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Gianni Celati, l’outsider della letteratura italiana che è diventato un classico

Gianni Celati

Nessuno sarà più incredulo di Gianni Celati nell’accogliere il corposo Meridiano che raccoglie la sua narrativa (Celati. Romanzi, cronache e racconti, Mondadori, pagg. 1854). La preziosa collana dà sistematicità a classici anche contemporanei, ma una sistematica di Celati ha l’aria di una fantasticheria editoriale. I curatori non potevano che essere quei due. Marco Belpoliti, critico e studioso di letteratura e da decenni seguace di Celati, gli ha dedicato corsi di laurea, convegni, studi e, nel 2008, un ricco numero della rivista-libro Riga che Belpoliti dirige assieme a Elio Grazioli, per Marcos y Marcos (più un altro numero che ricostruisce le vicende progettuali della rivista Ali Babà, che Celati aveva pensato insieme a Italo Calvino e altri alla fine degli anni 1960).

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I peccati dell’innovazione tecnologica, la New Economy con il suoi web e robot

New Economy

La nostra epoca è caratterizzata da una crescente innovazione tecnologica presente in tutti gli ambiti della nostra vita. Accanto a questa spinta allo sviluppo, s’instaura una nuova struttura economica: la cosiddetta New Economy, che si contraddistingue dalle forme economiche del passato per il fatto di essere caratterizzata da elementi inediti: opera in un mercato globale; riesce ad abbattere egregiamente i costi di lavoro ed è localizzata in uno spazio indefinito: la rete. Nel libro Al posto tuo: così web e robot ci stanno rubando il lavoro, Riccardo Staglianò spiega bene il modo in cui le nuove tecnologie incarnano lo spirito della New Economy. La crescita esponenziale dello sviluppo tecnologico è diretta verso l’automazione dei metodi di produzione e la digitalizzazione dei servizi.

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Psicoanalisi e surrealismo, il romanzo psicoanalitico: Freud, Lacan, Breton, Allan Poe e Dalì

surrealismo e psicoanalisi

Ma come si sono conosciuti psicoanalisi e surrealismo e com’è nata la reciproca attrazione? Attorno al 1915, Luis Aragon e André Breton, studenti in medicina, interessati alla neurologia e alla psichiatria, hanno fatto propri i lavori di Pierre Janet, professore al Collège de France e, all’epoca, figura di spicco della psicologia. Nel suo saggio “Automatisme psychologicque” del 1889, Janet sosteneva il ruolo fondamentale dei traumi psicologici sulla frammentazione dello spirito e anticipava di poco Freud nell’affermare l’importanza dei ricordi subconsci nella quotidianità.

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Il paradosso Italiano di Curzio Malaparte, tutto e il suo contrario, per il gusto e lo spirito d’esser libero

Malaparte

La traiettoria di Curzio Malaparte costituisce una fortissima e stridente eccezione nel gran panorama dell'intellettualità europea del Novecento. Egli fu tutto ed il contrario di tutto, per il gusto e lo spirito d'esser libero. L’Italia non esiste se non come paradosso. E magnifico, irrisolvibile, svociatissimo paradosso fu Curzio Malaparte. L’antitaliano più arcitaliano degli italiani, ma pur sempre straniero. Kurt Erich Suckert, nato pratese, perciò toscano, che più italiano non v’è, da Erwin Suckert, un tedesco, ed Evelina Perelli, una lombarda. Uno straniero, Curzio Malaparte, di un genere del tutto particolare: uno straniero in patria, ma non profeta, un uomo fuori luogo nel mondo, e tal mondo, il mondo – come nei suoi scritti – è l’Europa.

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‘Diario di un delicato’: il testamento letterario e umano in opera diaristica di Drieu La Rochelle

La Rochelle

È nel tacito principio di delicatezza che si incorniciano le cose nel silenzio, lasciando il lavoro all’intuizione, sullo stesso solco dove si racchiudono i gesti nell’aura della stasi. È un contegno di attesa nel fluire del tempo, dove il momento è comodo allo sguardo interiore. La grazia viaggia su binari cristallini, nel riguardo dell’emozione di un’altra esistenza. La delicatezza dello scrittore francese Pierre Drieu La Rochelle nel Diario di un delicato non appartiene a un movimento esteriore, quanto a un vero e proprio moto dell’anima.

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Alessandra Fanti: un nuovo e semplice intimismo nella poesia italiana

alessandra fanti

Alessandra Fanti, un’esordiente con una lunga consuetudine nella versificazione. La sua opera Emersioni fa sue le caratteristiche migliori della poesia: semplicità d’espressione ed estremo rigore stilistico. All’interno del pubblico dei non addetti ai lavori – ma purtroppo anche tra molti dei cosiddetti esperti – è in auge la fallace convinzione che la poesia sia e debba essere un genere di componimento opaco e fumoso. Insomma, più risulta indecifrabile e astrusa, più si tende ad avere nei suoi confronti un approccio reverenziale e sacrale. Nella maggior parte dei lettori, ciò si accompagna a un sostanziale rigetto fondato sulla sensazione di essere inadatti a tanta insondabilità oracolare. In verità, ogni qualvolta la poesia abbia raggiunto un qualche ragguardevole vertice, i versi del poeta di volta in volta in questione sono pervenuti a un livello di tersa semplicità. Si potrebbe forse dire che qualunque grande lirica – pochissime di solito nella produzione di un autore – si contraddistingue per due elementi: semplicità d’espressione ed estremo rigore stilistico

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