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L’esclusa: i pregiudizi della società secondo Pirandello

Originariamente intitolato Marta Ajala, L’esclusa è il primo romanzo di Luigi Pirandello. Finito di scrivere nel 1893, fu pubblicato a puntate sulla rivista La Tribuna e nel 1908 in volume. Si tratta di un romanzo di vita provinciale, scritto in un periodo della nostra storia letteraria in cui l’analisi psicologica era esercitata dall’esterno, e si risolveva in ritratti più che in rappresentazione di caratteri, oppure sfociava in verbalismi coloriti e ricercati. Con L’esclusa, Pirandello non ubbidisce a tesi naturalistiche o a schemi narrativi caduchi; ci presenta invece un quadro di vita concreta, dinamico, vivacizzato dal gioco reale dei sentimenti, frutto del vivo intuito di Pirandello.

La grande accuratezza con cui sono collocati personaggi e oggetti (così come si evince in tutti i romanzi dello scrittore siciliano), la precisione impersonale della messa in scena e la minuta descrizione didascalica evidenziano l’impostazione teatrale dell’opera. Non a caso da L’esclusa, Pirandello ricavò la commedia L’uomo, la bestia e la virtù, portata in scena nel 1919.

L’esclusa: trama del romanzo

L’opera affonda le sue radici in una cittadina della provincia siciliana durante gli ultimi anni dell’800. L’autore infatti  lavora sullo sfondo tipico della letteratura verista, ricca di dinamiche sociali ben descritte nei loro pregiudizi e nelle loro sanzioni; a questo aggiunge una vicenda che rimanda ai paradossi del dramma esistenziale, del contrasto fra sostanza e apparenza. Qui la condotta del singolo si basa sul “cosa dirà la gente”, il timore dello scandalo diventa il credo su cui impostare la propria vita e le proprie relazioni. L’arretratezza e l’ignoranza della gente assecondano le maldicenze, la curiosità e l’ipocrisia. Al pregiudizio si accostano il formalismo e il maschilismo.

La società delineata da Pirandello nell’Esclusa evidenzia come il matrimonio si riduca a rapporti gerarchici precostituiti dove l’uomo è il padre-padrone e la donna un soprammobile in attesa di sistemazione. Il rapporto di coppia esclude ogni forma di dialogo aperto ed egualitario, coprendo sotto la vernice del formalismo gli impulsi e i sentimenti autentici. Dal romanzo emerge anche il relativismo conoscitivo, ovvero l’esistenza di diverse realtà soggettive; i personaggi sono dunque certi di possedere la verità, dimostrando l’inesistenza di una realtà oggettiva.

Protagonista della vicenda è la giovane Marta sposata con Rocco Pentagora. Pur essendo incinta del marito, la ragazza viene scacciata da questi perché ritenuta colpevole di adulterio. Il fondamento di questa pesante accusa è la corrispondenza ( più filosofico-letteraria che amorosa), che la giovane ha avuto con un suo ammiratore, l’avvocato Gregorio Alvignani. Marta è disprezzata da tutti e nemmeno in famiglia riesce a trovare comprensione per la sua sfortunata condizione. Iniziano così una serie di disgrazie che colpiscono la famiglia Ajala: la morte del padre Francesco, la nascita di un bimbo senza vita, la malattia di Marta, il tracollo economico dovuto al fallimento della conceria, che dopo la morte del padre fu affidata a Paolo Sistri.

Ripresasi, Marta non si abbandona alla commiserazione, ma riprende gli studi (sostenuta dalla madre Agata e dall’unica amica rimastale, Anna) e vince il concorso per insegnare all’Istituto magistrale della sua città. Rappresentando questo un malcontento per molti, Marta venne trasferita a Palermo.

