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“Il Napoleone di Nothing Hill” può salvare l’umanità?

“La repubblica è fondata sull’idiozia degli uomini, non sulla loro uguaglianza: vogliamo un uomo che sia uno, non una massa blaterante di persone che discutono su chi deve essere o non deve essere eletto”.

A questa conclusione arrivano tre ufficiali gentiluomini del governo di una Inghilterra futuristica di questo strano romanzo di Chersterton, intitolato Il Napoleone di Nothin Hill, scritto nel 1904, il primo dei romanzi dell’autore inglese, è uno di quei racconti che non ti aspetti.

La soluzione che questi ufficiali gentiluomini del governo trovano, è semplice: visto che è impossibile avere un sistema perfetto, allora si sceglie una persona a caso che verrà trasformata in despota. D’altronde: “tutte le monarchie ereditarie sono una questione di fortuna, sono delle “monarchie alfabetiche”. Quindi una sorta di “dominio casuale del caos”, potremmo dire? È forse proprio questo quello che ci viene messo davanti agli occhi sin dalle prime pagine del libro: il caos e il caso come conseguenza all’indifferenza.

“Un sense of humor, delicato e strano, sarà la nuova religione per l’umanità”: queste sono le parole di Mr.Auberon Quin, futuro neo sovrano inglese, ed è la seconda conclusione a cui Chesterton ci fa arrivare: un caos leggero, un potere inconsapevole deve governare una massa di indifferenti. Mr. Quin infatti è un uomo strano, racconta strani aneddoti e vuole ispirare continuamente il riso e la leggerezza nei suoi interlocutori.

Quindi viene “eletto” il nuovo re, che subito scende bardato in frac tra le strade, raccogliendo saluti e referenzialità dei sui nuovi sudditi, e che sottoporrà tutti alla sua sfrenata passione per le tradizioni medievali, con tanto di rappresentazioni e coinvolgimenti  dei membri della “Society for the Recovery of London Antiquities”, che dovranno sotto stare alle sue bizze. Tutto sembra un eterno gioco, una rappresentazione medievale senza tempo e senza soluzione di logicità. Fino a quando il governatore di una delle città-stato in cui Re Auberon aveva diviso l’Inghilterra non decide di affrontare sul serio il folle monarca. La persona in questione è Adam Wayne il rettore della città stato di Nord Kesinghton: decide di non sottostare alla decisione di abbattere delle case nella sua contea per far spazio a una strada.

“Il rettore di Nord Kesington vuole un’udienza? E quali novità ci saranno dalla patria delle alte colline e delle donne oneste? Quale piacere!”, dirà Re Auberon, ma stavolta non sarà come organizzare un gioco medievale. Mr.Wayne metterà in campo passione, determinatezza e spregiudicatezza nello scontro con il despota inglese e sarà disposto anche ad arrivare allo scontro finale, come poi farà.
Se non c’è Dio al di sopra di noi e il paradiso è oscuro, per cosa altro un uomo dovrebbe combattere, se non per il l’Eden in cui ha vissuto da bambino e per il paradiso del primo amore? Se le scritture e i templi non sono sacri, cosa altro di sacro ci può mai essere se non la gioventù?”.

Il discorso fermo e accorato di Adam Wayne è tutto in queste frasi, non ci sono guerre giuste, ma c’è qualcosa per cui combattere. Quelle case di Nothing Hill non devono essere abbattute: con loro se ne andrebbe tutta l’umanità dei luoghi, tutto il senso di una città. È questo il tipo di ordine che Wayne assume come vessillo della sua battaglia: ripristinare l’umanità in un caos totale di cui il mondo è ormai assuefatto.  Ad instillare la fiamma indomita dell’animo ribelle in Adam fu proprio il Re Auberon, che tempo addietro consigliò a quello che allora era solo un bambino, di proteggere con ogni forza la sua casa, il suo mondo, la collina di Nothing Hill. Ironia della sorte, ora i due si trovano faccia a faccia, ma le carte in gioco sono cambiate, sono cambiati gli attori ed è cambiato lo scenario. Re Abueron come male da abbattere, ma che prima ha lasciato aperto un libro da cui il giovane Adam ha potuto trarre ispirazione.

Chesterton ci presenta il personaggio Wayne in maniera schietta durante il racconto: dirà che si è formato su letture mistiche, ma che soprattutto ha un cuore diverso dalla maggior parte delle persone del negletto mondo in cui si trova a vivere: “Adam Wayne ha per le placide colline di Nothing Hill quella passione e sentimento che esce fuori dalle antiche Atene o Gerusalmme. Conosce il segreto della passione, quei segreti che rendono reali le vecchie canzoni patriottiche, che suonano cosi strane al nostro mondo civilizzato e abbrutito”.

Le colline di Nothing Hill sono l’ultimo baluardo di pace e umanità nel mondo artificiale e artefatto di questa Inghilterra futuristica cherstertoniana. Proteggerle significa resistere in un mondo senza ragione e religione. Cercare ordine nel caos, fare rivoluzioni e spingersi oltre i propri limiti per seguire la verità e proteggere l’ umanità, non farsi trascinare nell’apatia e nell’inconsapevolezza: non accettare i dettami di un mondo assurdo. È questo quello che fa Adam quando si ribella al folle sovrano inglese, creatore di un mondo surreale. La guerra si farà, ci sarà l’impero di Nothing Hill con il suo Napoleone al comando: la battaglia si trasformerà in una guerra e coinvolgerà tutti: “Noi siamo più di una città, siamo una identità, siamo Nothing Hill!”

Ma la rivelazione più disarmante di tutte è alla fine. Dopo la battaglia, Re Aubueron confessa a “Napoleone” Wayne che in realtà a tutte le cose che ha fatto, non ha mai creduto. Le ha fatte pensando a un gioco, a uno scherzo, compresi i discorsi da “rispettabile gentleman” che anni e anni prima avevano tanto affascinato il giovane Wayne: era una semplice parte da recitare, alla fine.
Le interpretazioni di questa “opera prima” di Chesterton possono essere molteplici: sarebbe facile e forse scontato (ma anche giusto, se vogliamo) pensare a Re Auberon come un Dio che troneggia follemente su un mondo inerme e già sconfitto. Allora il giovane Adam Wayne dovrebbe essere il deputato al risveglio delle coscienze? Ci si può fermare a questa chiave di lettura, ma le ultime righe del libro ci fanno spingere oltre con il pensiero:

“La verità è che non siamo due pazzi, come tutti dicono. Siamo una sola persona, siamo due lobi dello stesso cervello: siamo opposti come maschio e femmina, ma attendiamo lo stesso momento. Quando le tenebre e i giorni difficili arrivano, io e te, il satirico e il fanatico, abbiamo rimediato a un grave errore, abbiamo trasportato le moderne città nelle poesia”

In fondo questi due nemici non sembrano poi così tanto diversi, anzi a loro modo sono entrambi vincitori: con le loro personalità hanno risvegliato dal sonno questa Inghilterra “orwelliana” (come definita da varia critica), comandata e costretta da un inspiegabile e irrazionale potere supremo, addormentata ancor prima di prendere sonno. Metafora di tutta la situazione umana, secondo il visionario Chesterton?

 

 

 

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