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Il suicidio francese
Il suicidio francese è un saggio di Eric Zemmour

Il suicidio francese, la critica culturale all’evoluzione sociale di Zemmour

Il suicidio francese del giornalista e scrittore francese di origine algerina Eric Zemmour è stato in testa alle classifiche in Francia nel 2014 e oggi, alla luce dei tragici fatti di Parigi di una settimana fa, torna di grande attualità insieme ai libri di Oriana Fallaci e di Houellebecq. L’autore, sulla scia de Il male francese (1976) di Peyrefitte, fa un ritratto “nero” della Francia degli ultimi quarant’anni, criticando culturalmente l’evoluzione sociale, presentandoci un Paese in declino, come tutta l’Europa e l’Occidente, del resto.

Il pamphlet populista (in questo caso non totalmente in senso dispregiativo) di Zemmour trabocca del politicamente scorretto e se sul piano storico è criticabile, su quello del saggio giornalistico è molto accattivante ed efficace. La diagnosi del giornalista di <<Le Figaro>> è spietata e coinvolge la politica di destra e di sinistra, indicando nell’Europa e nella globalizzazione tra le principali cause dell’affievolirsi della Francia intesa come Nazione, rievocando l’età d’oro della Francia di Napoleone Bonaparte. L’autore ripercorre la storia politica francese dal 1970 al 2007 e riflette su diverse tematiche, mostrando come l’infelice epoca della République sia frutto delle istanze sessantottine: la fine del modello statale francese e della famiglia tradizionale, la questione della crescita della sottocultura musulmana in relazione all’immigrazione, l’assenza di una mistica nazionale.

La Francia che presenta “l’antimodernista” Zemmour è lacerata da contraddizioni interne, dal decadimento delle presidenze della Repubblica, dalla mancanza di una rappresentatività che offra soluzioni concrete e sistemiche alla crisi, dalla sudditanza intellettuale.

Si legge nelle 500 pagine de Il suicidio francese: <<La V Repubblica fu mantenuta, ma l’edificio era lesionato, minato dall’interno, reso un po’ alla volta inservibile […] un’evoluzione delle mentalità condotta tambur battente ha svuotato a poco a poco della sua sostanza lo spirito della Repubblica gollista, nonostante siano rimaste intatte le apparenze istituzionali”. Oggi, aggiunge l’autore, la Francia è visibilmente ‘il malato d’Europa’, alle prese con il declino, con la perdita di competitività e di prestigio delle sue istituzioni militari e diplomatiche, afflitta dal degrado della scuola, della cultura, della lingua, del paesaggio, della sua stessa cucina. Il luogo del delitto va dunque rintracciato nella storia di quei quasi quarant’anni che vanno dal 1970 al 2007, durante i quali si è consumata una decostruzione gioiosa, sapiente e ostinata dei più piccoli ingranaggi che avevano edificato la Francia. Dall’inizio degli anni Settanta in poi, il timore di essere denigrati e di apparire retrogradi e passatisti ha dissuaso dal mostrarsi critici verso quei cambiamenti “di società” che, del tutto minoritari, sono riusciti a spacciarsi per inevitabili. E’ per questa strada che si è arrivati in Francia al matrimonio gay e all’“Abcd de l’égalité” che contrabbanda la teoria del gender per “lotta agli stereotipi” nelle scuole, e anche alla “vittoria dell’internazionalismo sulle nazioni”. Ad aver capito tutto prima di altri, scrive ancora Zemmour, era stato Jean-François Revel. Nel suo celebre “Né Marx né Gesù”, ebbe l’intuizione di una rivoluzione degli individui che sarebbe nata nelle università americane e sarebbe passata per la “morte del padre. Di tutti i padri>>.

L’obiettivo principale di Zemmour, mal sopportato dalle élite screditate, che lo accusano di essere un reazionario, è quello di rivendicare la propria identità culturale, incitando il popolo a prendere la parola al posto di un’inconcludente élite (che però ha dato vita sia alla rivoluzione francese che a quella sovietica), e in effetti ancora non è stato trovato un sistema che consenta al popolo di decidere davvero. Tuttavia Il suicidio francese, il cui segreto del successo sta proprio nella distruzione del politicamente corretto, lascia delle perplessità quando Zemmour si scaglia proprio contro i capisaldi del politicamente corretto mettendo insieme elementi molto diversi. Senza dubbio Eric Zemmour rappresenta una voce fuori dal coro, ben lontanta dalle ideologie prefabbricate dominanti.

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About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

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