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E l'eco rispose

E l’eco rispose, di Khaled Hosseini

 

Khaled Hosseini
Khaled Hosseini

E l’eco rispose, l’ultimo romanzo in testa alle classifiche, dello scrittore afghano Khaled Hosseini è una storia lontano nel tempo e nello spazio si intrecciano per poi sciogliersi, le storie di vari personaggi. Bambini affidati a se stessi, uomini e donne in cerca di speranza, salvezza, una guerra che sembra non avrà mai fine. Immagini forti, parole che formano vite. Ancora una volta uno dei temi affrontati da Hosseini è quello ricorrente della famiglia.

Sono trascorsi dieci lunghi anni da quel libro che ha commosso ed emozionato il mondo. Che ha sconvolto la storia della letteratura del ‘900. Il cacciatore di acquiloni porta sulla scena uno sconosciuto medico di origini afghane, Khaled Hosseini, dedito alla letteratura, innamorato di quelle pagine bianche pronte ad essere colmate di emozioni, lacrime, sudore, paure e ansie. Arriverà poi ancora una grande opera, ancora un romanzo che mostrerà una dolcezza, una forza, un dolore forse troppo difficile da spiegare con poche e semplici parole. Ma ancora una volta, questo medico sconosciuto, ci porta in un modo che possiamo solo immaginare, un mondo che, molti di noi, non hanno mai visto, se non attraverso quelle pagine di cronaca quotidiana; è Mille splendidi soli che questa volta compare sulla scena letteraria.

Oggi, quell’uomo a noi ignoto, non è più uno sconosciuto. I due romanzi precedenti sono ormai dei best-seller. Letti e tradotti in tutto il mondo, hanno emozionato e rapito con la loro forza e le loro parole.

Neanche nei miei sogni più arditi mi sarei aspettato una cosa del genere” , ha affermato emozionato l’autore afghano

Il racconto ha inizio nell’autunno del 1952, nel piccolo villaggio afghano di Shadbagh. I due protagonisti, che incontriamo sulla scena, sono Abdullah e Pari. Il loro padre, Sabur, è pronto a raccontare loro una storia dalla quale e grazie alla quale, solo al termine della narrazione, i due piccoli protagonisti, ormai e cresciuti, capiranno le responsabilità che scaturiscono dalla famiglia, dalle decisioni prese e affrontate. Da quelle scelte che cambiano la nostra vita. Da ciò che  grava su di noi, spesso impotenti, con la sola possibilità di restare a guardare, mentre qualcun’altro decide per noi il corso della nostra vita. 

Sabur è in viaggio verso Kabul, i suoi piccoli sono con lui. Pari e Abdullah hanno un rapporto speciale, sia amano in modo incondizionato, serve riserve. Presto, però saranno costretti ad affrontare una realtà dura che si presenta incomprensibile. Una realtà che sarà dimenticata e ricordata. Una realtà che cambierà tutto. In un secondo. Un solo istante e nulla sarà mai più come prima.

Il sacrificio a dare forma a queste pagine. Hosseini ci porta con se in un mondo in cui questo, il sacrificio, sembra mostrarsi come una costante incomprensibile. Vedremo in due piccoli fratelli costretti a dirsi addio. Nascerà nella nostra mente un dolore che non ha giustificazioni. Non al momento. Non in quell’istante. Bisognerà attendere per capire, comprendere. Ma anche all’ora, quel sacrificio, continuerà ad essere legato ad un dolore troppo grande per non portare con se, ancora una volta, per tutta la vita, un sorriso amaro, un’amara malinconia.

All’interno del romanzo, come già accennato, sono varie le storie di cui Hosseini ci racconta. Protagonisti e scene che creano una grande opera. Un’opera però che non è stata amata da tutti. Numerose sono state infatti le critiche mosse nei confronti di quell’uomo che, con i suoi due primi romanzi, ha commosso il mondo. Lettori, soprattutto, che speravano di rivivere  ciò che i due precedenti best-seller avevano suscitato in loro.

C’è chi ha definito il romanzo troppo contorto, chi noioso, chi, senza mezzi termini, lo ha descritto come una copia venuta male dei primi due successi letterari.

Ciò non toglie che questo medico, questo grande scrittore, ha donato al mondo la sua arte. E l’arte si sa, non può essere amata sempre e comunque, non può suscitare le stesse emozioni in ognuno di noi.

L’autore ha riassunto la sua opera con una sola parola, puzzle. Il romanzo può essere visto, letto, vissuto, come un puzzle di cui ogni storia, ogni personaggio ne rappresenta un pezzo. Lo si può amare o no. Ciò che resta è un’opera degna di essere letta.

La famiglia, i sacrifici, l’amore, la paura, la guerra, la povertà che ancora una volta fa da sfondo alla storia, alle storie, ci regala emozioni che crescono. La famiglia resta il fulcro di tutto. Da quel porto sicuro tutto ha inizio, in quel porto sicuro tutto fa ritorno.

“Ora so che ci sono persone che sentono l’infelicità con la stessa inevitabilità con cui altre amano: in segreto, con intensità e senza rimedio.”

di Gabriella Monaco

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