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10 frasi per ricordare Paolo Borsellino, a 25 anni dalla strage di via d’Amelio

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Paolo Emanuele Borsellino è stato un magistrato italiano nato a Palermo il 19 gennaio 1940. Fu proprio lì che conobbe Giovanni Falcone, suo futuro alleato nella lotta contro la mafia. Nel 1958 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza laureandosi cum laude nel ’62 con una tesi su "Il fine dell'azione delittuosa". Nel ’59 simpatizzante di destra aderì al Fronte Universitario d'Azione Nazionale, associazione studentesca di cui divenne rappresentante. Nove anni dopo sposò Agnese Piraino Leto figlia dell’omonimo magistrato. Nel ’63 Borsellino vinse il concorso in magistratura diventando il più giovane magistrato d’Italia. A partire dal ’75 cominciò a lavorare presso il tribunale di Palermo sotto la direzione di Rocco Chinnici. Nell’estate dell’85 Falcone e Borsellino vennero trasferiti all’Asinara per ragioni di sicurezza con le rispettive famiglie. L'anno successivo si diede l’avvio al Maxiprocesso di Palermo che svelò i principali segreti della mafia siciliana. Borsellino era ormai diventato bersaglio di Cosa Nostra; la notizia fu diffusa da Vincenzo Calcara, mafioso di Castelvetrano a cui era stata ordinata l’esecuzione. Nonostante ciò Il 23 maggio 1992 Falcone cadde vittima insieme alla famiglia di un terribile attentato e nell’estate dello stesso anno Borsellino in visita presso la madre in via D’Amelio perse la vita a causa di un’esplosione. Questo evento passò alla storia come Strage in via D’Amelio.

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Il mondo colorato di Marc Chagall in mostra a Sorrento

Il colore blu, le figure umane senza contorno che sembrano fluttuare all'interno di quel colore in un spazio sospeso fra il reale e il fiabesco, immagini poetiche e sognanti permeano la genialità artistica di Marc Chagall, il grande pittore franco-bielorusso più amato del XX secolo, ospite nelle 10 sale di Villa Fiorentino, la splendida dimora storica in corso Italia, sede della Fondazione Sorrento, nell'ambito di una mostra che si presenta ricca e travolgente con una vera sorpresa per i visitatori per il connubio sempre più stretto tra arte e tecnologia.

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In morte di George A. Romero, Il più estremo maestro dell’horror contemporaneo

George Romero

Gli zombi siamo noi. Anche in Italia, senza attendere il via libera dei “Cahiers du cinéma” che sarebbe arrivato da lì a poco, i sessantottini cinéfili ne colsero subito l’essenza e se la scambiarono come un passaparola. “La notte dei moti viventi”, un horror americano costato la miseria di 114.000 dollari (ma ne incasserà circa trenta milioni nel mondo), 96 minuti in bianco e nero, senza attori noti e denso di polemici riferimenti all’attualità senza, però, ricorrere alle prediche del cinema etico-politico, divulga così il nome di George A. Romero, uno dei registi chiave della New Hollywood morto ieri per una grave malattia a Toronto. Nato nel febbraio 1940 a New York da padre cubano, Romero si trasferisce a Pittsburgh e insieme ad alcuni amici si occupa di spot e documentari prima di fondare la casa di produzione Image Ten il cui primo titolo sarà proprio “Night of the Living Dead” uscito nell’ottobre 1968. Sia pure ricco di precedenti nobili, come il cult di Val Lewton “Ho camminato con uno zombi”, il film ispirato a un racconto del maestro di un’intera generazione di cineasti indipendenti Richard Matheson sviluppa in maniera geniale il tema (anche western) dell’assedio adattandolo a quello distopico dell’epidemia distruttrice: una volta contagiati da un virus procurato dai maneggi del potere, gli uomini non diventano mostri o vampiri, bensì “morti viventi” avidi della carne dei sopravvissuti.

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Spider-Man: Homecoming, il sesto film dell’uomo-ragno che prosegue il progetto della Sony e della Marvel

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Nella notte del cinema non tutti i blockbuster sono uguali. In coda a una stagione da tutti i punti di vista mediocre, un grappolo di popcorn-movies stanno, infatti, sfidandosi a colpi di originalità e qualità e non solo di effetti speciali. Archiviati senza rimpianto “La mummia” e “Transformers” a tirare la volata tocca adesso a “Spider-Man: Homecoming”, il sesto film con protagonista l’Uomo ragno che prosegue e amplia il progetto allestito da Sony e Marvel Studios/Disney, mirato all’integrazione del supereroe nell’universo del Marvel Cinematic e inaugurato nella stagione scorsa da “Captain America: Civil War”.

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Benjamin’s Crossing di Jay Parini diventa un film

Benjamin

Nato a Berlino il 15 luglio 1892 da una famiglia borghese ebraica, Benjamin mostra sin da subito un’indole irrequieta. A partire dal 1905 egli aderisce al Jugendbewegung movimento giovanile guidato da Gustav Wyneken. Nel 1912 si iscrive alla facoltà di filosofia, e sfuggito all’arruolamento nel 1915 interrompe i legami con quest'ultimo. Due anni dopo incontra Dora Kellner che diventerà sua moglie. Nel 1918 si laurea con Herbertz discutendo sulla “Critica d'arte nel Romanticismo tedesco”. I suoi viaggi  lo portano in Svizzera dove stringe legami con Ernst Bloch e Franz Rosenzweig e infine a Capri luogo in cui incontra nel 1924 Asja Lacis, una donna marxista di cui si innamora.

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Enzo Biagi intervista Fantozzi, che ormai lo ha raggiunto, sul libro ‘Avanti’ di Renzi

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Biagi: Fantozzi si segghi la prego. Fantozzi: Chi? Ioooo? Biagi: Sì lei Fantocci, venghi, non temi nulla, avanti. Fantozzi: Allora mi sedio, segghio, siedo. Biagi: Bene, allora, io sono Enzo Biagi. Fantozzi: Megacapo direttore di qualcosa? Biagi: Di nulla, volevo commentare con lei questo nuovo scrittore, Renzi, pubblicherà Avanti. Fantozzi si alza. Biagi: Ma che fa, Fantocci? Si segghi, la prego.

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