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Lord Dunsany e la riscoperta degli Elfi

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Lord Dunsany

Edward John Moreton Drax Plunkett, XVIII barone Dunsany (Dublino 1878 – 1957) è stato uno scrittore e drammaturgo, famoso per le sue opere fantastiche e dell’orrore pubblicate col nome di Lord Dunsany.
Dunsany è considerato, dopo William Morris, il primo autore all’inizio del novecento, ad aver ripreso e perpetuato la tradizione dell’ avventura fantastica racchiusa un mondo immaginario. Sembra sia stato ispirato, per la creazione delle sue opere, dalla commedia da lui vista nel 1903 The Darling of the Gods di David Belasco e John l’Long, ambientata ai confini di un Giappone surreale.

Diversamente da Tolkien, Dunsany considera l’esperienza di scrittore fantasy e la redazione dei suoi scritti, non come delle invenzioni generate dal proprio intelletto, bensì ritiene che il suo lavoro sia una semplice riscoperta di eventi sognati e ormai lontani e dimenticati. “Non scrivo mai di cose che ho visto ma solo di cose che ho sognato”, idea che probabilmente trovava le sue radici e s’inseriva nel filone letterario romantico dell’ottocento.
La maggior parte dei suoi romanzi, almeno fino agli anni ‘20, è pervasa dal sogno. Oniriche sono le ambientazioni, surreali i personaggi, a volte il racconto è basato sugli eventi rimandati dall’inconscio degli stessi protagonisti.

Sostanzialmente l’intento di Dunsany è quello di meravigliare il lettore, attraverso le descrizioni aliene e senza tempo di paesaggi mitici, un pantheon immaginario di dei ed eroi, un catalogo di animali fantastici, tutti elementi che a oggi sono considerati necessari ai fini delle sub-creazione nel fantasy moderno.

Se è vero che il fantasy contemporaneo è debitore nei confronti di questo autore irlandese, sussiste all’interno delle sua produzione letteraria una caratteristica che la contraddistingue, e cioè un rassegnato distacco. Dunsany mira a stupire il lettore, ma non impone allo stesso delle scelte difficili. Complice una poco marcata introspezione dei personaggi, l’autore non è capace di suscitare nei confronti delle sue creature dei sentimenti forti, quali l’odio, l’amore o la paura. Le gesta e gli eventi narrati sono incastonati in una cornice meravigliosa, ma nulla di più. Lungo tale cornice il lettore viene condotto attraverso l’esposizione di situazioni affascinanti e suggestive, oppure terribili, ma raramente corre il rischio di trovarsi coinvolto.
Bisogna sottolineare che Dunsany ha lasciato una straordinaria galleria di re e principesse, guerrieri e demoni, contenuta in più di 150 racconti : The Gods of Pegãna (1905), La spada di Welleran (1908), A Dreamer’s Tale (1910) Il libro delle meraviglie (1912) e tanti altri.
A tale cosmogonia minuziosa e particolareggiata, si sarebbe ispirato, qualche decennio dopo, H.P. Lovercraft.

Dunsany ha amalgamato la tradizione folklorica e la letteratura classica, ed è grazie alla realizzazione di un universo fantastico, generato da tale fusione, che è stata riportata in auge una delle figure più emblematiche e fondamentali della categoria: l’elfo.

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