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L’immortalità, il labirinto palpitante di emozioni di Milan Kundera

“Se un pazzo che scrive ancora romanzi vuole salvarli, deve scriverli in modo che non si possano adattare, in altre parole, in modo che non si possano raccontare”. Tenendo conto di questa singolare teoria, Milan Kundera dà vita, nel 1993, a L’immortalità un libro difficile, quasi impossibile da inquadrare in un genere preciso.

Un romanzo che si fonde con il saggio, un’opera dura e straordinariamente capace di catturare, di affascinare con le sue pagine abilmente costruite, limpide, in una superba e finissima tessitura di temi che si svolgono seguendo quella “combinazione inimitabile di ironia e amarezza, di malinconia e leggerezza” caratteristica stilistica del visionario autore boemo. Kundera ci fa un dono con ogni sua costruzione, con ogni suo intreccio, con ogni suo singolo concetto. ci sussurra le verità più difficili che insinua sottilmente in noi, invitandoci delicatamente alla riflessione e al pensiero. Partendo dal semplice gesto di un braccio sollevato elegantemente verso l’alto in segno di saluto, Kundera riesce a fissare e a catturare tutta la potenza, la profondità e l’immortalità di un istante magico che non si piega a nessuna regola né di tempo né di spazio, dando vita al personaggio di Agnes, una donna sconosciuta che ci accompagna e ci fa entrare nella storia. La narrazione è come sempre divisa in sette parti, ossatura fondamentale e duttile della scrittura kunderiana.

La storia si dirama in mille intricati passaggi di un unico e tortuoso labirinto; numerosi rivoli sembrano percorrere la storia si immergono, camminano profondi e sotterranei nella nostra mente, dilagano per poi riaffiorare e ricongiungersi con il nucleo dell’intera trama in grado di convogliare le misteriose e sfuggenti ramificazioni in un disegno unitario, perfetto che si chiude su se stesso come un cerchio. Un cerchio nel quale vivono e palpitano le esistenze di personaggi enigmatici e seducenti che si raccontano e si scoprono attraverso gesti, sentimenti, ideali, angosce, desideri, amore, erotismo. Personaggi consapevoli che «non basta identificarci con noi stessi, ma è necessario identificarci appassionatamente per la vita e per la morte. Perché solo così possiamo considerarci non come una delle varianti del prototipo uomo, ma come esseri che posseggono una loro essenza inconfondibile: l’immortalità».

La Praga dei precedenti romanzi, scenario tipico dell’immaginazione di Kundera, cede il passo all’immortale capitale francese: Parigi diventa il teatro dell’incantevole esistenza delle sue creature tutte in grado di proiettare il bagliore e il genio del loro autore. Il volto è la prima delle sette parti, protagonista è Agnes, una donna alle prese con un matrimonio poco sereno, alla ricerca di congiungersi alla sua anima ma che vive continuamente imbrigliata nell’importanza della cura e del culto della propria immagine. La seconda parte de L’immortalità mette in scena il desiderio dell’essere umano di essere immortale attraverso due personaggi Bettina e Johann Wolfgang von Goethe.

Kundera descrive l’immortalità come il rimanere vivo nei ricordi delle persone per l’eternità. Nella terza parte, La lotta, sembra esserci un vuoto, ritroviamo Agnes contrapposta alla figura della sorella, Laura. Il rapporto tra le due sorelle in continuo conflitto è osservato con intensa abilità. In Homo sentimentalis compaiano l’amore e la passione. C’è ancora Agnes e ritornano protagonisti anche Goethe e Bettina; questi personaggi sono i protagonisti anche della quinta parte, Il caso, dove si trovano ad affrontare la casualità della vita e le coincidenze che portano al cambiamento. In un apparentemente confuso susseguirsi di necessità, bisogni e visioni tutto corre verso la fine a trovare un senso. Nella penultima parte, Il quadrante, entra in scena un nuovo personaggio, Rubens. L’uomo, dopo aver fallito il suo tentativo di fare il pittore e dopo aver visto fallire anche il suo matrimonio, si pone delle domande sull’amore e sulla sua volontà di starne lontano. Nella settima ed ultima parte, La celebrazione, Paul il marito di Agnes, Kundera e un amico di quest’ultimo si incontrano nel luogo in cui il libro ha avuto inizio. Il cerchio si chiude.

Ma cosa significa immortalità? Quanto pesa essere immortali? E noi, lo siamo?
Ogni piano, quello del racconto e quello della realtà sono collegati dalla casualità e dalla contemporaneità. E il caso? Il caso è l’immaginazione che poi non è altro che realtà. Noi non siamo altro che la nostra capacità creatrice, immaginativa, siamo le idee, le relazioni, le menti degli altri, dei conoscenti, dei morti. L’Immortalità è l’invenzione che determina la supremazia e l’eternità, la vita oltre ogni cosa. Amore, morte, fine, inizi. In un continuo duello tra morte e rinascita si insinua l’essenza dell’immortalità. Ciò che conta è andare al di là dei confini. Insieme a L’insostenibile legerezza dell’essere, probabilmente il più bel romanzo di Kundera che rende sempre unici e meravigliose sensazioni a noi familiari, come se ce le facesse scoprire per la prima volta, svelando il caos piu’ profondo dell’animo umano prima ancora che esso sia controllato dalle azioni.

Non si esagera se si accosta il nome di Milan Kundera a quello dei più grandi romanzieri moderni e dei cosiddetti “classici”.

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About Michela Iovino

Le parole aiutano la "coraggiosa traversata" della realtà, così scrisse una volta Elsa Morante. Lo credo anche io, fermamente, per questo scrivo. Amo l'arte, la musica classica, il cinema e in particolar modo la letteratura, che è essenziale punto d'appoggio. Nei frattempo della vita colleziono storie, forse un giorno ne scriverò qualcuna!

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