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William Morris e l’importanza della geografia nel Fantasy

Il Fantasy contemporaneo consiste in un’appendice del più vasto genere Fantasy, tesa ad amalgamare e a ridefinire gli elementi fondanti dello stesso e, sostanzialmente, a fondere il mondo reale con il soprannaturale. La categoria parte da un universo moderno in cui spesso prevale una forte componente tecnologica che alla lunga declina vero la riscoperta del mito. Le creature che si aggirano in tali scenari urbani e quotidiani possiedono dei poteri magici e vivono negli interstizi della società, cercando di confondersi con le persone comuni. In tal senso, uno dei maggiori apporti alla nascita del Fantasy contemporaneo è stato fornito da William Morris (1834-1896), poeta, artista e agitatore sociale inglese.

William Morris ha pubblicato i suoi primi lavori letterari nel 1856 all’interno dell’Oxford & Cambridge Magazine, un giornale fondato all’insegna del sodalizio artistico, insieme ai suoi compagni universitari. Morris ha celebrato, per tutto l’arco della sua poetica, lo stentoreo rifiuto verso le brutture della modernità; fermamente convinto che l’industrializzazione stesse svuotando il senso dell’arte, il poeta ha tentato di recuperare il “tempo perduto” incastonandolo in una cornice letteraria suggestiva. Lo scrittore ha compreso l’importanza del recupero della tradizione leggendaria del nord Europa, e il forte impatto che quest’ultima poteva avere sul genere narrativo. Di certo Morris è stato uno dei primi a intuire l’influenza dell’ ambientazione geografica sulla categoria, e a tentare di rivisitarla, innovandola. Lo scrittore, difatti, ha sviluppato una tecnica di descrizione paesaggistica con una forte caratterizzazione, una geografia che non fungeva semplicemente da sfondo alle gesta dei personaggi, ma si trasformava in uno strumento narrativo utilizzato per evocare e amplificare gli eventi e per suggellare un’atmosfera dai toni leggendari.

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William Morris

Tale metodo era stato anticipato da E.A. Poe, ma se in quest’ultimo il protagonista era avviluppato da un clima oscuro e ossessivo che lo spingevano a perdersi in una fuga irrazionale, in Morris il contesto costituiva un’occasione fondamentale al fine di rievocare un’epoca lontana e fascinosa con l’obiettivo finale di renderla viva e presente.
In tal senso, Morris si è distanziato notevolmente dalla letteratura del suo tempo. Il romanzo realistico era incentrato sull’individualismo dei protagonisti. Il lettore conosceva ogni minimo particolare dei soggetti descritti e le loro personalità  rappresentavano la base del racconto. Spesso l’attore principale confluiva in aperto contrasto con i comprimari e con l’ambiente che lo circondava. Al contrario, negli scritti di Morris alberga un solenne spirito di fratellanza (eco probabilmente della svolta politica socialista dello scrittore), le esistenze dei personaggi erano legate tra di loro e nel contempo si trovavano in perfetta sintonia con la natura, la storia del singolo individuo veniva inserita in un progetto morale più ampio, ed era proprio siffatta comunione a garantire la dialettica vincente contro le forze del male.

L’autore inglese non si è fermato a recuperare il passato mitologico, ma ha creato e pose le fondamenta di un linguaggio lirico e unico. Inspirandosi alla letteratura cavalleresca e alla prosa omerica, egli ha forgiato idiomi inusuali, trasformando il linguaggio utilizzato in qualcosa di antico e immediato, in cui prosa e poesia si sono amalgamate. “La Fonte ai confini del mondo” (The Well at the End of the World”) del 1896, è ritenuto ancora oggi il primo vero romanzo fantasy, in queste pagine, a sua insaputa, l’autore codificò il genere introducendone la matrice: il tema del viaggio alla ricerca di qualcosa, i paesaggi sconfinati e alieni. Tali modelli teoretici, seguiti ad esempio da Tolkien, sono diventati il seme del Fantasy moderno e germinarono autonomamente nei paesi anglosassoni dove si sono uniti al filone del romanzo gotico.

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