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‘La vita degna’, l’ultimo romanzo di Dario Buzzolan sui desideri dell’individuo

Quando Leonardo Bolina, impiegato comunale con un breve ma intenso passato da drammaturgo, va finalmente in pensione, decide di investire l’intera liquidazione nel sogno di una vita: mettere in scena uno spettacolo teatrale. La scelta, economicamente folle, getta l’intera famiglia nello sgomento, che diventa crisi allorché lo spettacolo si trasforma in un colossale e umiliante fallimento. Rimasto solo, Leonardo finisce a vivere in una casa di studenti, con la ventenne Lis innamorata di lui, e di cui lui si innamorerebbe volentieri se solo non si sentisse ridicolo; ritrova Adele, il grande amore di gioventù, che continua ad essere donna ideale e inafferrabile; incappa in un produttore truffaldino, in un lavoro sottopagato di fattorino, deve fare i conti con i figli – l’intransigente Matteo e la rassegnata Maddalena -, con un capetto nevrotico, un coinquilino geloso… È lungo l’elenco di persone giocate che Leonardo crede di dover cancellare dalla sua esistenza – un’esistenza che deve tuttavia, ancora, essere degna. Forse, si domanda a un tratto, può bastare a sé stesso? Magari sulla cima di una montagna, tanto isolata da sembrare irreale? O ciò che cerca è una soluzione ancora più radicale?

Questa la sinossi dell’ultimo romanzo dello scrittore torinese Dario Buzzolan (Dall’altra parte degli occhi, Non dimenticarti di respirare, Tutto brucia, Favola dei due che divennero uno, I nostri occhi sporchi di terra, Se trovo il coraggio, Malapianta), La vita degna (Manni editore) un libro che appare “pirandelliano” sociologico perché racconta come i desideri, le aspirazioni dell’individuo siano ostacolate dalla società, dalla realtà, sulla scia di quanto affermava Stuart Mill, ovvero che l’uomo moderno nella sua quotidianità avverte si essere sempre davanti a qualche trappola che gli tende la società.

Il protagonista del romanzo ricerca la felicità attraverso la realizzazione dei suoi sogni, decidendo di vivere per la felicità, naturale aspirazione dell’uomo. Nella Vita degna, è l’autore del libro ad ascoltare quello che ha da raccontare Bollina a cui sin da bambino avevano pronosticato un futuro scintillante, nato per stare sul palcoscenico. Bollina se ne convince e davvero imbocca la strada del teatro, riuscendo anche a raggiungere un risultato importante. Per il suo testo messo in scena in sale off, i critici impazziscono e gridano alla nuova promessa della drammaturgia italiana. Ma il sogno si infrange presto e Bollina deve lasciar perdere la “carriera” di drammaturgo. Fino ad arrivare a sessanta, ormai pensionato, ma sempre pronto a  riprovarci, ben sapendo che le probabilità di successo sono nulle. Il lettore si chiederà più volte: ma perché questo tizio è tanto cocciuto, forse è masochista, ama andare incontro alle delusioni?
Il nocciolo della questione infatti è proprio questo: perché pur mettendoci tutta la nostra buona volontà, il nostro impegno, la vita ci viene contro invece di accompagnarci con dolcezza? Perché è la vita stessa a renderci infelici?

La vita degna è un romanzo vero, tragi-comico, incisivo, costruito acutamente sulla psicologia dei personaggi, che ci mostra come non possiamo nulla contro il destino con il suo sistema di variabili infinite che ha il potere di renderci felici o meno. Tesi certamente opinabile, in fondo la faccenda è molto più semplice: Bollina non ha abbastanza talento e la sua voglia di essere quello che ha sempre agognato è più forte della consapevolezza dei propri limiti, che probabilmente non sono solo suoi ma anche di chi ha gridato al fenomeno troppo presto. Come venirne fuori però se non si può addomesticare la realtà? Cercare di rendere la propria vita degna di essere vissuta comunque. In che modo? Facendosi beffa del sistema che ci impone di raggiungere a tutti i costi i nostri obiettivi, capovolgere la visione, rendendo vincente quello che si considera comunemente da perdente. La via d’uscita consiste del non prendere sul serio le nostre aspirazioni sia che li imponiamo noi piuttosto che gli altri. Soltanto percorrendo questa via potremmo, di conseguenza, essere felici.

La vita degna risulterà ostico a chi è totalmente immerso nelle logiche contemporanee, in una società che ci vuole vincenti, forti, competitivi. In tal senso, la figura nebulosa di Bollina può insegnarci ad essere in un certo senso dei “perdenti di successo”, felici proprio perché non ci curiamo e non facciamo parte di questi meccanismi spietati.

 

About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

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