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‘Il visconte dimezzato’: l’incompletezza dell’essere umano

Scritto nel febbraio 1952 , edito nella collana “I gettoni” diretta da Elio Vittorini, Il visconte dimezzato rappresenta il primo romanzo della trilogia di Italo Calvino “I nostri antenati”, comprendente anche “Il barone rampante” (1957) e “Il cavaliere inesistente” (1959).

Ambientato in Italia e in Boemia nella metà del Settecento, presenta come tema centrale il problema dell’uomo contemporaneo (precisamente l’intellettuale) dimezzato, quindi incompleto, alienato; a tal fine, seguendo la tradizione letteraria già classica, Calvino prende spunto dallo scrittore scozzese R. L. Stevenson, decidendo così di dimezzare il protagonista del romanzo secondo la linea di frattura tra bene e male. Ruolo importante svolgono anche altri personaggi, vere esemplificazioni del suo assunto: i lebbrosi (cioè gli artisti decadenti), il dottore e il carpentiere (la scienza e la tecnica staccate dall’umanità).

Il visconte Medardo di Terralba combattendo in Boemia contro i Turchi, viene colpito e tagliato a metà da una palla di cannone. Viene ritrovata solo una parte pensando che l’altra fosse andata distrutta; i medici del campo riescono a fasciarla e a ricucirla e la metà destra del visconte può così tornare a Terralba. Una volta  preso il potere, la gente si accorge che del visconte era tornata in realtà solo la metà malvagia (il Gramo) che infierisce sui sudditi e insidia la bella Pamela; l’altra metà (il Buono) si prodiga per riparare ai misfatti dell’altra e chiede in sposa Pamela.

La storia è tutta basata sull’ “effetto sorpresa” e in un’intervista con gli studenti di Pesaro dell’11 maggio 1983, trascritta e pubblicata in “Il gusto dei contemporanei” Quaderno n.3, Italo Calvino spiega così la scelta di dimezzare il personaggio nel suo romanzo: “Quando ho cominciato a scrivere Il visconte dimezzato, volevo soprattutto scrivere una storia divertente per divertire me stesso, e possibilmente per divertire gli altri; avevo questa immagine di un uomo tagliato in due ed ho pensato che questo tema fosse un tema significativo, avesse un significato contemporaneo: tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra. Per fare questo ho cercato di mettere su una storia che stesse in piedi, che avesse una simmetria, un ritmo nello stesso tempo da racconto di avventura, ma anche quasi da balletto. Il modo per differenziare le due metà mi è sembrato che quella di farne una cattiva e l’altra buona fosse quella che creasse il massimo contrasto. Il  divertimento, è molto importante; credo che il divertire sia una funzione sociale, corrisponde alla mia morale! Penso sempre al lettore che si deve sorbire tutte queste pagine, bisogna che si diverta, bisogna che abbia anche una gratificazione; questa è la mia morale: uno ha comprato il libro, ha pagato dei soldi, ci investe del suo tempo, si deve divertire. Non sono solo io a pensarla così, ad esempio anche uno scrittore molto attento ai contenuti come Bertolt Brecht diceva che la prima funzione sociale di un’opera teatrale era il divertimento.”

Ne Il visconte dimezzato Calvino inoltre pone l’accento anche sulla religione, e in particolar modo all’etica religiosa, senza religione rappresentato dagli ugonotti,  parlandone sempre in maniera gotica, cruda,  da film dell’orrore,a cui riserva, a differenza del visconte, i suoi “giudizi”morali tipici dell’idealismo  borghese. Finale prevedibile ma conta come ci si arriva, e lo scrittore  lo fa con chiarezza, freschezza ed ironia.

 

 

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