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Colpa delle stelle, di John Green

Colpa delle stelle

“Mi hai regalato un per sempre dentro un numero finito.”

 In testa alle classifiche dei libri più letti da molte settimane, Colpa delle stelle, dello scrittore e blogger statunitense John Green, è il classico racconto strappalacrime per teen-ager alla ricerca di una lezione di vita.

Un tempo finito per una vita che non si è scelta. Hazel ha sedici anni, un’età in cui si dovrebbe amare con spensieratezza, cogliere ogni momento, occasione, istante, per vivere immensamente. Ogni istante vissuto come se fosse l’ultimo. Ed è così per Hazel. In un cielo colmo di stelle, infinite, come il tempo, Hazel, di tempo, non ne ha più. Il cancro ha deciso di portarla via con se quando aveva solo tredici anni. Ma la vita a volte è strana, ti sorprende e ti lascia senza fiato regalandoti ancora un momento, ancora un attimo, ancora un ultimo sogno.

La parole scorrono veloci, come i pensieri di Hazel, come la sua vita aggrappata a un filo che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro, prima di un bacio, un abbraccio. Prima di quel bacio, di quell’abbraccio. E cosa resta quando il cancro, maledetto e mortale, avvolge la nostra vita ancora prima di poterla vivere, quella vita. Un gruppo di sostegno, stupido, inutile, in cui nessuno sembra capire, nessuno sembra voler comprendere. Poi lui. Uno sguardo, uno scontro, un sorriso. Augustus entra nella vita di Hazel all’improvviso, quando tutto sembrava già scritto, dal destino, dalle stelle.

Augustus è più grande, con la forza e la voglia di lottare ancora, con il desiderio di non cadere nell’oblio. Un eroe d’altri tempi, un giovane Achille il cui unico desiderio è che le sue imprese siano ricordate in eterno. Ad Augustus non basta essere vissuto, lui vuole essere ricordato.

E’ così che tutto ha inizio. Quella che doveva essere una fine segna l’inizio di una storia dolce, forte, colma di paure, pensieri e dolori nascosti. La morte, nascosta dietro un angolo, li segue, i due giovani innamorati. Ma non tutto ciò che è scritto può avere un lieto fine, non sempre le storie che amiamo lasciano in noi sorrisi che non siano amari.

All’interno del suo romanzo John Green ci trasporta in un mondo che avvolge dolore e speranza; la speranza che un miracolo possa ancora accadere, che si possa ancora credere in quel dolce lieto fine. E quel miracolo è li, pronto ad accadere. Hazel, grazie ad un farmaco sperimentale, riesca ancora a respirare, a camminare a vivere. E mentre, a tentoni, cerca di star dietro al mondo, quel mondo va avanti, non aspetta nessuno, figuriamoci un’adolescente che non riesce nemmeno a salire due gradini. Ma lui no, Augustus è li. Con quella voglia di amare quel sorriso sarcastico, forte, dolce, pieno d’amore pronto solo ad esplodere.

Entriamo nel romanzo, lo viviamo rendendolo nostro in ogni suo punto. Scorrono veloci le parole come inesorabili le lacrime, in ogni sua parte, in ogni momento, guardando le stelle che avvolgono il mondo di Hazel e Augustus. Li amiamo, entrambi, nessuna pietà per loro. Sorridiamo attraverso le loro parole, quegli sguardi che, a volte, un libro riesce a mostrarci; siamo lì, consapevoli che quel male incurabili si nasconde ancora dietro l’angolo, pronto a colpire, pronto a portarli via. Eppure, continuiamo a sorridere. Un sorriso forse un pò amaro, un sorriso malinconico, un sorriso colmo di stelle.

Il romanzo ci trasporta in un mondo di adolescenti. Una giovane donna che cerca il suo posto in un mondo che con lei è stato crudele, cattivo, fino a quel giorno. Fino al momento esatto in cui i loro occhi si sono scontrati.  E Augustus, il suo sorriso accattivante, la sua voglia di vivere, di non perderli quegli attimi, di non perdere neanche un secondo, perchè la vita, a volte, corre troppo velocemente per poterla raggiungere.

Un romanzo che porterà il lettore a ridere, piangere, amare. Sentiremo di voler essere accanto a loro a viverli quei momenti. Perché la vita è fatta di momenti, irripetibili, da divorare con fame, Augustus lo sa ed è per questo che la trascina con se la sua Hazel.

Dal libro è stata tratta l’immancabile ed omonima traspozione cinematografica, spudoratamente ricattatoria per la regia di Josh Boone.

 

 

 

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