Inizia qui la seconda parte del romanzo che si sviluppa nell’anonimato della grande città. Marta tenta con fatica e dignità di ricostruirsi una vita, senza tuttavia nascondere il brutto passato che la tormenta. La sua bellezza però attira le attenzioni, per altro non gradite, di molti colleghi; ma il caso le fa incontrare nuovamente Gregorio Alvignani divenendo questa volta la sua amante. Intanto Rocco, ormai convintosi dell’innocenza della moglie, farà di tutto per incontrarla e riportarla a casa.

Stile e tematiche

La narrazione de L’esclusa è caratterizzata da ampie descrizioni, prediligendo soprattutto l’aspetto psicologico, sociale e culturale. Si alternano quindi sequenze descrittive e riflessive, lasciando poco spazio a quelle narrative. Il linguaggio utilizzato è caratterizzato dal dialetto e frequente è l’uso di metafore, similitudine e iperboli.

Tuttavia, se si vuole cercare del pirandellismo in questo romanzo, con tutta l’ideologia che esso trascina con se, dalla doppia personalità fino al relativismo morale e diciamo pure filosofico, il lettore si può compiacere di riflettere a ciò che dice il prof. Blandino o la protagonista Marta verso la fine della sua disgraziata vicenda:

Come abbiamo giudicato noi Francesco Ajala? Lo abbiamo giudicato con il vocabolario di cui comunemente ci serviamo parlado di obblighi e di doveri, cioè senza penetrare affatto nel codice particolare prescritto a lui dalla sua stessa natura e redatto dalla sua educazione. Purtroppo noi giudichiamo in questo modo!

Dice poi Marta al marito: << Che sono io ora? Mi vedi? Che sono…Sono ciò che la gente, per causa tua, mi ha creduta e mi crede ancora e sempre mi crederebbe, anche se io accettassi ora il tuo pentimento! E’ troppo tardi: lo intendi? Sono perduta! Ero sola, mi avete perseguitata..ero sola e senza aiuto. Ora sono perduta!>>.

Il punto cruciale de L’esclusa sta nella scena in cui Rocco, il marito di Marta, sorprende la moglie che legge una lettera gettatale dalla finestra dal giovane Alvignani. Era una lettera innocente, sfogo di una simpatia che non avrebbe avuto seguito, ma la cieca gelosia di Rocco e l’orgoglio istintivo di Marta hanno impedito una rapida spiegazione tra loro. Potevano spiegarsi subito dunque invece di passare l’uno per cornuto per tutto il romanzo senza esserlo e l’altra quella dell’adultera, che non sarebbe mai diventata. Ma Pirandello sembra volerci dire che i sentimenti e gli istinti sono quelli che sono e un romanziere ha il dovere di rappresentarli come sono.

L’esclusa è un’opera del primissimo Pirandello e non è il caso di stabilire dei paragoni con altre sue opere più celebri perché vorrebbe dire fare della critica accademica e classificatrice. Il tema fondamentale de L’esclusa è ovviamente quello dell’incomprensione e del malinteso che allargato fino all’estremo da una logica rigida può anche suggerire  quello, tipicamente pirandelliana, della fatale solitudine e incomprensione reciproca degli essere umani; ma è anche, il tema fondamentale, quello umanissimo dell’eterna gelosia e dell’eterno orgoglio, collocato in un ambiente adattissimo a scavare tra essi un abissso sempre più profondo. Ambiente che in questo romanzo ha un proprio peso ma non giustifica tutta la vicenda, ma concorre a crearla e a sostenerla in un vivo intreccio drammatico.

Il valore de L’esclusa consiste in un’aderenza costante alla genesi dei sentimenti impersonati da Marta e dalle figure che la circondano. I personaggi di primo piano e di sfondo concorrono tutti con una logica naturale al risalto della figura di Marta, il cui svolgimento psicologico non ha nessuna aridità ma ripete il ritmo della vita.

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About Annalina Grasso

Giornalista e blogger campana, 29 anni. Laurea in lettere e filologia, master in arte. Amo il cinema, l'arte, la musica, la letteratura, in particolare quella russa, francese e italiana. Collaboro con una galleria d'arte contemporanea.

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