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‘Sotto il sole giaguaro’: il reale-surreale di Calvino

“Un libro che sto scrivendo parla dei cinque sensi, per dimostrare che l’uomo contemporaneo ne ha perso l’uso.
Il mio problema scrivendo questo libro è che il mio olfatto non è molto sviluppato, manco d’attenzione auditiva, non sono un buongustaio, la mia sensibilità tattile è approssimativa, e sono miope.” (da una conferenza di Italo Calvino del 1983 a proposito del suo Sotto il sole giaguaro)”

Sotto il sole giaguaro è un libro “sensoriale”, “sensitivo”: nell’approcciare questo libro, il lettore deve essere libero dalle concezioni classiche di “libro” e “racconto”, deve condividere le regole del gioco che Calvino ha voluto intraprendere in questo libro. E’ anche però un libro incompleto a dir la verità.
Perchè nelle intenzioni di Calvino doveva essere una raccolta di cinque , forse sei racconti brevi, ognuno dedicato ad uno dei sensi, ma fece in tempo a scriverne tre, infatti mancano all’appello la vista e il tatto.

In compenso, però, i tre racconti, su olfatto (“Il nome, il naso”), gusto (“Sotto il sole giaguaro”) e udito (“Un re in ascolto”), sono assolutamente particolari: hanno tutti una componente surreale che li rende affascinanti.
In breve facciamo conoscenza con un uomo, abituato a conquistare donne con facilità, vittima del profumo emanato da una misteriosa donna in maschera,un odore che lo rende disperato.
Incontriamo una coppia che riscopre se stessa attraverso il gusto per la cucina sudamericana, circondata da un alone di mistero e, forse, di sacrifici umani. La sensualità della cucina messicana, la scoperta di sapori nuovi, il rapporto stabilito attraverso il cibo unisce la coppia che riscoprirà l’eros assopito. Assistiamo alla probabile follia di un re, costretto a restare immobile sul suo trono senza potersi alzare, che si ritrova circondato da rumori e voci o è solo un viaggio della sua fantasia? .

Il narratore è una voce che parla al re, lo consiglia. Il re, rintanato nel suo castello-prigione, non può muoversi per paura di perdere il trono. Non gli rimane che mettersi in contatto con il mondo attraverso un unico organo, l’orecchio. Il re prigioniero delle sue passioni, che sono essenzialmente quelle del potere, immobile sul suo trono, imparerà a riconoscere tutti i possibili rumori che, se ripetuti invariabilmente, garantiscono la sua stabilità. Il frastuono della città gli giunge quasi impercettibili, fino a quando, un giorno, sente una giovane donna che canta, ne è attratto, vorrebbe risponderle, ma non può, la voce gli manca proprio in quel momento. Purtroppo il canto della donna si perderà tra i mille rumori della città che inghiottiranno ogni possibilià di contatto.

Sotto il sole giaguaro è  un libro fortemente visionario, forse perché la parola più è spezzettata, più è frantumata, più è usata contro la parola, più diventa narrazione che evoca visioni fantasmi, archetipi, serpenti, denti che masticano, suoni e incubi della notte, profumi che si trasformano in figure, ologrammi, fantasie, sotto la lente dello scienziato o l’interpretazione naturalmente sensuale, ove il concetto culturale lascia spazio a quel poco di bestiale e animalesco puro che l’uomo contemporaneo dissocia da sé, nella molteplicità di un essere complesso e confuso, privo di innocenza e perso al cosmo.

 

 

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