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Fatti di Petra romanzo

‘Fatti di Petra’ di Savarese: la vita romanzata di una città

Fatti di Petra-Storia di una città, è un romanzo del 1937 di uno degli scrittori più importanti del ventennio fascista: Nino Savarese. Il siciliano Savarese è uno di quegli scrittori cui certi grandi giornali (snob) italiani non dedicherebbero un articolo. Sin dal suo primo libro, L’Altipiano, del 1915, Savarese ha insistito con applicazione e grande umiltà sulle proprie doti, senza però riconoscere appieno i propri limiti. In questo senso si ha l’impressione che Fatti di Petra non si configuri come un vero e proprio ‘romanzo’, piuttosto come un rigido supporto sul quale sono impiantati degli episodi.

Fatti di Petra: l’importanza della piazza come piattaforma ideale e reale dei personaggi

Fatti di Petra è una vita romanzata di una città e il supporto è dunque il più ovvio possibile: l’unità di un luogo, sottoposto all’esperienza degli anni, magari dei millenni che passano, dal giorno della fondazione fino ai nostri giorni. Tuttavia la protagonista dell’opera di Savarese non è la città, e nemmeno il tempo cui Savarese ha sostituito una cronologia, povera di virtù evocatorie. Ma, comunque si giudichi Fatti di Petra, bisogna constatare che, quando riesce, quel tanto di storicamente certo che sta alla sua base, lascia virare l’attenzione con più meraviglia sulle parti inventate. Savarese, da uomo di fede, sembra che abbia temuto gli arbitrii del romanzato e ha scelto di dare il giusto posto a tutti i fatti, interpretando moralisticamente il senso della storia. Ma cos’è per lo scrittore siciliano questo senso? Potrebbe essere un’idea religiosa della storia umana, che si rispecchia ne casi particolari della tragica storia di Petra. Ma più di tragedia, si tratta piuttosto di mistero dove i protagonisti appaiono come figure simboliche che all’improvviso lasciano spazio ad altri individui, ad altri simboli. Infatti Savarese per riassumere quel senso, costituisce una sorta di luogo deputato che è la piazza della Barca e poi del Trivio, centro della città; luogo indolente e passivo, testimone immutabile degli eventi. Ma anche un luogo che diviene piattaforma reale e ideale dei personaggi nel loro vivere.

In Fatti di Petra, Savarese dimostra di avere un senso idillico e a volte popolare della visione, narrando dando scarsa importanza ai fatti in un periodo storico dove il romanzo viene troppo spesso affrontato per forza o per moda, è caratteristica l’impazienza verso i fatti e le azioni che vengono appena citati. Savarese dà un tocco lirico ai fatti, basti leggere l’episodio della fondazione di Petra per opera dei Sicani, fuggiti dalle loro grotte, dopo che Ercole li ha liberati dai mostruosi Lestrigoni:

E finalmente Ercole comparve sulla costa, armato della sua clava, buttata sopra una spalla la pelle del leone Nemeo.

La suggestività del mito non vale per Savarese ad alimentare il racconto, ma per concedergli notazioni di questo genere o a dargli modo di ritrovare spunti di poesia naturale come si può notare anche nella descrizione della prima sera della fondazione della città, dopo l’eccidio dei Lestrigoni:

Allora gli uomini, le donne, i ragazzi, stanchi per l’eccezionale lavoro, ed affaticati dalle immagini meravigliose della giornata, caddero in un profondissimo sonno […] facendo culla per quella sera e per le seguenti delle soffici buche che avevano lasciato i massi scavati

Savarese sembra davvero aver seguito gli insegnamenti di Benedetto Croce, il quale affermava che nell’opera di fantasia le parti strutturali sono quelle effimere. Ma l’autore di Fatti di Petra, si rende conto che la trovata di romanzare la cronaca di una città non fa per lui e a metà libro attua un brusco voltafaccia e tenta di recuperare un “tempo”, anzi di umanizzarlo, introducendo per l’ultimo periodo (l’Ottocento), un testimone diretto, il cronista Lionardo Incisa, che narra in prima persona la storia di Petra, vista da lui, senza però riuscire a fugare la sensazione di un libro nato a pezzi, né a correggere il disordine.

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About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

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