In effetti sembra che Bontempelli ignori la vita, contrabbandando innocenza, pensiamo all’attacco della novella del libro Donna nel sole: “Ero andato a fare un giro in aria col mio aeroplano più piccolo”, oppure alla frase della raccolta di racconti L’amante fedele (1953): “La Bella Addormentata nel Bosco russava”. Il contrabbando dello scrittore di Como altro non è che lo scandalo della naturalezza.

Altro contrabbando è il forbito galateo delle belle lettere attuato da Bontempelli, scrittore di impostazione carducciana, che ha cominciato scrivendo odi e drammi per poi compiere una rivoluzione nel suo mondo, con il futurismo che ha prodotto una delle più moderne e libere prose nel novecento letterario italiano. Lo scrittore riesce a tenere il lettore avvinto, senza utilizzare il pettegolezzo. Prendiamo ad esempio i pellegrini che intitolano uno dei racconti dell’Amante fedele (Nitta – Il ladro Luca – La violetta – I pellegrini – Pietro e Domenico – Convegno – Luci – La Bella Addormentata – Imperatrice – Ottuagenaria – L’amante fedele – Il segreto – Lunarie – Gallo – L’Acqua (I. La tavolozza; II. La vasca; III. Il monumento; IV. Il sipario; V. Il baccarà; VI. La cascata; VII. La capanna; VIII. Il ruscello): un giovane uomo, una sera, dalla sua camera mobiliata sente un coro che avanza per le strade della città; scende e si mescola nella fila, la sua vestaglia, essendo uguale ad un saio, lo rende uguale ai pellegrini. Procedono verso un bosco, parlano delle loro esperienze infernali, incontrano angeli e disegnano costellazioni; verso l’alba il protagonista si ritrova sotto la propria camera e sale a spegnere la luce e i pellegrini si allontanano. Quale interpretazione alla vicenda? Si potrebbe trattare della storia di una vocazione, di un’iniziazione mancata, di una parabola esistenziale-apocalittica, dato il dominio assoluto di simboli. Forse, piuttosto che scervellarci sul significato della vicenda, dovremmo semplicemente fermarci alla bellezza dei segni:

<<In faccia a me, oltre la prateria, si alzava il colle come un bel cono tranquillo al lume della luna, e in cima al colle il cipresso sottile saliva a pungere il cielo>>.

Nell’Amante fedele Bontempelli ritrae figure fatte di corpo astrale e anche la memoria adopera materie simili per resuscitare l’invisibile del passato; e i suoi racconti sembrano dettati dalla memoria di eventi mai accaduti e il lettore ne resta affascinato, complice l’abilità di Bontempelli di creare modelli che smuovono i nostri sentimenti senza provare l’esigenza di manifestarci il sentimento che invece hanno loro stessi. Ma nell’Amante fedele vi sono molti esempi dove il racconto appare di sostanza più corposa e vissuta: il ladro Luca sul tetto, sotto l’effetto di un incantesimo lunare, salva la vita al poliziotto che è scivolato verso il vuoto, rimanendo appeso alla grondaia, quando stava per prenderlo. Il ladro Luca non è una sentimentale allegoria di casi commoventi che vedono aguzzini e vittime riuscire a comprendersi reciprocamente data la loro miseria comune. Lo scrittore invece mostra un mondo dei modelli dove si esce dal “gioco delle parti”.

Lo stesso vale per il racconto più burrascoso dell’opera che dà il titolo al libro: Vittorio dovrà stare lontano dalla sua amata per sessanta giorni. L’impossibilità di sopportare la separazione e l’eccesso della fedeltà fanno di Vittorio un inconsapevole fanatico dell’amore; la sua ossessione per una donna si muta un’ignara ossessione della femminilità. Finisce con la moglie di un amico che all’inizio gli sembrava insopportabile, lo fa ruzzolare con una trappola infernale, in un abbraccio a tassametro, dove la donna si fa chiamare Teodora. Il giorno seguente, tornata quella che era, la donna rifiuta di lasciarsi riconoscere dall’avido Vittorio, come la donna del peccato; Vittorio perde la testa, cadendo in una parodia dell’amore: adesso gli viene negato il nuovo amore che baratterebbe con la fedeltà ormai perduta. La storia di Vittorio mostra come nel mondo dei modelli, i sentimenti possono scambiarsi perché non hanno ancora il nome in cui la commedia umana li ha irrigiditi e smettono di pretendere che il protagonista  diventi la caricatura di se stesso, strizzando l’occhio a Pirandello, autore compreso a fondo da Bontempelli.

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l’arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d’arte contemporanea.

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