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Sorelle Materassi di Palazzeschi: la nostra Italia che fu

“Hai presente la pulizia di quelle case di vecchie zie dove la tragedia piu’ grande e’ stata quella del gatto che ha rotto il vaso di vetro spacciato per cristallo di Boemia ?” Questa frase racchiude in se la storia delle Sorelle Materassi, raccontata da Aldo Palazzeschi.

Aldo Giurlani, in arte Aldo Palazzeschi, autore della celebre opera  il piu’ delle volte citata erroneamente come Le sorelle Materassi anzichè Sorelle Materassi, è uno degli spiriti più liberi del Novecento e riflette nella sua opera la propria vita priva di qualsiasi preoccupazione culturale, religiosa, politica e sociale.

L’inizio delle Sorelle Materassi coincide con un racconto minuzioso e prolisso di una delle più belle città d’Italia a tutti nota come la ‘culla del Rinascimento’, ovvero Firenze. Palazzeschi si perde inizialmente in una spasmodica descrizione della bellezza percepita dai suoi occhi di questa incredibile citta’ e cerca dunque di trasmettere ai lettori tale senso di meraviglia, cercando di diffondere la straordinaria bellezza di cui si riempiono i suoi occhi dinanzi a luoghi che tutti conosciamo come incantevoli. Dopo aver descritto in modo leggermente  pedante il paesaggio, l’opera si alleggerisce passando alla descrizione dei protagonisti il tutto ambientato a Santa Maria a Coverciano.

Le sorelle Materassi conosciute in tutto il paese sono due zitelle ricamatrici, Teresa e Carolina, l’una forte e decisa talmente rigida da essersi privata di quella femminilità che invece si ritrova ancora in Carolina. A rendere l’opera decisamente viva è la figura attualissima del giovane viziato e bellissimo Remo, orfano di madre e di padre, cresciuto in condizioni di benessere e assecondato dal padre per ogni sua frivolezza; spensierato, capriccioso e soprattutto senza alcuna voglia di lavorare non riesce a distaccarsi dai suoi cari e dalla sua nullafacenza compiaciuta prima dal padre e poi dalle due zitelle.

Remo diviene il fulcro attorno al quale si articola l’intera opera, è interessante capire come un libro scritto molto tempo fa sia in grado di rispecchiare totalmente, ancora oggi alcuni vicoletti del bel paese; il Sud della nostra Italia infatti è stracolmo di case di questo genere. L’ immaginario collettivo si concentra in particolar modo sulle due zie zitelle che sono sedute curve a ricamare per la gente del paesino e a chiacchierare dei nipoti degli altri volendo in tal modo coprire il non voler far nulla del proprio, il fallimento celato tra le mura della loro abitazione con altri fallimenti, la loro magra consolazione è data dalle sfortune altrui.

Palazzeschi ci offre uno straordinario spaccato dell’Italia che fu, la nostra Italia con le sue piccole e grandi virtù: il senso del pudore, del decoro, del risparmio, della misura, lo spirito di sacrificio, l’operosità, l’imbarazzo celato dal rossore. Esiste ancora questa Italia per qualche si prova della nostalgia oggi? Da qualche parte probabilmente persiste e sopravvive, soprattutto nei piccoli paesi, ma in eterno connubio con il bigottismo e il pregiudizio, oggi come un tempo.

Colpisce anche la figura di Remo, la cui bellezza può essere motivo di orgoglio ma certamente non un merito. Leggendo le Sorelle Materassi si ha la sensazione di vedere una di quelle abitazioni dove le luci sono quasi sempre spente, dove la cucina è sempre pulita e le finestre non si aprono; per vedere ciò che accade fuori si preferisce spostare la tenda… Solo quando c’è il bel Remo la casa comincia a funzionare e guai ad offenderlo, a lui tutto è concesso e se torna tardi non fa nulla, nemmeno se combina qualche guaio, tanto ci sono le zie.

Chissà quante donne a quei tempi hanno desiderato che un Remo arrivasse dietro la loro porta a rendere le loro esistenze più leggere e frivole senza sapere che noi altre avremmo potuto godere in abbondanza di li a poco di certi personaggi, e che avremmo dovuto svuotare i nostri portafogli e che alla fine sarebbe stata la nostra piccola ricchezza ad esser prosciugata; un personaggio moderno e raro a quei tempi quello di Remo…oggi  non ci sconvolgerebbe. Remo finisce per spendere più di quanto guadagnano le due zie, ma  l’unico motivo per cui la decadenza economica non è per le zitelle un grosso problema sta tutto nell’ esuberanza di questo giovane che tra una macchina nuova e qualche bella fanciulla sembra dare l’illusione a queste povere signore di partecipare ad una vita a cui loro non hanno potuto accedere neppure con l’immaginazione, d’altronde sarebbe stato vergognoso a quei tempi.

Lo stile di Palazzeschi è comico e tragico al tempo stesso, ricco di metafore e similitudini, aggettivi aulici, divertente il lettore che si trova davanti ad una storia grottesca ed angosciante, racchiudendo in sè tutti i colori della cultura fiorentina. Da rileggere e rivalutare questo romanzo ormai dimenticato di uno scrittore che ingiustamente viene indicato come “minore”.

 

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